mercoledì, 2 Settembre 2026
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Gli "esperti da divano" hanno già decretato la morte del Centro commerciale

Conca d’Oro, sui social è già partito il catastrofismo: quali sono i reali rischi

A poche ore dai primi soccorsi e mentre i Vigili del Fuoco stanno ancora completando le operazioni di bonifica tra le rovine del Conca d’Oro, il verdetto è già stato emesso. Non nelle aule di un tribunale, né nelle relazioni tecniche dei periti, ma nell’infallibile e implacabile tribunale dei social network. Leggendo centinaia di commenti apparsi in rete, il destino del centro commerciale palermitano sembra già deciso: “Non riaprirà mai più”, “Ci vorranno decenni”, “Le aziende falliranno tutte”, “Dove li trovano i soldi per ricostruire?”.

Un catastrofismo d’impatto, pronunciato con una sicumera incrollabile da chi sembra aver già effettuato carotaggi, verifiche di stabilità e bilanci consolidati direttamente dal divano di casa.

In questo delirio apocalittico, c’è un dettaglio banale che quasi nessuno sembra ricordare: il mondo dell’impresa e delle grandi strutture commerciali non funziona come il salvadanaio di casa. Esistono strumenti chiamati polizze assicurative. Quindi parlare di bancarotta imminente senza citare coperture sul fabbricato, assicurazioni sulle merci, garanzie sugli impianti o tutele contro l’interruzione dell’attività è banale e da disconoscitori della materia. Un colosso di quelle dimensioni non è una bottega di quartiere che deve contare i contanti nel cassetto per riparare il soffitto.

Certo, la realtà è complessa e nessuno sostiene che l’assicurazione sia una bacchetta magica. Entrano in gioco variabili cruciali: massimali, franchigie, perizie di responsabilità e la diversa natura dei soggetti coinvolti. Ma la vera urgenza dal punto di vista operativo oggi è la salvaguardia immediata dell’edificio: prima dell’arrivo delle piogge sarà indispensabile trovare una soluzione provvisoria per coprire la porzione in cui il tetto è crollato, evitando che le infiltrazioni d’acqua compromettano le strutture interne ancora integre e aggravino ulteriormente il conto dei danni.

Ma la vera autentica priorità a cui rivolgere l’attenzione, non è il gossip da tastiera ma la tenuta occupazionale delle centinaia di lavoratori che da quel centro traggono sostentamento. Per arginare la crisi nell’immediato, la normativa mette a disposizione strumenti di sostegno al reddito attivabili proprio nelle situazioni di emergenza imprevista. Le aziende potranno ricorrere alla Cassa Integrazione (CIGS) o all’assegno di integrazione salariale erogato dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS) per eventi oggettivamente non evitabili. Per le realtà più piccole o prive di ammortizzatori ordinari, la palla passerà alla Regione per l’attivazione della cassa integrazione in deroga. Strumenti cruciali per congelare i posti di lavoro e garantire una continuità reddituale alle famiglie durante i mesi di chiusura forzata.

Il danno è grave e la preoccupazione dei dipendenti è legittima, ma scambiare l’angoscia per competenza peritale è un esercizio sterile e dannoso. Prima di consegnare al macero il Conca d’Oro e condannare alle ortiche un intero indotto, sarebbe il caso di far diradare il fumo e lasciare la parola a chi di dovere: periti, ingegneri strutturisti, assicurazioni e istituzioni. Preferibile rispetto alle diagnosi affrettate formulate dai soliti tuttologi digitali.

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