Pugno duro contro la criminalità di strada, le mafie e la corruzione, ma anche una rottura netta con le logiche della vecchia politica. Roberto Vannacci prova a tenere insieme sicurezza, legalità e rinnovamento della classe dirigente, mentre Futuro Nazionale lavora alla propria organizzazione in Sicilia e rivendica uno spazio autonomo nel centrodestra.
Collegato in videoconferenza dal Parlamento europeo, l’ex generale interviene sull’inchiesta che coinvolge Gaetano Armao, storico esponente del centrodestra siciliano, già presidente della Commissione tecnico-specialistica e consigliere giuridico del presidente della Regione Renato Schifani. Vannacci ribadisce la propria posizione garantista e invita ad attendere l’esito delle indagini, ma utilizza la vicenda per rilanciare un attacco più ampio al sistema politico regionale.
Il problema, secondo il leader di Futuro Nazionale, è una gestione della cosa pubblica rimasta troppo a lungo nelle mani delle stesse persone. Un meccanismo che avrebbe favorito la formazione di cerchie ristrette, reti di potere e gruppi capaci di condizionare incarichi e decisioni. Da qui la richiesta di una discontinuità radicale rispetto a un sistema definito «rancido e stantio».
Nel mirino finisce anche la nuova legge elettorale nazionale. Vannacci contesta al centrodestra di avere presentato come un ritorno delle preferenze un sistema che, a suo giudizio, continuerebbe ad affidare alle segreterie dei partiti la scelta della maggior parte degli eletti. La sua proposta è invece quella di restituire agli elettori la possibilità di selezionare direttamente i propri rappresentanti.
Il ragionamento è semplice: chi conosce il territorio può giudicare se un politico abbia lavorato nell’interesse della collettività oppure per costruire un proprio sistema di potere. Senza preferenze realmente decisive, sostiene Vannacci, diventerebbe più facile conservare incarichi e posizioni grazie alla protezione dei vertici di partito.
La lotta alle «cricche» si accompagna alla richiesta di pene severe per chi corrompe, viene corrotto, sottrae denaro pubblico o utilizza le istituzioni per ottenere vantaggi personali. Per Vannacci non devono esserci differenze tra criminalità comune, mafia e illegalità dei colletti bianchi. Tutti coloro che violano le regole devono essere chiamati a risponderne sul piano penale ed economico.
L’ex generale precisa però che il contrasto alla corruzione non deve trasformarsi in una paralisi amministrativa. Le regole e i controlli, afferma, devono colpire chi agisce disonestamente senza bloccare gli amministratori corretti o rendere impossibile la realizzazione delle opere pubbliche.
Una parte consistente dell’intervento è dedicata all’emergenza sicurezza e agli scontri avvenuti nelle piazze di Milano, Torino e Bologna. Vannacci respinge l’idea che si tratti di episodi isolati e li collega a una lunga serie di manifestazioni sfociate in violenze, occupazioni e danneggiamenti. La sua linea è quella della tolleranza zero, con responsabilità penali e pecuniarie per chi devasta le città o aggredisce le forze dell’ordine.
Futuro Nazionale ha presentato un proprio pacchetto di misure che comprende il fermo preventivo anche per i minorenni, l’impiego dei militari con maggiori funzioni di sicurezza, lo scudo legale per gli agenti e la revoca della cittadinanza agli stranieri condannati per gravi violazioni dell’ordine pubblico. Proposte destinate ad alimentare lo scontro politico e sulle quali Vannacci accusa il governo di inseguire le posizioni del suo movimento.
L’attacco è rivolto soprattutto alla sinistra, accusata di avere alimentato un clima di rivolta e di avere abbandonato i ceti popolari italiani. Ma le critiche non risparmiano il centrodestra, al quale Vannacci rimprovera di non avere affrontato con sufficiente decisione il tema della sicurezza e di continuare a riprodurre vecchie dinamiche nella selezione della classe dirigente.
Il possibile sostegno di Futuro Nazionale a un nuovo decreto sull’ordine pubblico dipenderà dai contenuti del provvedimento. Lo stesso criterio sarà applicato alle alleanze politiche. Vannacci non esclude di governare insieme al centrodestra a Roma e nei territori, ma avverte che il movimento non accetterà veti né compromessi sulle proprie «linee rosse». Se queste condizioni non saranno rispettate, Futuro Nazionale sarà pronto a presentarsi da solo.
Il messaggio riguarda direttamente anche la Sicilia, dove la costruzione del partito è stata affidata a Tommaso Calderone, ex deputato di Forza Italia nominato responsabile e coordinatore regionale. Una scelta che ha provocato malumori e tensioni interne, ma che Vannacci difende senza esitazioni.
Calderone viene indicato come una figura capace di garantire legalità, trasparenza e radicamento territoriale. La sua esperienza professionale di avvocato penalista e la sua provenienza politica vengono considerate elementi coerenti con il progetto di Futuro Nazionale.
La nomina serve anche a imporre ordine in un movimento siciliano attraversato da rivalità e contestazioni. Vannacci chiude la porta a chi pensa di ottenere incarichi esibendo pacchetti di tessere o facendo valere metodi riconducibili alla vecchia politica. Futuro Nazionale, assicura, non sarà il partito dei capibastone né delle poltrone.
La strategia appare ormai definita: collocarsi nel campo del centrodestra senza rinunciare a un’identità autonoma, occupare lo spazio politico della sicurezza e presentarsi come forza di rottura rispetto agli equilibri consolidati. Resta da capire se in Sicilia la promessa di superare cricche e correnti riuscirà a trasformarsi in un’organizzazione stabile oppure finirà per scontrarsi con le stesse dinamiche che Vannacci dichiara di voler combattere.


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