domenica, 4 Ottobre 2026
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Giuseppe Spadafora, presidente di Unimpresa Sicilia

L’intelligenza artificiale nelle imprese siciliane: problematiche e prospettive

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nel mondo delle imprese, trasformando processi produttivi, modalità di lavoro e strategie di mercato. Anche in Sicilia, aziende di dimensioni e settori diversi stanno iniziando a confrontarsi con le opportunità e le sfide legate all’adozione di queste nuove tecnologie.

Ma a che punto è realmente la diffusione dell’intelligenza artificiale nel tessuto imprenditoriale siciliano? Quali sono gli ambiti in cui viene maggiormente utilizzata e quali ostacoli ne rallentano l’adozione?

Ne abbiamo parlato con Giuseppe Spadafora, presidente di Unimpresa Sicilia

Come procede oggi la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese siciliane? Esiste un divario significativo rispetto al resto d’Italia?

“A carattere generale, rispetto alla totalità delle aziende, è un’attività che fortunatamente è alla portata di tutti quanti pertanto sono tantissime le aziende che la utilizzano”.

“A fattor comune, è un po’ meno utilizzata rispetto al Nord Italia ma ormai su 430 mila aziende che abbiamo in Sicilia otre la metà la utilizzano per vari motivi”.

“Però bisognerebbe capire all’interno di questo principio cosa vuol dire utilizzare l’Ia: Infatti, un conto è usare ChatGpt, Cloud o altre piattaforme, mentre applicare l’Ia ai processi produttivi è tutt’altra cosa”.

“Nel primo caso tantissime aziende utilizzano l’Ia mentre nei processi produttivi è utilizzata da pochissime imprese”.

Esistono ostacoli che frenano l’adozione dell’Ia nelle aziende siciliane? Costi, competenze digitali, infrastrutture o la scarsa consapevolezza delle opportunità?

“La scarsa consapevolezza delle opportunità è un principio importante a causa del quale le aziende siciliane molte volte non comprendono che potrebbe essere l’obiettivo da raggiungere per aumentare produttività e valore di fatturato”.

“Un altro elemento importante riguarda i costi per creare percorsi di adeguamento aziendale in molti settori che non sono coperti da finanziamenti o altre forme di aiuto ed è dunque difficile che queste imprese intraprendano questa strada. A fattor comune si tende ad utilizzare le risorse per altro genere di processi”.

“Un altro fattore determinante è la formazione che per l’Ia oggi richiederebbe degli sforzi economici che in ogni caso non sono coperti da alcuna forma di aiuto o sostegno”.

“Comunque, la Comunità Europea ha emesso dei regolamenti richiedendo un’adeguata preparazione sull’Ia a qualunque azienda di ogni ordine e grado di qua a breve e le aziende siciliane questo neanche lo sanno e tutti i corsi che si stanno svolgendo sono a costo perché nessuno ha messo in atto forme di sostegno”.

Quali settori dell’economia siciliana possono beneficiare maggiormente dell’introduzione dell’Ia e quali rischiano invece di rimanere indietro?

“L’agricoltura sarà uno dei settori maggiormente deficitari da questo punto di vista. In questo momento hanno bisogno di risorse per rifornire i trattori di gasolio, figuriamoci se posso investire nell’Ia”.

“La maggior parte delle aziende siciliane gravita nel settore dei servizi, pertanto il grosso delle imprese cerca di adeguarsi tra chiari e scuri”.

“In Sicilia abbiamo il deficit della grande azienda; dovendo trattare prevalentemente con pmi, a parte qualche big nel settori dell’Oreca, della grande distribuzione organizzata e dell’energia dove l’Ia è molto utilizzata perché legata ai grandi complessi delle macchine, tutti gli altri settori attendono”.

“Noi non abbiamo Itech e Itc e anche per questo non molte aziende sono legate a questo genere di processi “.

Cosa dovrebbero fare istituzioni e imprese nei prossimi anni per favorire una diffusione concreta dell’Ia soprattutto tra le piccole e medie aziende siciliane?

“Le aziende hanno poco da fare a parte attendere che succeda qualcosa, i portatori di interesse, quindi gli enti datoriali come i grandi raggruppamenti e le reti aziendali, si devono strutturare per portare davanti a chi di competenza, nel caso specifico gli assessorati che si occupano di questi ambiti, le proprie istanze cercando di fare comprendere alla Regione che è necessario investire in questo settore”.

“Anche il turismo avrebbe bisogno di forti incentivazioni da questo punto di vista, come la formazione regionale”.

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