Una serata pensata per portare la cultura nei quartieri più complessi di Palermo si è trasformata nell’ennesimo teatro di tensione. Sul sagrato della chiesa di San Filippo Neri, nel cuore dello Zen, l’esibizione di Lello Analfino e Salvo Piparo è stata disturbata dall’esplosione ripetuta di fuochi d’artificio, sparati a più riprese a brevissima distanza dalla scena.
Un chiaro tentativo di intimidazione e disturbo nei confronti di uno spettacolo di forte impatto sociale e civile, incentrato sulla celebre e drammatica vicenda del Caravaggio rubato dalla mafia nel 1969.
La rassegna, promossa dal Teatro Massimo per portare l’opera e la narrazione teatrale direttamente nelle piazze più difficili della città, ha trovato nello Zen una risposta ambivalente: da un lato l’accoglienza del sagrato parrocchiale, dall’altro l’ostilità di chi ha cercato di coprire le voci degli artisti con il boato dei botti.
Nonostante il clima di evidente provocazione, Piparo e Analfino non si sono lasciati scalfire e hanno deciso di proseguire la rappresentazione fino alla fine, portando a termine l’esibizione con determinazione.



