martedì, 15 Settembre 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Le parole di Maurizio Artale, presidente del Centro di Accoglienza “Padre Nostro”

A 33 anni dalla morte di Padre Puglisi, il suo messaggio vive ancora a Brancaccio

Sono trascorsi 33 anni dall’uccisione di don Pino Puglisi, ma il suo esempio continua a parlare alla città e soprattutto alle nuove generazioni. Il sacerdote, assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993, aveva scelto di affrontare con determinazione la realtà di Brancaccio. Mettendo al centro del suo impegno i giovani, la scuola, l’educazione e la dignità delle persone.

Puglisi aveva individuato nella presenza quotidiana sul territorio uno degli strumenti più importanti per contrastare il potere mafioso. Non soltanto parole, dunque, ma luoghi concreti nei quali accogliere le famiglie, sostenere i ragazzi e costruire alternative alla criminalità.

Tra le realtà nate dal suo impegno c’è il Centro di Accoglienza “Padre Nostro”, fondato proprio a Brancaccio. La struttura ha continuato a lavorare anche dopo la morte del sacerdote e oggi porta avanti numerose attività rivolte alle persone più fragili.

A raccogliere questa eredità è stato Maurizio Artale, presidente del Centro di Accoglienza “Padre Nostro”, che negli anni ha contribuito a sviluppare il progetto nato dalla visione di don Puglisi.

«La vicinanza è fondamentale»

La presenza educativa rappresentava una delle intuizioni più importanti di Padre Puglisi. Oggi, quali strumenti servono per accompagnare i ragazzi e proporre loro alternative concrete?

«La vicinanza: i bambini devono sentire che c’è una presenza costante nella loro vita quotidiana.

Il Centro di Accoglienza “Padre Nostro” che Padre Puglisi ha fondato, da 33 anni, ha manifestato la sua presenza aprendo la porta e accogliendo tutti. Questo è stato percepito dalla gente come un segno di attenzione, di vicinanza e sussidiarietà, che era l’obiettivo di Padre Puglisi.

Quando lui ha intitolato il Centro: “Padre Nostro”, ha voluto aggiungere Centro di Accoglienza “Padre Nostro” affinché tutti potessero pensare a questa preghiera nei momenti difficili della loro vita e avere però un luogo fisico dove andare, appunto quello del Centro “Padre Nostro”.

Quindi, la vicinanza e la presenza nel territorio sono determinanti; d’altronde non dobbiamo farci insegnare queste cose alla mafia perché la stessa rimane radicata nel territorio. Riina, Provenzano, Messina Denaro, sono stati arrestati a casa loro perché sapevano che se si fossero spostati avrebbero perso il controllo.

Allora, noi dobbiamo trasmutare positivamente che la presenza nel territorio faccia capire: voi ci siete e ci siamo anche noi».

Il sostegno alle famiglie e ai giovani

Nel rapporto quotidiano con le famiglie, il Centro intercetta soprattutto le difficoltà di genitori preoccupati per il futuro dei propri figli. Artale racconta richieste che arrivano con particolare frequenza:

«Un grido di dolore che è stato espresso in maniera costante da parte di tanti genitori quando vengono al Centro è: “Fa che mio figlio non diventi come mio marito” oppure “come mio figlio maggiore”, “prendetelo, cercate di trattenerlo, inseritelo nella varie attività”.

Il Centro fa questo: accompagnamento nello studio. Avere una persona che quando torni da scuola ti aiuta a fare i compiti è molto importante perché purtroppo spesso questi bambini provengono da famiglie disagiate che non hanno scolarizzazione e non li possono aiutare; il bambino a quel punto si sente quasi abbandonato, ne dà colpa ai genitori e lì supplisce la presenza del Centro “Padre Nostro”.

Quindi, avere creato un luogo dove farli studiare, un luogo dove i giovani possano fare esperienze, il Torrino, la sede del centro giovanile a Brancaccio, gli ha dato questa opportunità: quella di avere luoghi fisici dove si possano radunare e confrontare. Perché è così che si cresce, insieme».

«Se ognuno fa qualcosa tanto si potrà fare»

A 33 anni dalla scomparsa di don Puglisi, il suo messaggio continua a rappresentare un punto di riferimento. Per Artale, una delle frasi più note del sacerdote conserva ancora una forte attualità:

«Purtroppo, è una frase che ormai ha perso di significato: quel “Se ognuno fa qualcosa tanto si potrà fare” è un messaggio radicato nel Vangelo, ma soprattutto è un messaggio che vale per tutti. Perché lui ha fatto la sua parte, lui solo l’ha fatta e vedete cosa ha creato in 33 anni.

Quanti luoghi si sono rigenerati, quanti servizi abbiamo attivato a Brancaccio e a Palermo: il dormitorio, il centro antiviolenza, il centro per gli anziani, il centro aggregativo per giovani, il dopo scuola, il poliambulatorio di prossimità.

Capite allora cosa significa fare ognuno la propria parte? Significa creare una società migliore per tutti con attenzione per gli ultimi, per i più disagiati che non devono essere emarginati».

L’attenzione verso gli ultimi rappresentava uno degli elementi centrali dell’attività di Puglisi e oggi il Centro continua a rivolgersi anche a chi vive situazioni di particolare fragilità.

«Lui, per esempio, ha avuto sempre attenzione per gli emarginati, prima i bambini e poi i detenuti ai quali ha scritto una lettera alla Vigilia di Natale dicendo di essere disponibile ad andarli a trovare in carcere e che quando loro sarebbero usciti avrebbero trovato il Centro “Padre Nostro” ad accoglierli che è quello che abbiamo fatto.

Noi andiamo dentro le carceri, andiamo a fare i filmini con loro, facciamo la Festa del Papà e tanto altro ma soprattutto accogliamo i detenuti in esecuzione penale esterna.

Accogliamo poi gli emarginati degli emarginati: i detenuti extracomunitari, che non avendo una residenza qua a Palermo non possono usufruire di permessi premio.

Allora, il Centro “Padre Nostro” ha creato una struttura che si chiama: “La casa del figliol prodigo” dove accogliamo quei detenuti che senza questo servizio non uscirebbero mai di galera neanche per un giorno, nonostante la legge preveda che sotto i tre anni possano usufruire di permessi premio».

La semplicità come eredità

Tra gli aspetti della figura di Padre Puglisi che secondo Artale meritano maggiore attenzione c’è anche il suo modo di vivere, lontano dalla ricerca di ricchezza e legato invece alla cultura, all’umiltà e ai rapporti umani.

«La sua semplicità e la sua umiltà. Faccio un invito: quello di andare a visitare la sua casa che è proprio il suo testamento, una casa semplice, umile.

E’ una casa ricca di libri: il sapere per lui non era semplicemente conoscere una cosa più degli altri ma era conoscere meglio per confrontarsi meglio con gli altri, per sapere parlare di tutto. Vedere quella casa semplice e umile ci apre ad una riflessione: le nostre case sono ricche di tutto, ma sono vuote; invece, Padre Puglisi non aveva niente nella sua ma era ricca di umanità.

Ci sono persone che quando entrano a casa Puglisi si mettono in un angolino e piangono perché capiscono che lui in quella povertà è diventato un santo; noi abbiamo tutto, spesso non sappiamo cosa ci manca e lo cerchiamo sempre nelle cose sbagliate».

19.3 C
Palermo

Seguici sui social