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	<title>Mafia Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<description>Qdp - Giornale di informazione: una finestra su Palermo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 21 Aug 2026 09:40:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mafia Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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		<title>Sferracavallo, casa confiscata alla mafia assegnata a famiglia numerosa</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/sferracavallo-casa-confiscata-alla-mafia-assegnata-famiglia-numerosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 09:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Borgo nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Sferracavallo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un'altra casa è stata assegnata a Borgo Nuovo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un appartamento confiscato alla mafia a <strong>Sferracavallo</strong> torna a svolgere una funzione sociale. Nel 2014 le autorità avevano confiscato l’immobile a <strong>Giuseppe Liga</strong>, condannato a 20 anni di carcere con l’accusa di aver guidato la famiglia mafiosa di <strong>Tommaso Natale</strong>. Per circa dodici anni una famiglia aveva occupato abusivamente l’abitazione.</p>



<p>Ieri il <strong>Comune </strong>ha assegnato l’appartamento a <strong>una famiglia numerosa</strong>, che lascia una sistemazione di fortuna per entrare nella nuova casa al quinto piano, dotata anche di un balcone con vista sul mare. Gli inquilini completeranno il trasloco oggi, mentre una pattuglia della Polizia municipale segue le operazioni nella borgata marinara.</p>



<p>L’intervento rientra nelle attività del Comune per <strong>recuperare gli immobili e destinarli a chi ha realmente bisogno di una casa</strong>, in un momento in cui cresce la richiesta di alloggi a canone agevolato.</p>



<p>Nello stesso giorno, un’altra assegnazione ha interessato <strong>Borgo Nuovo</strong>. Il personale dell’assessorato all’<strong>Abitare sociale</strong>, guidato da <strong>Fabrizio Ferrandelli</strong>, ha consegnato le chiavi a una <strong>madre single con quattro figli piccoli</strong>. La donna ha accolto con commozione la nuova casa dopo anni segnati da difficoltà e continui trasferimenti.</p>



<p>In questo caso l’immobile appartiene allo <strong>Iacp</strong>. In precedenza un nucleo occupava l’alloggio, ma ha poi lasciato volontariamente l’abitazione, consentendo al Comune di procedere con una nuova assegnazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ferrandelli</strong></h2>



<p>«Questa attività costante sta dando ogni settimana certezze a chi ha diritto. Recuperare un alloggio e destinarlo a una famiglia che ne ha bisogno significa affermare concretamente che le regole vengono rispettate e che le istituzioni sono presenti. Non è questa la strada del mercato del racket, che mostra sempre più chiaramente il fiato corto: dietro il pagamento di denaro vengono occupati immobili senza che ciò garantisca alcuna titolarità, né la possibilità di accedere alla residenza e alle prestazioni previdenziali e sociali ad essa collegate» ha dichiarato <strong>Ferrandelli</strong>.</p>



<p>Intanto, a <strong>Uditore</strong>, alcune famiglie che da decenni vivono senza titolo in un immobile di via Riccardo da Lentini 32 guardano con preoccupazione alle prossime settimane. Da anni le ordinanze di sgombero emesse dall’Agenzia dei beni confiscati pendono sulle abitazioni e gli ultimi provvedimenti del Comune hanno riacceso i timori.</p>



<p>Le famiglie hanno ricevuto comunicazioni relative all’<strong>aggiornamento delle liste dell’emergenza abitativa</strong>, che il <strong>Comune </strong>deve effettuare ogni anno entro il 30 agosto. <strong>L’amministrazione </strong>ha annunciato la cancellazione di alcuni nuclei abusivi dagli elenchi degli aventi diritto.</p>



<p>«È attraverso un lavoro quotidiano, fatto di controlli, recuperi e assegnazioni che possiamo dare risposte concrete alle famiglie e riaffermare il principio che gli alloggi pubblici devono essere destinati a chi ne ha effettivamente diritto» ha aggiunto <strong>Ferrandelli</strong>.</p>



<p>Per molti nuclei di Uditore, però, al momento non esiste la possibilità di regolarizzare la posizione. La normativa richiede infatti <strong>cinque anni dalla denuncia per occupazione</strong> prima di poter aspirare legalmente a un alloggio popolare. Le denunce risalgono al 2022. Sono quindi trascorsi quattro anni e le famiglie dovranno attendere il prossimo anno per tentare nuovamente l’ingresso in graduatoria.</p>



