sabato, 8 Agosto 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Il centrodestra fa saltare il numero legale. Le opposizioni: «Palermo paga le vostre divisioni»

Maggioranza nel caos, Aula deserta e fondi ex Gescal: non c’è pace per Lagalla

Una maggioranza che si sfalda proprio quando dovrebbe garantire il funzionamento del Consiglio comunale. E un’amministrazione che sui fondi ex Gescal finisce per chiedere quella proroga che le opposizioni avevano invocato settimane prima, ricevendo un secco no dal centrodestra.

A Palazzo delle Aquile l’aria si fa pesante per il sindaco Roberto Lagalla. Le fibrillazioni all’interno della coalizione non restano più confinate alle schermaglie tra partiti, ma arrivano direttamente a Sala Martorana, dove la mancanza del numero legale ha fatto saltare la seduta dedicata anche all’esame dei debiti fuori bilancio.

Assenze pesanti

Al momento della verifica erano presenti 15 consiglieri contro i 16 necessari. Tra le forze che sostengono Lagalla, soltanto Forza Italia ha garantito la propria presenza, mentre una parte consistente della maggioranza ha disertato l’Aula. Al presidente non è rimasto altro che dichiarare chiusa la seduta.

Un’assenza politicamente pesante, perché stavolta il conto delle divisioni interne al centrodestra rischia di finire direttamente sulle spalle del Comune. Il mancato riconoscimento dei debiti fuori bilancio comporta infatti un ulteriore rinvio dei pagamenti, mentre sulle somme dovute possono continuare a maturare interessi e rivalutazioni. Ed è proprio su questo punto che le opposizioni vanno all’attacco.

Carmelo Miceli di Progetto Civico Italia, Ugo Forello e Giulia Argiroffi di Oso-Controcorrente, insieme ai consiglieri del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle, attribuiscono quanto accaduto alle schermaglie che attraversano la maggioranza e accusano il centrodestra di avere anteposto i propri equilibri politici agli interessi della città.

A pagare le conseguenze dello stop non sono soltanto le casse comunali. Ci sono cittadini che attendono da anni somme riconosciute attraverso sentenze ormai definitive. Tra le vicende più delicate c’è quella della famiglia di un dipendente del Comune deceduto per cause legate al servizio. Dopo anni di battaglie giudiziarie, il Tribunale di Palermo ha riconosciuto ai familiari il diritto al risarcimento. Anche per loro, però, l’attesa è destinata a proseguire.

Una circostanza che rende ancora più duro l’attacco della minoranza: mentre nel centrodestra si consumano scontri e riposizionamenti, Palazzo delle Aquile non riesce neppure a garantire il numero necessario per affrontare provvedimenti che incidono concretamente sulla vita dei cittadini. Le opposizioni chiedono quindi conto delle assenze e puntano il dito contro una coalizione che, pur disponendo sulla carta dei numeri per governare, si dimostra sempre più spesso incapace di tradurli in una presenza compatta in Consiglio.

Finanziamenti ex Gescal

Ma per Lagalla i problemi non finiscono con l’Aula semivuota. A rendere ancora più rovente la giornata politica è la vicenda dei finanziamenti ex Gescal. A metà luglio il sindaco avrebbe infatti trasmesso alla Regione una richiesta di proroga dei termini relativi a 47 milioni di euro destinati soprattutto all’edilizia scolastica e alla riqualificazione urbana. Ed è qui che esplode la contraddizione politica denunciata dalle opposizioni. Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Oso-Controcorrente, gruppo Misto e Progetto Civico Italia avevano sollevato il problema già a giugno, chiedendo pubblicamente di intervenire sulle scadenze. La questione era arrivata anche in Consiglio comunale attraverso un ordine del giorno.

La maggioranza lo aveva respinto

Poche settimane dopo, però, l’amministrazione ha imboccato proprio quella strada, rivolgendosi alla Regione per ottenere più tempo. Una retromarcia che offre alle opposizioni un argomento pesantissimo contro il sindaco: perché bocciare in Aula una richiesta della minoranza per poi avanzarne una sostanzialmente analoga lontano dal confronto consiliare?

L’accordo sottoscritto nel gennaio 2024 tra Comune e Regione concede tre anni per avviare i cantieri e cinque per completare le opere. Le scadenze cadono quindi nel gennaio 2027 per l’avvio e nel gennaio 2029 per la conclusione degli interventi. Tempi che, alla luce dei ritardi accumulati, appaiono sempre più difficili da rispettare.

Le opposizioni concentrano l’attenzione soprattutto sull’edilizia scolastica e parlano di un rischio che riguarderebbe complessivamente 62 milioni di euro. Uno scenario che, se dovesse concretizzarsi, avrebbe conseguenze pesantissime non soltanto sul bilancio comunale, ma anche sui cantieri e sui quartieri interessati dagli interventi.

Il rischio denunciato è quello di dovere restituire somme già utilizzate, ritrovarsi con opere incompiute e compromettere ulteriormente un quadro finanziario già delicato. Sul fondo resta poi la questione politicamente più sensibile: buona parte degli interventi riguarda alcune delle periferie che da anni attendono opere di riqualificazione.

Borgo Nuovo, Zen e Sperone sono tra i quartieri interessati da progetti che riguardano scuole, strade, piazze e marciapiedi. Ed è proprio sulla capacità dell’amministrazione di trasformare quei milioni in cantieri che le opposizioni lanciano l’accusa più dura. La richiesta di proroga diventa così, nella lettura della minoranza, la certificazione dei ritardi accumulati dalla Giunta.

Ma soprattutto resta il nodo politico. Quando le opposizioni avevano chiesto di intervenire, la maggioranza aveva respinto la proposta. Adesso Palazzo delle Aquile chiede più tempo alla Regione. Per la minoranza non è una semplice correzione di rotta, ma il segnale di un’amministrazione che avrebbe perso settimane preziose pur di non riconoscere pubblicamente la fondatezza dell’allarme lanciato dagli avversari.

E mentre Lagalla prova a mettere in sicurezza i finanziamenti, deve contemporaneamente fare i conti con una maggioranza sempre più inquieta. Il paradosso politico della giornata sta tutto qui: il centrodestra ha i numeri per governare Palermo, ma non riesce a portarli in Aula. E mentre i consiglieri di maggioranza si dividono, restano sospesi debiti da riconoscere, cittadini in attesa di essere pagati e milioni destinati alle periferie sui quali incombe la corsa contro il tempo.

Una crisi di compattezza che ormai non riguarda soltanto i rapporti tra i partiti della coalizione. Perché quando salta il numero legale e i cantieri rischiano di arrivare fuori tempo massimo, le fibrillazioni della maggioranza smettono di essere una questione interna al centrodestra e diventano un problema per la città.

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