L’inflazione torna a pesare sui bilanci delle famiglie e ad agosto mette la Sicilia tra le regioni italiane che registrano gli aumenti più consistenti. Nell’Isola i prezzi crescono del 3,9% su base annua, un dato che colloca la regione al secondo posto nella classifica dei maggiori rincari, subito dietro la Campania, che raggiunge il 4%.
Anche i due principali capoluoghi siciliani seguono la stessa tendenza. Catania e Palermo segnano infatti un incremento del 3,9% e rientrano tra le città italiane con più di 150 mila abitanti che registrano i maggiori aumenti del costo della vita. Nella graduatoria le precedono soltanto Reggio Calabria e Napoli.
Il quadro nazionale conferma la pressione sui prezzi. Ad agosto 2026 l’inflazione italiana raggiunge il 3,3%, contro il 2,9% registrato a luglio.
L’aumento porta il dato ai livelli più alti degli ultimi quasi tre anni. Per trovare una percentuale superiore bisogna tornare al settembre 2023, quando l’indice raggiunse il 5,3%.
Energia, la principale spinta sui prezzi
Il comparto energetico rappresenta il principale motore dell’accelerazione dell’inflazione. In un anno, infatti, i prezzi dei beni energetici passano da una crescita dell’11,6% a una del 17,1%, contribuendo in maniera significativa all’aumento dell’indice generale dei prezzi al consumo.
Non tutti i settori, però, seguono la stessa traiettoria. L’alimentare mantiene una dinamica più contenuta, con un aumento dei prezzi dell’1%, e contribuisce quindi a limitare la crescita complessiva dell’inflazione. Anche alcuni servizi mostrano una maggiore moderazione, soprattutto quelli legati alle attività ricreative e culturali, alla cura della persona e ai trasporti.
L’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili, scende leggermente dall’1,6% all’1,5%. Intanto, l’inflazione media acquisita per il 2026 sale ad agosto al 2,9%.
Vacanze e voli, prezzi in calo
Tra i dati che si muovono in controtendenza spiccano quelli relativi ai viaggi. Ad agosto i biglietti aerei costano l’11,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2025. Il calo potrebbe collegarsi alle tensioni internazionali, che hanno modificato le scelte di viaggio di una parte dei turisti, favorendo le destinazioni italiane rispetto a quelle estere.
Consumatori: l’autunno preoccupa
L’accelerazione dell’inflazione alimenta le preoccupazioni delle associazioni dei consumatori in vista dei prossimi mesi.
L’Unione Nazionale Consumatori lancia l’allarme sull’effetto dei rincari sul ceto medio e chiede al Governo interventi tempestivi su accise, oneri di sistema e Iva. Secondo l’associazione, l’aumento dei prezzi rischia di aggravare ulteriormente la situazione economica delle famiglie.
Anche il Codacons guarda con preoccupazione all’autunno. L’associazione attribuisce la recente accelerazione soprattutto ai rincari dei carburanti e dell’energia e sostiene che la pressione sui prezzi potrebbe aumentare ancora.
Secondo le stime del Codacons, mantenendo invariati i consumi, l’attuale fiammata inflazionistica potrebbe comportare una spesa aggiuntiva fino a 1.507 euro all’anno per una famiglia composta da due genitori e due figli.
L’associazione guarda soprattutto all’evoluzione dei prezzi di benzina, gasolio ed energia. Un ulteriore aumento dei listini alla pompa e delle quotazioni energetiche sui mercati potrebbe infatti trasferire nuovi costi su numerosi beni e servizi.
A preoccupare le famiglie contribuisce anche l’arrivo della stagione fredda. Gli aumenti di luce e gas, sia sul mercato libero sia su quello tutelato, potrebbero incidere maggiormente sui bilanci nei prossimi mesi, quando la domanda di energia crescerà per il riscaldamento.
Salari, la crescita resta sotto pressione
Mentre il costo della vita accelera, la dinamica delle retribuzioni procede a un ritmo più contenuto. Il wage tracker della Banca Centrale Europea, che monitora l’andamento dei salari negoziati nell’area euro, indica per il 2026 una crescita del 2,6%.
Il dato mette in evidenza una possibile distanza tra l’aumento delle retribuzioni e quello dei prezzi, con possibili conseguenze sul potere d’acquisto dei lavoratori. Le prospettive per il 2027 offrono tuttavia un segnale positivo. Le anticipazioni della Bce indicano infatti una crescita del 2,7% dei salari negoziati nella prima metà del prossimo anno.
Per le famiglie siciliane, intanto, l’appuntamento con i prossimi mesi arriva in un contesto particolarmente delicato. L’Isola registra rincari superiori alla media nazionale e dovrà fare i conti soprattutto con l’impatto dell’energia sui bilanci domestici.


