sabato, 21 Marzo 2026
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Nessun caso collegato in Italia, ma il Ministero rafforza la sorveglianza e invita alla massima attenzione sui viaggiatori

Preoccupa la Meningite nel Regno Unito: l’Italia rafforza i controlli

La diffusione della meningite nel Regno Unito e le morti preoccupano le autorità sanitarie europee. Nella contea inglese del Kent si contano attualmente 29 casi, con un focolaio che ha già provocato due decessi. Dei 18 casi confermati attraverso analisi di laboratorio, ben 13 sono riconducibili al sierotipo B, una delle forme più diffuse e potenzialmente gravi della malattia meningococcica.

Nonostante il quadro epidemiologico britannico, in Italia la situazione resta sotto controllo. “In Italia al momento non sono segnalati casi correlati al focolaio di meningite in Gran Bretagna”, ha rassicurato Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute italiano. La dirigente ha però sottolineato come sia stata già inviata una nota informativa a Regioni e Province autonome con l’obiettivo di rafforzare la sorveglianza e garantire l’individuazione tempestiva di eventuali casi sospetti, soprattutto tra chi ha viaggiato recentemente nel Regno Unito. “Si ricorda che la malattia meningococcica è rara, ma può avere un decorso grave”, ha aggiunto.

La circolare ministeriale, firmata dalla stessa Campitiello e trasmessa anche agli enti coinvolti, tra cui l’ENAC, non introduce misure specifiche per gli aeroporti ma ribadisce la necessità di mantenere alta l’attenzione. Il rischio per la popolazione generale dell’Unione europea viene infatti definito “molto basso”, pur in presenza del focolaio localizzato nell’area di Canterbury, nel Kent.

Il documento evidenzia come, tra le persone esposte, il rischio di infezione resti contenuto per i soggetti già vaccinati contro il meningococco B, mentre sale a un livello moderato per i contatti stretti non vaccinati.

Particolare attenzione viene richiesta alle autorità sanitarie territoriali italiane, chiamate a intensificare la valutazione epidemiologica dei casi sospetti, soprattutto tra chi rientra da aree interessate dal focolaio. Centrale anche la tempestiva identificazione dei contatti stretti, che dovranno essere sottoposti a chemioprofilassi ed eventualmente vaccinati, oltre a essere monitorati per almeno dieci giorni.

La circolare insiste inoltre sulla necessità di garantire segnalazioni rapide ai sistemi di sorveglianza nazionali e di promuovere, ove possibile, attività di tipizzazione molecolare e sequenziamento. In questo ambito, un ruolo chiave è svolto dall’Istituto Superiore di Sanità, attraverso il laboratorio di riferimento nazionale per la malattia invasiva da meningococco, impegnato nel monitoraggio dei cluster e nell’analisi dell’evoluzione del patogeno. Il quadro complessivo, dunque, resta sotto controllo ma richiede vigilanza costante.

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