<p>In questa vicenda il Comune non possiede gli immobili. L’eventuale procedura di <strong>sgombero coatto</strong> spetta all’<strong>Agenzia dei beni confiscati</strong>, che può portare la questione al <strong>Comitato </strong>provinciale per l’ordine e la sicurezza. Successivamente, il prefetto può autorizzare l’intervento delle forze dell’ordine.</p>
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		<title>Si tinge di biondo ed evade dal carcere: fermato il boss di Bagheria</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/tinge-biondo-evade-dal-carcere-fermato-boss-bagheria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Padellaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 10:10:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[Bagheria]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Salvatore Drago Ferrante era evaso dal carcere il 17 luglio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La fuga è durata diversi giorni, ma alla fine la<strong> Squadra Mobile </strong>ha rintracciato <strong>Salvatore Drago Ferrante a Bovalino,</strong> nella <strong>Locride</strong>. Il 62enne di <strong>Bagheria </strong>era evaso il 17 luglio dal carcere piemontese sfruttando il regime di semilibertà e aveva fatto perdere le proprie tracce dopo essersi allontanato dall’istituto penitenziario.</p>



<p>Gli investigatori della <strong>Squadra Mobile</strong>, coordinati dalla <strong>Procura di Asti</strong>, hanno seguito diverse piste prima di concentrare le ricerche in <strong>Calabria</strong>.<strong> Drago Ferrante</strong> aveva raggiunto la Locride e, nel tentativo di rendersi meno riconoscibile, aveva anche cambiato il proprio aspetto. Si era tinto i capelli di biondo.</p>



<p>La <strong>Questura di Asti</strong> aveva avviato una ricerca su scala nazionale subito dopo la sua scomparsa. Gli investigatori avevano valutato anche la possibilità che l’uomo fosse tornato in <strong>Sicilia</strong>, soprattutto nella zona di <strong>Bagheria</strong>, suo comune di origine. Le verifiche successive hanno però portato gli agenti fino a <strong>Bovalino</strong>, dove hanno intensificato i controlli.</p>



<p>Per diversi giorni gli investigatori hanno osservato alcuni luoghi frequentati abitualmente dalla popolazione, tra cui market, tabaccherie e farmacie. Proprio durante uno degli appostamenti gli agenti hanno riconosciuto il 62enne. Alla vista della <strong>polizia</strong>, l’uomo avrebbe tentato di allontanarsi, ma gli agenti lo hanno bloccato in pochi istanti e lo hanno accompagnato nuovamente in carcere.</p>



<p>Il nome di <strong>Drago Ferrante</strong> era già comparso in diverse inchieste sul traffico internazionale di droga. Nel corso delle indagini condotte dalla <strong>Direzione distrettuale antimafia</strong>, gli investigatori avevano ricostruito presunti legami con ambienti criminali siciliani e una vicinanza alla cosca di <strong>Brancaccio</strong>, nel periodo in cui il gruppo faceva riferimento a <strong>Giuseppe Guttadauro.</strong></p>



<p>Le attività investigative avevano inoltre fatto emergere presunti rapporti con grossisti sudamericani e un&#8217;organizzazione dedita all&#8217;importazione di cocaina dal <strong>Sud America</strong>. La rete avrebbe coinvolto anche<strong> Argentina e Bolivia </strong>e utilizzato corrieri e diversi scali europei, tra cui <strong>Amsterdam</strong>.</p>



<p>Per queste vicende <strong>Drago Ferrante</strong> ha ricevuto una condanna a 21 anni di carcere per associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. La <strong>Questura di Asti </strong>indica in 34 anni, dal 1988, il periodo complessivo trascorso dall&#8217;uomo in carcere. La lunga detenzione aveva portato all&#8217;applicazione del regime di semilibertà.</p>



<p>Dopo l&#8217;evasione, però, la sua posizione è cambiata. Durante le ricerche la <strong>Procura </strong>generale di <strong>Palermo </strong>ha emesso un nuovo ordine di carcerazione, relativo a una pena residua di 3 anni e 9 mesi. Il<strong> Tribunale di sorveglianza di Torino</strong> ha inoltre revocato i benefici della misura alternativa.</p>



