Occorre fermare i tagli che pesano sul comparto della pesca e che si traducono in riduzioni delle giornate in cui svolgere l’attività e in altre limitazioni che penalizzano gli operatori del settore.
Di questo e altri argomenti inerenti alla situazione del settore, soprattutto in Sicilia, ha parlato Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, nel corso di un convegno che si è svolto a Mazzara del Vallo dal titolo: “Il mare che unisce patrimonio, persone e innovazione” nell’ambito della Kermesse “Tesori dal Blu” secondo quanto riporta un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook di Coldiretti Sicilia.
Daniela Borriello ha tra l’altro sottolineato la necessità di finanziamenti specifici e risorse vincolate alle reali esigenze della pesca.


La rappresentante nazionale di Coldiretti per il settore ittico è intervenuta ai microfoni del Quotidiano di Palermo.Lei recentemente ha parlato, in un incontro a Mazzara del vallo, delle problematiche della pesca in Sicilia.
Quali criticità riguardano segnatamente il settore nel territorio palermitano?
“Le criticità che riguardano la pesca nel territorio palermitano come in tutta la Sicilia, sono diverse e comuni anche ad altri territori. La prima è il caro-gasolio, che incide pesantemente sui costi di gestione delle imbarcazioni, arrivando a rappresentarne il 50-60%, a cui si aggiungono gli elevati costi del personale”.
“L’aumento dei prezzi del carburante sta spingendo molti operatori a ridurre le uscite in mare, lasciando le imbarcazioni ferme in porto per contenere le spese.Un’altra problematica riguarda la reciprocità delle regole con i Paesi del Nord Africa”.
“I pescatori siciliani rispettano le norme europee sulle acque territoriali, mentre le flotte nordafricane spesso operano senza analoghi vincoli. Il rischio è che le conseguenze ricadano proprio sulle flotte siciliane, attraverso la riduzione delle giornate di pesca, delle quote e dei quantitativi consentiti. A questo si aggiungono il mancato ricambio generazionale e la difficoltà, per molte imbarcazioni, di reperire equipaggi”.
Per questo abbiamo chiesto al commissario europeo e, tramite il Governo, al sottosegretario Pietra, di farsi portavoce della necessità di accelerare i percorsi relativi agli accordi bilaterali già esistenti sulla carta con i Paesi del Nord Africa, rendendoli concretamente attuativi e garantendo una reale reciprocità delle regole”.
Il Mediterraneo sta registrando temperature sempre più elevate; quali sono gli effetti concreti che i pescatori palermitani e siciliani in generale stanno già osservando in mare?
“Sicuramente i cambiamenti climatici stanno determinando temperature nel Mediterraneo sempre più elevate, con effetti concreti sulla pesca. L’aumento della temperatura e la conseguente riduzione dell’ossigeno nell’acqua provocano morìe di pesci e molluschi, mentre molte specie si spostano alla ricerca di acque più fresche”.
“È il caso, ad esempio, della marineria di Sciacca, che ha incontrato difficoltà nella pesca delle acciughe. Questi fenomeni determinano una riduzione della quantità e della qualità del pescato e, di conseguenza, del reddito degli operatori’.
“A ciò si aggiunge la crescente presenza di specie aliene, come il pesce scorpione e il vermocane, favorite dall’aumento delle temperature. Il loro insediamento nel Mediterraneo rischia di alterare gli equilibri dell’ecosistema e di danneggiare ulteriormente l’attività dei pescatori”.
Lei poc’anzi ha fatto cenno al rischio di mancato guadagno. Nello specifico, quanto sta incidendo questo fenomeno sull’economia delle imprese marittime del palermitano e della Sicilia?
“C’è sicuramente un’incidenza negativa sul reddito per i motivi di cui parlavo prima: diminuisce la qualità e la quantità del pescato e di conseguenza l’introito. Non è più nemmeno un’emergenza ma una contingenza che riguarda anche il periodo invernale perché la temperatura del mare dopo l’estate mette ancora più tempo per raffreddare e riguardo a ciò noi a più riprese abbiamo chiesto che venga adottato un Piano Strategico Nazionale legato ai cambiamenti climatici con delle norme non più emergenziali ma strutturali alle quali vanno abbinate delle risorse utili agli operatori”.
In base a queste alte temperature, quali strumenti occorrono oggi alle imprese siciliane della pesca? Maggiori investimenti nella ricerca, sostegni economici, nuove tecnologie o una diversa programmazione delle politiche del settore?
“Le soluzioni sono diverse dal punto di vista temporale: nell’immediato c’è la necessità di aiuti economici essendo ridotte così in breve tempo le entrate degli operatori, poi servono norme strutturali legate ai cambiamenti climatici a cui abbinare delle risorse.Gli operatori dovrebbero cercare di ottimizzare le uscite nelle attività di pesca e accrescere il loro guadagno attraverso la lavorazione a terra”.
“Potrebbero utilizzare a bordo, cosa che molte imbarcazioni già fanno, degli strumenti che noi chiamiamo, per la pesca di precisione: dei sensori sulle reti e quant’altro che possano già individuare la presenza di banchi di pesce in modo da consumare meno gasolio”.
“Sarebbero uno strumento utile anche per la qualità del pescato.Sarebbe infine importante una maggiore ricerca scientifica coordinata, per avere un coordinamento accentrato proprio in Sicilia in questo senso, per poi ottimizzare i dati raccolti dalla ricerca stessa in base ai quali mettere a punto delle norme in modo da attuare delle programmazioni”.


