Tensione e colpi di scena segnano l’aula di tribunale dove si sta celebrando il processo per la tragica sparatoria di via D’Acquisto a Monreale, che portò alla morte dei giovani Salvatore Turdo, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli. A distanza di mesi dai fatti, la deposizione di un testimone chiave ha generato un brusco cambio di rotta rispetto al quadro dipinto nelle primissime fasi investigative. L’uomo, che a caldo aveva offerto elementi precisi agli inquirenti per ricostruire la dinamica dell’agguato, si è reso protagonista di un parziale passo indietro davanti ai giudici, dichiarando di non aver visto bene e modificando sensibilmente la versione dei fatti messa a verbale durante le indagini preliminari. Monrealese e compaesano delle vittime, ha smentito quanto aveva dichiarato il 7 maggio dell’anno scorso, dieci giorni dopo l’eccidio della notte tra il 26 e il 27 aprile 2025.
“Allora ero confuso ed adesso no”
Aveva detto che aveva visto una Bmw Gs che si allontanava con due giovani a bordo, mentre il passeggero faceva fuoco in aria. Ieri, invece, in aula, davanti a magistrati, giudici popolari, avvocati, pubblico e imputati, ha sostenuto di non avere visto quegli spari dalla moto, e che allora era confuso ed adesso no. La ritrattazione emersa durante l’udienza, non cancella tuttavia il quadro accusatorio complessivo, che resta sostenuto con forza da altre testimonianze e dai riscontri dell’accusa. Diverse persone presenti al momento dei fatti hanno infatti confermato i riconoscimenti, ribadendo la presenza e le responsabilità dei tre imputati originari del quartiere Zen di Palermo, ovvero Salvatore Calvaruso, Mattias Conti e Samuel Acquisto.
L’impianto probatorio resta comunque ben articolato
I tre giovani devono rispondere di reati gravissimi che vanno dalla rissa aggravata al porto abusivo di armi, fino all’accusa principale di triplice omicidio e strage. La Corte dovrà adesso soppesare attentamente l’impatto di questo ripensamento, mettendo a confronto le parole lette in aula con le prime dichiarazioni rese nell’imminenza della sparatoria. L’impianto probatorio resta comunque articolato e farà perno non soltanto sui verbali e sulle testimonianze contrastanti, ma anche sui rilievi balistici, sui filmati delle telecamere di videosorveglianza, sulle fotografie e sul materiale social acquisito dalle forze dell’ordine per ricostruire senza ombre quella drammatica notte.


Il Quotidiano di Palermo
Editore: Mediali Impresa sociale s.r.l
Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025
Direttore responsabile: Michele Sardo