<p>Con la cattura a <strong>Bovalino </strong>si chiude così la fuga iniziata il 17 luglio. Gli investigatori continuano ora a ricostruire le circostanze dell&#8217;allontanamento e gli spostamenti compiuti dal 62enne durante i giorni trascorsi lontano dal carcere.</p>
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		<item>
		<title>Nel 1985 la mafia uccideva Cassarà e Antiochia: il ricordo della Polizia</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/nel-1985-la-mafia-uccideva-cassara-e-antiochia-il-ricordo-della-polizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Com. stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 10:54:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[commemorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarantunesimo anniversario</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Questa mattina, la Polizia di Stato ha commemorato il vice questore aggiunto Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia, nel 41°anniversario della loro uccisione.</p>



<p>Il Questore della provincia di Palermo, Vito Calvino, alla presenza dei familiari e delle autorità civili e militari, ha reso omaggio alla loro memoria, deponendo una corona di alloro presso la stele, a loro dedicata, in piazza Giovanni Paolo II, a poca distanza da viale Croce Rossa, luogo dell’attentato.</p>



<p>Successivamente è stata celebrata una Santa Messa in suffragio delle vittime, presso la Cappella della Caserma “Pietro Lungaro”, officiata dal Cappellano della Polizia di Stato, Don Massimiliano Purpura.</p>



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<p>Il vicequestore aggiunto Ninni Cassarà e l&#8217;agente Roberto Antiochia furono assassinati il 6 agosto 1985 a Palermo da un commando mafioso. Un&#8217;imboscata brutale sotto casa del funzionario di polizia, compiuta, sotto gli occhi della moglie, con oltre 200 colpi di kalashnikov, che spezzò la vita di due servitori dello Stato lasciando una ferita profonda nella storia del Paese.<br>Cassarà e Antiochia, figure simbolo della lotta alla mafia e dell&#8217;impegno dello Stato per la legalità, il 26 settembre 1986 sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor civile alla memoria.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>«La mafia che cambia», il giornalista Salvo Palazzolo in piazzetta Bagnasco</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/la-mafia-che-cambia-il-giornalista-salvo-palazzolo-in-piazzetta-bagnasco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Com. stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:07:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro scritto insieme a Maurizio De Luci spiega la. trasformazioni di cosa nostra alla luce di nuovi interessi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un manuale accessibile per comprendere, tra tradizione e modernizzazione, il passato recente e la storia attuale della mafia nel nostro Paese. Ecco perché “<strong>La Mafia che cambia</strong>”, il libro di Maurizio De Lucia e Salvo Palazzolo, edito da Bur, diventa un prezioso strumento grazie al quale, attraverso un glossario delle parole chiave usate dai boss e dagli investigatori, gli autori svelano così l’allarmante capacità di adattamento della mafia alla modernità finanziaria e tecnologica.</p>



<p>La presentazione alle 18 di venerdì 7 agosto in piazzetta Bagnasco. A interagire con l’autore saranno l’attore <strong>Salvo Piparo e Ivana Caruso</strong>, docente di sostegno e referente per la legalità dell’istituto comprensivo “Leonardo Sciascia” di Palermo. Modera Gilda Sciortino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il libro</h2>



<p>Dopo la stagione delle stragi, la mafia non è scomparsa ma ha cambiato forma. All’eclatante violenza, preferisce oggi lavorare lontano dai grandi riflettori. In questo libro, Maurizio de Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo, e Salvo Palazzolo, giornalista con una lunga esperienza in tema di mafia, ricostruiscono attraverso le intercettazioni ai membri di Cosa nostra la metamorfosi dell’organizzazione criminale: da una politica violenta e arrogante a una silente ma pervasiva infiltrazione negli apparati politico-economici del Paese.</p>



<p>L’interesse dei padrini si è ormai spostato sempre di più verso le criptovalute, il darkweb e l’uso di chat criptate per coordinare a distanza le estorsioni e i grandi traffici internazionali di droga, che rimangono il bancomat principale dei vari mandamenti e il collante per alleanze con altre organizzazioni nazionali e straniere. Ma anche un accorato appello alla società civile tutta, per non cedere all’illusione che la mafia sia sconfitta e per dare nuovo slancio a una battaglia che non possiamo permetterci di perdere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli autori</h2>



<p>Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Repubblica, per 10 anni nella Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha condotto importanti indagini sulle infiltrazioni mafiose nella politica e nell’economia.</p>



