Nel 2025 il capoluogo siciliano ha superato i 2,1 milioni di presenze turistiche, registrando una crescita del 7,3% rispetto all’anno precedente, con una componente internazionale vicina al 64% del totale. Un trend positivo, proseguito nel 2026 e accompagnato da un progressivo aumento della durata dei soggiorni.
È quanto emerge da un comunicato di Federalberghi Palermo che preannuncia un Ferragosto da tutto esaurito in considerazione soprattutto dei livelli di occupazione attualmente molto elevati, con una forte componente di turismo internazionale e di una più lunga permanenza media dei visitatori.
Secondo i dati dell’associazione di albergatori, crescono le presenze e si allunga la permanenza media da 2,8 a 3,2 notti. Già nel periodo del Festino la crescita turistica è stata del 14%.
“Il pienone di Ferragosto ci rende certamente soddisfatti – afferma Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi Palermo – ma da rappresentante degli albergatori non considero sufficiente dire che gli hotel sono pieni. Il turismo, infatti, non si misura soltanto attraverso il numero delle camere occupate. Si misura nella capacità di una destinazione di trasformare ogni arrivo in economia, occupazione, reputazione e sviluppo per il territorio”.
Intervista a Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi Palermo
Con il 64% circa delle presenze rappresentato dal turismo internazionale, quali mercati esteri stanno trainando maggiormente Palermo e quali invece presentano ancora un potenziale da sviluppare?
«Il dato del 64% ci dice una cosa molto chiara: Palermo è ormai una destinazione internazionale. Gli Stati Uniti rappresentano certamente uno dei mercati più interessanti, insieme ai principali mercati europei, soprattutto Francia, Germania e Regno Unito.
Ma dobbiamo guardare già oltre. Abbiamo ancora importanti margini di crescita sul Nord Europa e sui mercati ad alta capacità di spesa, oltre a tutto il segmento dei viaggiatori internazionali interessati a cultura, enogastronomia, lifestyle e turismo delle radici.
La vera sfida, però, non è soltanto conquistare nuovi mercati. È selezionare mercati capaci di generare valore e portarli a Palermo anche fuori dall’alta stagione. Non dobbiamo inseguire semplicemente più turisti: dobbiamo lavorare per avere più valore turistico durante tutti i dodici mesi dell’anno».
Lei sottolinea l’importanza di trasformare ogni arrivo in economia per il territorio. Come si può fare in concreto affinché l’aumento dei turisti si traduca in maggiori benefici anche per ristorazione, commercio, cultura, trasporti ed escursioni?
«Dobbiamo smettere di ragionare per compartimenti separati. Il turista non compra una camera d’albergo: compra una destinazione.
Se rimane una notte in più, deve avere qualcosa da fare, da vedere, da vivere. Dobbiamo quindi costruire un’offerta integrata tra alberghi, ristorazione, commercio, musei, teatri, trasporti, guide, escursioni, mare e territorio.
Ed è proprio l’aumento della permanenza media il dato che dobbiamo osservare con maggiore attenzione: perché ogni giorno aggiuntivo trascorso a Palermo genera economia diffusa.
Il turismo funziona davvero quando la ricchezza non rimane dentro la camera d’albergo, ma entra nei ristoranti, nei negozi, nei musei, nei taxi, nelle imprese e arriva fino ai territori che circondano Palermo.
Questa è la crescita che vogliamo: non soltanto più presenze, ma più valore lasciato sul territorio».
Di fronte a una crescita così significativa delle presenze, quali interventi considera ormai non più rinviabili da parte delle istituzioni per fare di Palermo una vera destinazione turistica internazionale, soprattutto nei servizi e nelle infrastrutture?
«Palermo ha fatto un salto enorme in termini di attrattività. Adesso deve fare lo stesso salto nella qualità dei servizi.
Ci sono alcune questioni che non sono più rinviabili: pulizia e decoro urbano, mobilità e trasporto pubblico, collegamenti efficienti con aeroporto e territorio, sicurezza, accessibilità, informazione turistica, servizi sanitari e una maggiore fruibilità della città anche nei festivi e nelle ore serali.
Ma soprattutto serve una governance della destinazione. Non possiamo continuare a gestire il turismo soltanto quando i turisti sono già arrivati.
Dobbiamo programmare i flussi, utilizzare in maniera strategica le risorse generate dal turismo, a partire dalla tassa di soggiorno, e decidere quale Palermo vogliamo costruire nei prossimi dieci anni.
Il mercato internazionale ci ha già scelti. Adesso tocca a noi essere all’altezza di quella scelta.
Perché il rischio più grande oggi non è avere pochi turisti. È avere finalmente conquistato una domanda internazionale e non riuscire a offrirle una città con servizi dello stesso livello della sua bellezza».



