giovedì, 21 Maggio 2026
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Non bastano due gol ed un Palumbo formato XXL: il Catanzaro elimina i rosanero. L'anno prossimo sarà il quinto campionato in Serie B

Palermo, niente storia: si passa alla geografia – LE PAGELLE

Il Palermo avrebbe voluto riscrivere la storia ma – ahinoi – la rivoluzione francese rimarrà quella, la scoperta dell’America sarà esattamente come l’abbiamo conosciuta finora e rimontare un 3-0 continuerà ad essere un’impresa più unica che rara. In compenso ai rosanero toccherà, invece, ripassare geografia. Sì, la geografia calcistica del campionato di Serie B 2026/2027 che vedrà la squadra di Inzaghi disputare il suo quinto torneo consecutivo in cadetteria. Diciamocela tutta: ribaltare il risultato sarebbe stata una missione quasi impossibile anche per Chef Borghese, figuriamoci per Chef Inzaghi che per tutto l’anno ci ha parlato della partita di Chiavari come di un evento epocale e di un campionato anomalo, solo perchè c’era chi correva più di lui.

Ma vabè, prendiamola così, non possiamo farne un dramma, diceva Battisti. E in fondo – come dicono quelli della Lega (la Lega B, attenzione!) – quello cadetto è “il campionato degli italiani”. E non siamo forse italiani noi? Dai, cancelliamo tutti i brutti pensieri e consoliamoci con una buona notizia: il Palermo potrà giocare nuovamente a Chiavari. E finalmente avremo qualcos’altro da raccontarci.

POHJANGOL GUIDA L’ASSEDIO

I rosanero spingono sull’acceleratore più di Kimi Antonelli e al 3° minuto quel diavolaccio biondo proveniente dalla terra finnica di nome Joel e cognome Pohjanpalo porta in vantaggio la squadra di Inzaghi. Il Catanzaro prova ad affacciarsi dalle parti di Joronen ma il Palermo è un toro scatenato che vede rosso anche nelle maglie giallorosse che non hanno nulla né di giallo né di rosso. Le occasioni – per dirla come il compianto Aldo Biscardi – fioccano come nespole, ma di entrare in porta non se parla. L’irreprensibile Marcenaro da Genova manda tutti negli spogliatoi.

RUI MODESTO NON BASTA, PASSA IL CATANZARO

Inizia la ripresa e pronti-via la squadra di Inzaghi va vicina al raddoppio: Palumbo colpisce il palo e oltre 33,000 spettatori si colpiscono la fronte con una sonora timpulata per lo sconforto. Da quel momento in poi è veramente Palermo contro Resto del mondo. Non bastasse il Catanzaro, i rosa devono lottare contro la malasorte, contro una direzione arbitrale a tratti fantasiosa e contro le probabili gufate che arrivano dalla terra di Brianza.

A battere Pigliacelli a turno ci provano tutti, steward e ghiacciolari compresi. Leggenda narra – ma non ci sono immagini che lo confermano e quindi rimarrà tale – che ad un certo punto il Dottor Matracia abbia provato un’incornata su cross di Pasquale il magazziniere. Il gol sui titoli di coda di Rui Modesto è un accendino lanciato in un bicchiere di benzina: una fiammata, un po’ di fumo e fischio finale del signor Marcenaro che, non ne dubitiamo, calcherà da qui a poco palcoscenici prestigiosi. Come arbitro? Sì, potrebbe essere, ma – a proposito di fiamme – non ci metteremmo la mano sul fuoco. Picciotti, mettete a riposo il fegato e fategli fare buone ferie, chè a fine agosto ci tocca ricominciare.

LE PAGELLE

Joronen 6,5. Quando viene interpellato, vola con quanto fiato in gola tenendo in piedi la baracca fino alla fine. La mancata promozione rosanero non passa per i suoi guantoni santi.

Pierozzi 6. Il nuovo modulo lo costringe a stare più guardingo. Quando può si propone, ma là davanti c’è talmente tanta gente che pare il banco salumeria del supermercato quando c’è il prosciutto cotto in offerta.

