PALERMO — Pietro Bartolo entra nella corsa alla presidenza della Regione con un auspicio che rivela la difficoltà del momento: avrebbe preferito un candidato unico, condiviso da tutto il centrosinistra. L’annuncio della sua candidatura da parte di Matteo Renzi alla Leopolda amplia invece la competizione, affiancandolo a Ismaele La Vardera. Per il campo progressista, prima ancora della sfida al centrodestra, si apre dunque la prova della propria coesione.
Il medico di Lampedusa ed ex europarlamentare del Pd considera ormai le primarie una necessità, dopo quelle che definisce «fughe in avanti». Ma pone una condizione politica precisa: chi perderà dovrà sostenere il vincitore. È il nodo sul quale si misurerà la credibilità della consultazione. Una competizione può rafforzare una coalizione se esistono regole condivise e un impegno reciproco; può indebolirla se diventa il prolungamento delle divisioni.
Bartolo porta nella contesa una storia legata all’assistenza ai migranti, ai diritti umani e all’esperienza europea. Dopo l’uscita dal Pd nel 2025 ha aderito al progetto Casa Riformista promosso da Renzi e ha fondato Rete Lampedusa. Il suo profilo permette all’area riformista di proporre una candidatura riconoscibile anche oltre il perimetro del partito. Resta però da capire come questa storia si tradurrà in un programma per governare la Sicilia.
Davide Faraone sostiene la candidatura e rilancia l’allargamento della competizione, invitando Cateno De Luca a partecipare alle primarie. L’appello del vicepresidente di Italia Viva-Casa Riformista punta a riunire esperienze differenti e affidare agli elettori la scelta. Al momento, però, si tratta di un invito: non di un’adesione di De Luca al percorso.
Dietro questa proposta emerge una questione che il centrosinistra deve affrontare apertamente. Quanto può allargarsi la coalizione senza perdere coerenza? E quali impegni devono assumere i partecipanti prima di contendersi la leadership? L’accordo sulle primarie richiede anche un’intesa sulle scelte fondamentali: sanità, lavoro, gestione dei rifiuti, infrastrutture e servizi pubblici.
Il confronto è già segnato dalle polemiche. Faraone ha richiamato il passato politico di La Vardera con un riferimento a Lega e Fratelli d’Italia. Controcorrente ha replicato attraverso Miguel Donegani, difendendo il percorso del proprio leader e richiamando l’operazione raccontata nel film Il sindaco. Nella stessa nota il movimento ha contestato la gestione delle candidature da parte dei renziani, pur riconoscendo a Bartolo un profilo migliore rispetto alla precedente proposta di Gaetano Armao.
Lo scambio mostra quanto il confronto rischi di concentrarsi sulle biografie e sulle appartenenze, prima ancora che sui programmi. Le storie personali contano, ma una coalizione chiamata a governare deve spiegare anche come intende prendere decisioni comuni quando quelle storie esprimono sensibilità diverse.
Un’ulteriore difficoltà arriva da Rifondazione comunista. Ramon La Torre e Barbara Evola contestano la presenza di Italia Viva nel fronte alternativo, richiamando distanze su inceneritori, Ponte sullo Stretto e privatizzazioni. La loro presa di posizione riguarda esplicitamente la costruzione dell’alternativa a Lagalla a Palermo, ma mette in evidenza una contraddizione che può pesare anche sul confronto regionale: come conciliare il progetto progressista con rapporti e scelte maturati in altri schieramenti?
Faraone indica nel governo Schifani l’avversario da battere, accusandolo di malgoverno e richiamando la questione morale. Perché questa critica diventi una proposta credibile, il centrosinistra dovrà presentare criteri rigorosi per candidature e incarichi, insieme a obiettivi verificabili per l’amministrazione regionale.
La candidatura di Bartolo può aprire una discussione utile, a condizione che le primarie servano a costruire un mandato comune. Il suo appello al sostegno del vincitore dovrebbe diventare un impegno assunto prima del voto da tutte le forze partecipanti. La vera prova del campo largo sarà tenere insieme la competizione e la responsabilità: scegliere una guida, concordare un programma e presentarsi ai siciliani con una proposta capace di durare oltre la campagna elettorale.



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