Rubavano i veicoli e poi li restituivano ai proprietari dopo pochi giorni, ovviamente dietro il pagamento di un riscatto. Nel frattempo, però, sottraevano alcune parti rivendendole al mercato nero dei ricambi, restituendo il veicolo in condizioni compromesse. Era questo il modus operandi di un’associazione a delinquere specializzata nei furti con “cavallo di ritorno” e nello smontaggio di veicoli a motore con successivo riciclaggio.
A scoprirlo è stata la Polizia, con un’operazione durata dal 28 aprile 2024 al 28 febbraio 2025, in cui sono stati documentati 55 furti di veicoli a motore per un giro d’affari che si aggira sui 2 milioni di euro.
A seguito delle indagini, nove soggetti si trovano in custodia cautelare, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a furto pluri-aggravato, estorsione e riciclaggio.
I pezzi di ricambio erano utilizzati per riparare altre vetture parzialmente o totalmente distrutte, in molti casi acquistate da officine a prezzi stracciati, così da realizzare un lauto guadagno.

Le indagini, effettuate dalla squadra investigativa del Commissariato di P.S. “ Porta Nuova”, hanno consentito inoltre di delineare l’organizzazione gruppo criminale. I ladri d’auto contavano su un’unica cabina di regia e che su una base logistica situata al piano terra di uno stabile di Viale della Regione Siciliana, all’interno della quale custodivano i veicoli rubati, anche di grossa cilindrata, per poi smontarli. All’interno dei locali si trovavano svariati apparecchi, quali inibitori di frequenze “jammer”, utilissimi per bypassare i gps installati sui mezzi asportati e dispositivi elettronici per avviare forzatamente le autovetture.
Le indagini hanno consentito di appurare che i furti di autovetture erano pianificati nei minimi particolari. Il veicolo da asportare doveva essere necessariamente parcheggiato sulla pubblica via, in zone sprovviste di sistemi di video-sorveglianza ed approfittando delle ore notturne. Una volta rubato il veicolo, lo parcheggiavano in un “luogo sicuro” in attesa di essere trasferito presso il sito deputato allo smontaggio e/o in attesa di “entrare in contatto” con il proprietario per la sua restituzione previo pagamento di un “riscatto”.

I sodali inoltre potevano contare su motoveicoli ed autoveicoli “staffetta” per raggiungere il luogo di custodia dei mezzi asportati e furgoni cabinati in grado di trasportare i pezzi di ricambio cannibalizzati e/o disfarsi delle componenti non riciclate.
I mezzi asportati, non restituiti agli aventi titolo, successivamente venivano trasferiti presso il sito di Viale Regione Siciliana, durante il tragitto scortati da altri soggetti della compagine con compito di “staffetta” e da soggetti “apri-pista”, volti ad appurare l’assenza di eventuali unità operative delle forze dell’ordine che avrebbero potuto intercettarli, così da avviare celeri operazioni di smontaggio e successivo trasporto delle componenti meccaniche, di carrozzeria e/o plastiche.
L’organizzazione criminale individuata prevedeva l’attribuzione di compiti specifici: supervisori, addetti al furto, staffette, apri-pista, addetti allo smontaggio (con turni lavorativi anche di 15 ore consecutive) e addetti alla rivendita.
Complessivamente sono 30 le persone indagate in stato di libertà a vario titolo per concorso in furto, concorso in estorsione e ricettazione. In due occasioni, la polizia li ha sorpresi in strada alla guida di mezzi ancora carichi di pezzi di ricambio rubati.
Controllate anche sette officine, di cui due poste sotto sequestro, una in zona corso Calatafimi ed una in zona Montegrappa, all’interno delle quali aveva luogo la rivendita di diverse componenti smontate dai veicoli rubati.