Peda s.v. Si struppìa quasi subito. Le sue lacrime, le nostre lacrime.

Dal 16° Magnani 6,5. Alzi la mano chi non s’è fatto il segno della croce quando ha visto entrare il 96! Ah ecco, nessuno… Invece Magno se la smazza egregiamente. Non sempre puntuale, ci mette tanto mestiere, ma in sostanza anestetizza ora Pittarello, ora Iemmello.

Ceccaroni 6,5. Vale anche per lui il discorso tattico. Non essendo braccetto resta inchiodato sulla linea come cosparso di colla cianoacrilica. Senza sbavature, peraltro.

Dal 76° Gyasi s.v. Entra per dare ossigeno nel finale.

Augello 5,5. Ciuf-ciuffa sulla fascia di sinistra sfiancandosi in un saliscendi perpetuo. Arriva, però, fuorigiri ogni volta che c’è da mettere un pallone com’i’cristiani in mezzo. Tanta quantità, poca qualità.

Segre 7. Rude, cattivo, impavido come poche altre volte. Corre, tampona, passa, smista, lava, stira e asciuga. Poi si fa male ed è costretto a fare quello che per mille ragioni mai e poi mai avrebbe voluto fare proprio in questa occasione: lasciare in campo prima del fischio finale.

Dal 50° Modesto 6,5. Il gol, quell’elemento in grado di tramutare qualsiasi cosa in oro. Eh sì, perché dal suo ingresso l’angolano si era messo in mostra per pochissimo arrosto in mezzo a nuvolate immense di fumo denso. Epperò, il golletto che ha permesso di vivere un’appendice di sogno, merita un piccolo premio.

Ranocchia 7. Attento, lucido, concentrato. Sempre la giocata facile, non intesa come elementare ma come proficua. E del resto il sommo poeta Lucio lo diceva già tanti anni fa: l’impresa eccezionale è l’essere normale. Dalla (la palla!).

Johnsen 6,5. Si divora un gol grande quanto Oslo, Bergen e Stavenger messe insieme, ma “Circotogni” è in serata di show e gli riescono anche tutte quelle giocate che in altri contesti sono state calamite di maleparole in trecentoventotto lingue diverse tra cui lo swahili e l’esperanto.

Le Douaron 5,5. Il “fantasma di Brest” svolazza e slenzuola senza costrutto per quarantacinque minuti. Dopodichè o il fisico non ha retto o forse – forse! – anche Inzaghi ha capito che il francese ha con la porta lo stesso feeling di Ben Gvir con la Global Sumud flotilla.

Dal 46° Vasic 5,5. Gli mancano sempre due centesimi per fare un euro. Lo vedi che si sbatte con voglia, che prova a rendersi pericoloso, che mette in campo sacrificio e abnegazione. Però alla fine porta a casa un pugno di mosche. È giovane, si dirà. Si, buonanotte. A 24 anni solo in Italia si è giovani da non bruciare. In tutto il globo terracqueo – se meritano – a quell’età hanno almeno tre/quattro stagioni disputate da protagonista. Peter Pan.

Palumbo 8. Semplicemente mostruoso. Gioca un’infinità di palloni, ne sradica dai piedi avversari altrettanti, si propone per la giocata offensiva e un attimo dopo sta rinculando aggredendo gli avversari. Nel palo che colpisce in avvio di ripresa c’è, forse, tutta la sua carriera: una brusca frenata nel momento più bello. Interruptus.

Pohjanpalo 7. Il leone finnico ha una sola vera occasione e centra subito il bersaglio grosso. Gioca una partita maschia e piena di grinta, finalmente, anche quando non ha il pallone in bocca.

Inzaghi 6. Volente o nolente gli tocca uscire dalla sua comfort zone e cambiare modulo. E guarda un po’, si vede un Palermo arrembante dal primo al novantesimo con un calcio di aggressione e proposizione. Folgorato sulla via del prossimo campionato di Serie B. Damascato.

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