<p><strong>Salvo Palazzolo</strong> (Palermo, 1970), giornalista del quotidiano “la Repubblica”, vive e lavora a Palermo, dove da anni si occupa di mafia. È autore di diversi libri su Cosa nostra.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mafia e racket di Tommaso Natale, scatta il 41 bis per Salvatore Verga</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/mafia-e-racket-di-tommaso-natale-scatta-il-41-bis-per-salvatore-verga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 07:51:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[estorsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 35enne è accusato di aver guidato dal carcere la banda che ha terrorizzato imprenditori e commercianti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Stretta securitaria ai vertici della criminalità organizzata locale. Per <strong>Salvatore Verga</strong>, trentacinquenne indicato dalle forze dell&#8217;ordine come la guida del gruppo responsabile della recente <strong>escalation di intimidazioni e violenze lungo la direttrice tra Sferracavallo, Tommaso Natale e Isola delle Femmine</strong>, si spalancano le porte del <strong>regime detentivo speciale</strong>. Il ministero della Giustizia ha disposto <strong>l&#8217;applicazione dell&#8217;articolo 41 bis,</strong> blindando ulteriormente la sua permanenza nell&#8217;istituto penitenziario <strong>Salvatore Soro di Oristano</strong>, dove l&#8217;indagato si trovava già in stato di isolamento e sotto rigido controllo dopo il trasferimento dalla struttura di Trani.</p>



<p>La decisione giunge ad appena quattro settimane dall&#8217;operazione dei carabinieri che ha smantellato la presunta rete estorsiva. A spingere le autorità verso una misura così drastica sono stati i riscontri investigativi raccolti durante la precedente fase di reclusione in Puglia. </p>



<p>Le sbarre infatti non avrebbero fermato l&#8217;operatività di Verga, capace di gestire le attività illecite del territorio, dal traffico di stupefacenti al controllo delle richieste estorsive, <strong>mediante l&#8217;impiego di dispositivi telefonici introdotti clandestinamente all&#8217;interno della struttura carceraria.</strong></p>



<p>L&#8217;attivazione del carcere duro risponde dunque all&#8217;esigenza primaria di <strong>recidere in maniera assoluta qualunque canale di comunicazione</strong> tra il presunto capobanda e la rete criminale attiva sul territorio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mafia, trovate due bombe a mano durante il blitz di San Lorenzo</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/mafia-trovate-due-bombe-mano-durante-blitz-di-san-lorenzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Padellaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 07:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Intimidazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[San Lorenzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli investigatori cercano di capire se qualcuno intendesse utilizzare anche le bombe per aumentare ulteriormente il livello dello scontro e dell'intimidazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/mafia-trovate-due-bombe-mano-durante-blitz-di-san-lorenzo/">Mafia, trovate due bombe a mano durante il blitz di San Lorenzo</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Due bombe a mano</strong> sequestrate durante il blitz contro il gruppo della <strong>Mafia </strong>del mandamento di <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/due-bombe-rubrica-ordini-via-whatsapp-cosi-agiva-banda-dei-kalashnikov/">San Lorenzo</a></strong> aggiungono un nuovo elemento alle indagini coordinate dalla <strong>Direzione distrettuale antimafia</strong> di <strong>Palermo</strong>. Il particolare, finora rimasto riservato, emerge dall&#8217;operazione che nelle scorse settimane ha portato all&#8217;arresto degli uomini ritenuti coinvolti nelle estorsioni sul territorio.</p>



<p>Il ritrovamento degli ordigni apre nuovi interrogativi. Dopo gli attentati incendiari e gli attacchi compiuti con il <strong><em>kalashnikov</em></strong>, gli investigatori cercano di capire se qualcuno intendesse utilizzare anche le bombe per aumentare ulteriormente il livello dello scontro e dell&#8217;intimidazione.</p>



<p>Nel frattempo i <strong>Carabinieri del Nucleo investigativo </strong>concentrano l&#8217;attenzione sull&#8217;arsenale citato più volte da <strong>Salvatore Verga</strong> durante alcune conversazioni intercettate nel carcere di <strong>Trani</strong>, dove si trovava detenuto prima del trasferimento a <strong>Oristano</strong>. <strong>Verga </strong>avrebbe indicato l&#8217;esistenza di un deposito con <em><strong>kalashnikov</strong></em>, pistole e fucili a pompa nascosti in un luogo ancora sconosciuto. Nelle chat, <strong>Verga </strong>si identificava con l&#8217;<strong>emoticon di una bomba</strong> e avrebbe chiesto ai suoi uomini di recuperare le armi e sistemarle all&#8217;interno di una valigetta.</p>



