martedì, 13 Ottobre 2026
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Quinta edizione

Un tè con l’autore: la cultura come strumento di crescita e unione del territorio

Ha preso nuovamente il via, a Palermo, “Un te con l’autore”, rassegna letteraria ideata e diretta dalla giornalista e imprenditrice Rosa Di Stefano. L’iniziativa, giunta alla quinta edizione, è nata con l’obiettivo di avvicinare lettori e scrittori in un clima di dialogo facendo sì che l’incontro con l’autore diventi un momento di confronto diretto, dove le pagine del libro diventino occasione per raccontare storie, esperienze e percorsi creativi.

La rassegna, che si è svolta a Palazzo del Poeta, punta a valorizzare il piacere della lettura e il ruolo della cultura come strumento di relazione e crescita. Protagonisti del primo appuntamento della nuova stagione, sono stati: Maurizio De Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo e il giornalista de “La Repubblica” Salvo Palazzolo, autori del libro: “La mafia che cambia. Dalle stragi ai bitcoin, Cosa nostra oggi”, pubblicato da Bur Rizzoli lo scorso luglio.

L’intervista a Rosa Di Stefano, con i dettagli e le emozioni della rassegna

“Un tè con l’autore®” è sicuramente una bella iniziativa. Com’è nata?

“È nata da una convinzione profonda: la cultura non è un privilegio per pochi, ma un’esperienza da condividere. E non deve chiedere il permesso di esistere. Quando, nel 2022, ho ideato Un tè con l’autore®, avevo un desiderio preciso: restituire alla letteratura la dimensione dell’incontro, della conversazione, dell’emozione. Volevo che i libri uscissero dagli scaffali e diventassero occasioni di relazione; che gli scrittori smettessero di essere soltanto nomi sulle copertine e diventassero persone con cui confrontarsi, magari davanti a una tazza di tè”.

Rosa Di Stefano

“C’era, però, anche una sfida, insieme imprenditoriale e culturale: dimostrare che a Palermo si potesse costruire un progetto indipendente, continuativo e autorevole, senza aspettare che fosse qualcun altro a crearne le condizioni. In questi anni abbiamo presentato oltre trecento libri, accolto autori di grande prestigio e nuove voci, costruito una comunità di lettori e ricevuto premi e riconoscimenti nazionali. Non è stato semplice. Dietro ogni incontro ci sono investimenti, sacrifici, lavoro e una determinazione che il pubblico, giustamente, non vede. Ma credo che la cultura, per avere un futuro, vada sostenuta con la stessa serietà con cui si costruisce un’impresa”.

“Oggi, quando guardo una sala piena di persone che ascoltano, si emozionano, fanno domande e tornano la domenica successiva, capisco che quel progetto è diventato più grande della mia intuizione iniziale. Non abbiamo semplicemente organizzato una rassegna letteraria. Abbiamo creato un’abitudine alla bellezza. Un tè con l’autore® ed È Geniale sono espressioni diverse di una stessa visione: creare occasioni di incontro, dare spazio alle idee, valorizzare le competenze e contribuire alla crescita culturale del territorio” al posto di “Un tè con l’autore” è il mio modo di tradurre questa convinzione in un progetto concreto”.

Quali caratteristiche cerca negli autori che invita e cosa desidera trasmettere al pubblico attraverso ogni incontro?

“Non cerco necessariamente autori celebri. Cerco autori che abbiano qualcosa da dire e, soprattutto, qualcosa da lasciare. La notorietà non è mai stata, per me, garanzia di profondità. Ho conosciuto scrittori straordinari lontani dalle classifiche e personaggi molto noti che avevano poco da aggiungere al dibattito culturale. Mi interessa l’autenticità: la capacità di raccontare il nostro tempo, di attraversarne le contraddizioni, di porre domande anche scomode. Mi interessano gli autori che non cercano soltanto consenso, ma hanno il coraggio di esprimere un pensiero. Non voglio che Un tè con l’autore® diventi una passerella di libri o una sequenza di presentazioni celebrative. Sarebbe troppo facile e, francamente, poco interessante. Un incontro culturale deve produrre pensiero: deve lasciare al pubblico almeno una domanda che prima non aveva. Per questo do grande importanza alla qualità del dialogo, alla preparazione, alla libertà del confronto. Il pubblico merita rispetto, non intrattenimento superficiale”.

