martedì, 24 Marzo 2026
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La replica del vicepresidente della quarta Circoscrizione

Palermo, il caso Ciolino-Lupo si infiamma: il vicepresidente replica sui social

Dopo il rifiuto di rilasciare dichiarazioni alla stampa, arriva sui social la replica di Salvatore Lupo, vicepresidente della Quarta Circoscrizione, finito al centro della polemica per la presunta aggressione al tiktoker palermitano Alessio Ciolino.

Nelle ore successive alla diffusione della notizia, Lupo aveva scelto la linea del silenzio con i giornalisti, limitandosi a far sapere tramite la nostra redazione che non avrebbe commentato l’accaduto, annunciando contestualmente azioni legali. Una posizione che lasciava la vicenda sospesa tra le accuse di Ciolino e l’attesa di eventuali sviluppi giudiziari.

A sorpresa, però, il vicepresidente è intervenuto direttamente sulla propria pagina Facebook con un lungo post, in cui ribalta completamente la ricostruzione dei fatti e si presenta come vittima di un attacco. «Nelle ultime ore sono stato oggetto di un attacco personale violento, fatto di minacce e diffamazione. Un modo di fare politica che non mi appartiene e che non accetterò mai», scrive Lupo.

Nel messaggio, il rappresentante della circoscrizione rivendica il proprio impegno sul territorio e respinge le accuse, spostando l’attenzione sul clima di scontro. «Da sempre lavoro per il mio quartiere e per la mia circoscrizione: il luogo in cui vivo, in cui vive la mia famiglia e per il quale voglio continuare a dare il mio contributo. I risultati raggiunti sono concreti e i progetti in cantiere sono tanti».

Lupo insiste sul tema del rispetto istituzionale e critica duramente le modalità con cui la vicenda è stata portata all’attenzione pubblica. «Quanto accaduto è grave e inaccettabile. Essere minacciati fisicamente e diffamati attraverso i social network con video senza contraddittorio non è confronto politico: è qualcosa che va oltre ogni limite».

«Non entrerò in polemiche con chi utilizza i social per attaccare, distorcere la realtà o cercare visibilità. Io continuo a credere nel valore delle istituzioni e nel mandato che i cittadini mi hanno affidato, non nei like».

Infine, la conferma dell’azione legale già anticipata: «A tutela della mia persona, della mia storia e del mio operato, sto presentando querela per minacce e diffamazione attraverso i miei legali. La giustizia farà il suo corso».

Il caso, nato come una denuncia pubblica di aggressione, si trasforma così in uno scontro aperto tra versioni contrapposte, consumato non solo in strada ma anche sul terreno dei social network. Da un lato il racconto del tiktoker, dall’altro la replica istituzionale affidata a Facebook, con la magistratura chiamata ora a fare chiarezza su quanto accaduto.

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