<p>Tra gli arrestati figura anche<strong> Matteo Salamone</strong>. In una conversazione intercettata spiegava «Ora gli dico a &#8220;bomba atomica&#8221; di darmi il &#8220;Pocket Coffee&#8221;». Per gli investigatori quel soprannome indicava il <em><strong>kalashnikov </strong></em>che <strong>Salamone </strong>avrebbe voluto utilizzare contro una persona ritenuta responsabile di aver diffuso voci sulla sua vita privata.</p>



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		<title>Palermo, 47 anni fa la mafia uccideva Boris Giuliano: il ricordo della polizia</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-47-anni-mafia-uccideva-boris-giuliano-ricordo-della-polizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 10:48:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[commemorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Questore di Palermo ha deposto una corona d’alloro in via Francesco Paolo Di Blasi, nel luogo dove il funzionario venne assassinato</p>
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<p>La<strong> Questura di<a href="https://quotidianodipalermo.it/orrore-famiglia-palermo-schiaffi-calci-pugni-umiliazioni-alle-figlie-minorenni/"> Palermo</a></strong> ha commemorato <strong>Giorgio Boris Giuliano</strong> nel giorno dell’anniversario della sua morte. Il <strong>Vice Questore aggiunto della Polizia di Stato</strong> perse la vita il 21 luglio 1979 in un agguato mafioso, diventando negli anni un simbolo di professionalità, coraggio e fermezza nella lotta contro la criminalità organizzata.</p>



<p>Poliziotte e poliziotti continuano a riconoscere in <strong>Giuliano</strong> un modello di dedizione al servizio e di contrasto deciso a ogni forma di prevaricazione mafiosa.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="639" data-id="60363" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-1024x639.jpg" alt="Commemorazione Anniversario di Giorgio Boris Giuliano" class="wp-image-60363" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-1024x639.jpg 1024w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-300x187.jpg 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-768x479.jpg 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-1536x958.jpg 1536w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-150x94.jpg 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-696x434.jpg 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3-1068x666.jpg 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/07/Giorgio-Boris-Giuliano-3.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<p>Il <strong>Questore di Palermo</strong> ha deposto una corona d’alloro in <strong>via Francesco Paolo Di Blasi</strong>, nel luogo dove il funzionario venne assassinato. Alla cerimonia hanno partecipato le autorità cittadine e i familiari di  <strong>Giorgio Boris Giuliano</strong>, rendendo omaggio alla sua memoria.</p>



<p>La giornata commemorativa è proseguita con una celebrazione religiosa nella cappella della caserma “Lungaro”. <strong>Don Massimiliano Purpura,</strong> cappellano della <strong>Polizia di Stato di Palermo</strong>, ha officiato la <strong>Santa Messa</strong> alla presenza dei rappresentanti della <strong>Questura</strong>.</p>



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		<title>“Devi andare via, non sei benvoluto”: bagnante a Mondello caccia La Vardera</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/devi-andare-via-non-sei-benvoluto-mondello-la-vardera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Padellaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 11:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mondello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> La Vardera rivendica la volontà di continuare il proprio percorso. «Io tornerò a Mondello tutte le volte che voglio»</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Sono davvero nauseato». Inizia così lo sfogo di <strong>Ismaele La Vardera</strong> dopo un episodio avvenuto a <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/mondello-presentato-ricorso-alla-corte-europea-spiaggia-tutti/">Mondello</a></strong>, raccontato dallo stesso deputato regionale attraverso un post sui social e un video. «Sentire questa gentile signora che interrompe volontariamente una intervista e in favore di telecamera urla: ‘devi andare via non sei benvoluto, la spiaggia è della mafia’» scrive <strong>La Vardera</strong>. Una frase che, nelle parole del parlamentare, lascia spazio a rabbia e amarezza. «Mette letteralmente i brividi».</p>



<p>«Io non conosco la signora, anzi sarei curioso di capire chi è &#8211; prosegue <strong>La Vardera</strong> che rivendica la volontà di continuare il proprio percorso -. Certamente io tornerò a <strong>Mondello </strong>tutte le volte che voglio».</p>



