Nel cuore di un quartiere difficile come lo Zen, il centro commerciale Conca d’Oro rappresentava da anni uno dei principali punti di riferimento per lo shopping e per il lavoro di centinaia di persone. La struttura, inaugurata il 14 marzo del 2012 e voluta a suo tempo dall’ex presidente del Palermo Maurizio Zamparini, ha costruito negli anni un forte legame con il quartiere e con le numerose famiglie che ogni giorno lavorano al suo interno.
L’incendio
L’incendio che ha colpito il centro commerciale Conca d’Oro, provocando il crollo del tetto, ha però trasformato in pochi minuti la quotidianità di lavoratori e commercianti. Per alcuni di loro, l’allarme iniziale non sembrava preannunciare una situazione di emergenza.
«All’inizio non avevamo dato troppo peso all’allarme. Lavorando dall’altra parte della galleria rispetto a dove si sono sviluppate le fiamme, non vedevamo né fumo né fuoco. Purtroppo era già capitato altre volte che le sirene suonassero per un falso allarme o un guasto tecnico, quindi siamo usciti con molta calma, quasi infastiditi dall’ennesimo disguido» racconta una commessa in un negozio di vestiti.
«Nessuno di noi si è preoccupato di prendere le proprie cose: abbiamo lasciato dentro le borse, i vestiti per il cambio, perfino i cellulari e le chiavi di casa sugli scaffali del retrobottega, convinti di rientrare nel giro di dieci minuti. La paura vera è arrivata solo una volta fuori. Appena varcate le porte di sicurezza abbiamo visto la colonna di fumo nero che saliva dal lato opposto della struttura e abbiamo capito che questa volta era tutto vero. Il terrore ci ha letteralmente paralizzati» aggiunge.
«Adesso, passata la paura per l’incolumità fisica, subentra un’angoscia ancora più grande per il nostro futuro. Abbiamo sentito le parole di rassicurazione del sindaco e speriamo davvero con tutto il cuore che le istituzioni ci aiutino, ma la verità è che siamo spaventati».
«Questo centro commerciale, voluto a suo tempo da Zamparini, è una fonte di sostentamento vitale per centinaia di famiglie. Il timore strisciante che la struttura possa rimanere chiusa a lungo, o peggio ancora non riaprire più, ci mette ansia. Rischiamo di vedere mandati alle ortiche anni di sacrifici e di lavoro da un momento all’altro» conclude.