“E poi c’è l’emozione, a cui tengo in modo particolare. Possiamo dimenticare il titolo di un libro, una data, perfino il nome di un autore, ma difficilmente dimentichiamo chi ci ha fatto guardare la vita da una prospettiva diversa. È questo che desidero accada ogni domenica: che le persone escano da Palazzo del Poeta un po’ più ricche di quando siano entrate. Più ricche di idee, di sensibilità, di curiosità, di consapevolezza. È uno dei risultati più alti che la cultura possa raggiungere”.

Che ruolo assume “Un tè con l’autore®” nel rapporto tra scrittori, lettori e territorio?

“Credo che il risultato più significativo sia stato trasformare un evento culturale in una comunità. La differenza è sostanziale. Un evento comincia e finisce; una comunità continua a vivere, a riconoscersi, a crescere. In questi anni ho visto nascere amicizie, collaborazioni, nuovi interessi. Persone tornate alla lettura dopo averla abbandonata a lungo. Autori che hanno scoperto una Palermo diversa da quella dei soliti stereotipi. Per me, tutto questo ha un valore enorme”.

“Ma una comunità culturale, per crescere, ha bisogno anche di competenze, di confronto e di una visione condivisa. Per questo considero particolarmente importante il contributo di Francesco Lepore, che oggi riveste un ruolo significativo nel coordinamento del progetto, e del Comitato tecnico-scientifico, che rappresenta un presidio di qualità, autorevolezza e pluralità di pensiero. Ho sempre creduto nel valore delle persone e nella capacità di costruire squadre nelle quali sensibilità e competenze differenti possano concorrere a un obiettivo comune.

Questa visione si estende anche all’esperienza editoriale di È Geniale, la rivista che dirigo e che nasce dalla stessa convinzione: la cultura non deve limitarsi a raccontare ciò che esiste, ma deve contribuire a generare nuove opportunità.

“In questi primi due anni, È Geniale non è stata soltanto una rivista. È diventata anche un luogo di formazione, di crescita e di scoperta del talento. Abbiamo accompagnato nel loro percorso professionale due nuove figure di pubbliciste, Marisa Di Simone e Mariza Rusignuolo, delle quali sono estremamente orgogliosa.

“Per me questo risultato ha un significato speciale. Perché dirigere un progetto culturale non significa soltanto scegliere contenuti, coordinare collaboratori o raggiungere obiettivi editoriali. Significa anche riconoscere il talento, incoraggiarlo, offrirgli gli strumenti per affermarsi. Vedere due donne crescere professionalmente attraverso un progetto nel quale ho creduto e investito è una soddisfazione che va ben oltre qualsiasi riconoscimento personale. Credo che il successo più autentico di chi guida un progetto non sia soltanto ciò che riesce a costruire, ma anche ciò che permette agli altri di diventare”.

“Da imprenditrice alberghiera, ho sempre sostenuto che l’ospitalità non si esaurisca in una bella camera o in un servizio impeccabile. Accogliere significa raccontare un’identità, creare connessioni, offrire a chi arriva la possibilità di entrare davvero in relazione con un territorio. La cultura è una delle forme più alte di ospitalità. Palazzo del Poeta rappresenta perfettamente questa visione: un luogo restituito alla città, in cui architettura, memoria, letteratura e contemporaneità dialogano continuamente”.

“Ma c’è anche una responsabilità più ampia. Palermo possiede un patrimonio culturale straordinario, eppure troppo spesso la cultura viene considerata un accessorio: qualcosa da sostenere quando avanzano risorse o da celebrare solo nelle grandi occasioni. Io penso esattamente il contrario. La cultura è un’infrastruttura civile. Produce conoscenza, relazioni, reputazione, attrattività. Contribuisce alla crescita economica e sociale di una città e, come tale, va riconosciuta”.

“Un tè con l’autore® è il mio modo di tradurre questa convinzione in un progetto concreto. Non mi basta portare grandi scrittori a Palermo: voglio contribuire a costruire una Palermo in cui i grandi scrittori desiderino tornare, in cui i lettori si sentano protagonisti e in cui fare cultura non sia considerato un gesto eccezionale. Vorrei che un giorno nessuno si stupisse più di trovare una sala piena per parlare di libri. Vorrebbe dire che abbiamo vinto una battaglia importante: quella contro l’indifferenza. Se c’è una cosa che ho imparato, è che i luoghi non cambiano soltanto grazie ai grandi investimenti o alle grandi opere. Cambiano anche grazie alle persone che decidono, con ostinazione, di riempirli di significato. In fondo, è ciò che cerco di fare ogni giorno: costruire luoghi in cui le persone non siano soltanto ospiti ma si sentano parte di una storia, e soprattutto, abbiano la possibilità di scriverne una propria”.

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