<p>Nel suo messaggio il deputato torna sulla battaglia per la legalità che porta avanti da tempo. «Per questa battaglia la mia vita è cambiata per sempre, la rifarei altre mille volte nonostante l’amarezza di dover subire le urla di chi evidentemente ha paura della verità e della legalità».</p>



<p>«L’amarezza è tanta &#8211; scrive <strong>La Vardera</strong>, aggiungendo una domanda che racchiude il senso del suo momento di difficoltà -. Spesso mi viene da chiedermi ma questa lotta per una regione normale al costo di perdere la tua serenità, vale davvero la pena?».</p>
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		<item>
		<title>Festino di Santa Rosalia, Lorefice: «Mafia, violenza e cultura delle armi. Le nuove pesti»</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/festino-santa-rosalia-lorefice-mafia-violenza-cultura-delle-armi-nuove-pesti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Padellaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 08:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Festino di Santa Rosalia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La serata ha riunito circa 400 mila persone tra palermitani e turisti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Le nuove pesti hanno il volto della mafia, della violenza e della cultura delle armi». Dal sagrato della <strong>Cattedrale</strong>, durante il 402°<strong> Festino di Santa Rosalia</strong>, l&#8217;arcivescovo di<strong> Palermo Corrado Lorefice</strong> ha lanciato un messaggio che ha superato i confini della celebrazione religiosa e ha chiamato la città a confrontarsi con le sue ferite ancora aperte.</p>



<p>Per dare forza a questo appello, <strong>Lorefice </strong>ha scelto di affidare la riflessione agli studenti dell&#8217;<strong>Accademia di Belle Arti di Palermo</strong>, che hanno reinterpretato la figura della <strong>Santuzza </strong>come simbolo di una ribellione contro tutto ciò che continua a soffocare il futuro della città. Nella loro narrazione,<strong> Santa Rosalia</strong> incarna una &#8220;rabbia sacra&#8221; capace di opporsi alle nuove forme del male che ancora attraversano <strong>Palermo</strong>.</p>



<p>Il richiamo dell&#8217;arcivescovo si è inserito nel cuore del <strong>Festino</strong>, che quest&#8217;anno ha sviluppato il tema della rinascita dopo il dolore. La peste del 1624 è diventata il punto di partenza per riflettere non solo sulla storia della città, ma anche sulle emergenze del presente, trasformando la tradizione in un&#8217;occasione di confronto civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettacolo</h2>



<p>Davanti alla <strong>Cattedrale</strong>,<strong> Giusy Buscemi ed Ester Pantano</strong> hanno interpretato lo spettacolo dedicato alla <strong>Peste</strong>, alla<strong> Fede</strong> e al <strong>Rito</strong>, accompagnate dalle musiche della <strong>Batèria Siciliana</strong>, mentre migliaia di persone seguivano il corteo lungo il <strong>Cassaro</strong>.</p>



<p>La serata ha riunito circa 400 mila persone tra palermitani e turisti. Il carro trionfale, progettato dallo studio <strong>Mario Cucinella Architects</strong>, ha portato in città la nuova statua della <strong>Santuzza</strong>, realizzata da <strong>Filippo Sapienza</strong>. La figura della patrona, avvolta da farfalle luminose, stringeva una croce costruita con il legno delle barche dei migranti e un ramo d&#8217;ulivo, due simboli scelti per richiamare pace e accoglienza.</p>



<p>Il corteo si è concluso al <strong>Foro Italico </strong>con i tradizionali fuochi d&#8217;artificio, dopo aver attraversato il centro storico tra videomapping, installazioni luminose, spettacoli teatrali e il tradizionale saluto del sindaco <strong>Roberto Lagalla</strong> «Viva <strong>Palermo </strong>e viva <strong>Santa Rosalia</strong>».</p>
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		<item>
		<title>Disarticolata mafia di San Lorenzo &#8211; Tommaso Natale: 31 condanne per boss e gregari</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/disarticolata-mafia-san-lorenzo-tommaso-natale-31-condanne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 06:18:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[San Lorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Smantellata una rete che gestiva estorsioni, traffico di droga e controllo del territorio tra Zen, Marinella e Partanna Mondello</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una raffica di condanne che colpisce il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. A distanza di un anno e mezzo dal blitz che aveva portato in carcere 181 persone, il giudice per l&#8217;udienza preliminare <strong>Carmen Salustro</strong>, con rito abbreviato, ha emesso la sentenza nei confronti degli imputati coinvolti nell&#8217;inchiesta dei carabinieri coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.</p>



