lunedì, 13 Luglio 2026
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A riferire il presunto ruolo di Verga è stato il collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino

“Due bombe” in rubrica e ordini via WhatsApp: così agiva la banda dei kalashnikov

Sarebbe partita dalla Puglia la fornitura di armi utilizzate per mesi negli attentati contro alcuni commercianti palermitani finiti nel mirino della banda dei kalashnikov. È quanto emerge dall’indagine dei Carabinieri, che oggi hanno fermato 22 persone accusate, a vario titolo, di aver preso parte alla rete criminale.

Salvatore Verga avrebbe continuato a impartire ordini anche durante la detenzione nel carcere di Trani. Dal penitenziario avrebbe mantenuto i contatti con i suoi uomini e avrebbe gestito l’arrivo delle armi attraverso i suoi affiliati.

A riferire il presunto ruolo di Verga è stato il collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino, che ha raccontato agli inquirenti come sarebbe avvenuto il rifornimento dell’arsenale. «Li ha fatti arrivare sempre Verga dalla Puglia – ha raccontato – borsoni sì… penso avrà stretto legame con qualche personaggio che lo invoglia, i K47 sono come…7.6 ».

«Oltre a detta sua, me lo ha confermato anche il Dionisio Mineo, un giorno parlando dice: ha vidiri chiddu chi hanno, dice ogni cosa dice è tanta… » pentito ha aggiunto il pentito. Parole con cui D’Agostino avrebbe confermato la disponibilità di un ingente quantitativo di armi.

Nel suo racconto, il collaboratore ha anche delineato il profilo criminale attribuito a Verga. «È una personalità molto forte. Io lo descrivo un pazzo… – continua -. Non gli interessa fari soldi, gli interessi farsi un nome. Tutta la cocaina allo Zen la dà lui. Obbligatoriamente. Verga si vantava, diceva “io non sono come gli altri. Io fazzu campari a tutti!”»

Gli investigatori hanno ricostruito anche il sistema di comunicazione che avrebbe permesso a Verga di mantenere il controllo della rete dal carcere. Il detenuto avrebbe utilizzato uno smartphone entrato illegalmente nella sua cella per inviare messaggi ai suoi uomini.

Tra questi ci sarebbe stato Salvatore Piazza, indicato dagli inquirenti come una delle persone incaricate di eseguire le direttive ricevute. Durante l’analisi delle conversazioni, i carabinieri hanno scoperto che Piazza aveva salvato il contatto del suo interlocutore con l’emoticon di due bombe. Quel numero, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato associato al telefono utilizzato da Verga.

Il 25 maggio 2026, secondo quanto accertato dai Carabinieri, Verga avrebbe ordinato a Piazza di colpire la sede della “Sicily By Car”, autorizzandolo a coinvolgere altri complici nell’azione. “Dm prenditi questo impegno fra”, avrebbe scritto Verga nei messaggi WhatsApp. Poi avrebbe aggiunto “Prenditi ki vuoi. L’importante ke bruciaaa tuttooo”.

L’inchiesta ha così ricostruito, secondo gli investigatori, una presunta struttura organizzata capace di coordinare gli attentati dal carcere attraverso comunicazioni clandestine e una rete di uomini sul territorio.

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