<p>È una costola del maxiblitz antimafia «dei 181» arresti che vennero eseguiti a febbraio 2025: il filone oggi chiuso col rito abbreviato riguarda uno dei mandamenti ancor oggi tra i più attivi, San Lorenzo e Tommaso Natale.</p>



<p>Al centro del procedimento figurano <strong>i fratelli Serio</strong>, ritenuti tra i principali punti di riferimento del mandamento dopo l&#8217;arresto dei precedenti vertici. Per <strong>Domenico e Nunzio Serio</strong> sono stati inflitti vent&#8217;anni di reclusione ciascuno, mentre <strong>Salvatore Serio</strong> è stato condannato a undici anni. Secondo gli investigatori, la loro leadership avrebbe garantito continuità alle attività criminali del territorio.</p>



<p>Le indagini avevano fatto emergere un sistema radicato che spaziava dalle <strong>estorsioni</strong> al <strong>traffico di stupefacenti</strong>. In particolare, gli investigatori avevano documentato l&#8217;esistenza di una chat utilizzata per coordinare un vasto cartello della droga che coinvolgeva esponenti di diversi mandamenti palermitani, <strong>da Porta Nuova a Santa Maria di Gesù</strong>. Un&#8217;organizzazione capace di mantenere contatti e impartire direttive anche dal carcere, come nel caso di Nunzio Serio, che secondo l&#8217;accusa disponeva di un telefono cellulare durante la detenzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti i nomi</h2>



<p>Tra i condannati figura anche <strong>Giovanni Cusimano</strong>, storico esponente mafioso di Partanna Mondello, destinatario di una pena di dodici anni. Nelle intercettazioni aveva fatto riferimento ai gruppi criminali dello Zen con l&#8217;espressione &#8220;<em>cani con la barba</em>&#8220;, lamentando la gestione del territorio e auspicando il ritorno in libertà dei fratelli Serio per ristabilire gli equilibri interni all&#8217;organizzazione.</p>



<p>L&#8217;elenco delle condanne comprende numerosi nomi noti alle cronache giudiziarie palermitane. <strong>Francesco Stagno, Domenico Serio e Nunzio Serio</strong> hanno ricevuto la pena più alta, vent&#8217;anni di carcere. Diciotto anni sono stati inflitti a <strong>Paolo Lo Iacono</strong>, mentre <strong>Mario Ferrazzano</strong> è stato condannato a sedici anni. Quindici anni e otto mesi per <strong>Antonino Mazza</strong>, dodici anni e otto mesi per <strong>Francesco Militano</strong>, dodici anni per <strong>Domenico Ciaramitaro e Giovanni Cusimano</strong>.</p>



<p>Pene superiori ai dieci anni anche per <strong>Salvatore Maranzano, Amedeo Romeo, Francesco Scarpisi, Tommaso Spataro, Mariano Lo Iacono e Francesco Iraci</strong>. Condanne più contenute sono state inflitte ad altri imputati ritenuti coinvolti a vario titolo nelle attività del mandamento, tra cui <strong>Pietro Capraro, Carmelo Maranzano, Gianluca Spano, Salvatore Lombardo, Salvatore Finocchio, Antonino De Luca ed Emanuele Cosentino</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due assoluzioni</h2>



<p>Sono invece due gli imputati assolti. Il giudice ha prosciolto <strong>Guglielmo Rubino</strong>, accusato di estorsione, e <strong>Salvatore Ruvolo</strong>, titolare del parco giochi &#8220;Bossolandia&#8221; di viale Campania, che rispondeva dell&#8217;accusa di tortura in relazione al pestaggio di un presunto ladro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parti civili</h2>



<p>La sentenza ha inoltre riconosciuto il diritto al <strong>risarcimento dei danni</strong> per le parti civili costituite nel processo. Tra queste figurano il <strong>Comune di Palermo, la Federazione antiracket italiana, lo Sportello di solidarietà per le vittime delle estorsioni, Assoimpresa, il Centro Studi Pio La Torre, Confcommercio e Sos Impresa</strong>.</p>
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