Le associazioni attive allo Zen respingono le ricostruzioni che hanno collegato i fuochi d’artificio esplosi nella serata di ieri a un presunto gesto di intimidazione durante lo spettacolo teatrale di Salvo Piparo. I botti avrebbero celebrato il compleanno di un bambino che ha compiuto un anno e non hanno alcun legame con la criminalità o con la manifestazione culturale.
«Nella nostra città i fuochi d’artificio accompagnano spesso momenti di festa, proprio come accade con un brindisi», spiegano le associazioni Handala, Laboratorio Zen Insieme e Lievito. Il bambino vive a poca distanza dal luogo in cui si svolgeva lo spettacolo all’aperto e la famiglia ha deciso di festeggiare l’anniversario con alcuni giochi pirotecnici. A differenza delle celebrazioni per gli adulti, precisano, i fuochi sono partiti poco dopo cena e non a mezzanotte.
«Ci fa sorridere la visione fantasiosa di chi ha pensato che quei fuochi d’artificio fossero un atto di avversione contro la manifestazione culturale -affermano -. E se anche si fosse trattato di un gesto provocatorio e certamente biasimabile, ma così non è stato, attribuirgli automaticamente una matrice mafiosa o paramafiosa, come se qualcuno avesse ascoltato i testi dello spettacolo, riconosciuto un messaggio antimafia e deciso di boicottare lo spettacolo in quanto tale, significa costruire una narrazione che ha il sapore delle cronache sensazionalistiche più che dell’analisi dei fatti» aggiungo.
«Una lettura forzata, macchinosa e inverosimile soprattutto dannosa, perché alimenta ancora una volta la narrazione del quartiere irredimibile. Prendiamo quindi le distanze con fermezza da chi, con continue narrazioni tossiche, alimenta la discriminazione di un quartiere già in ginocchio».
«Apprezziamo invece il tentativo di portare la cultura allo Zen, auspicando che le prossime manifestazioni culturali prevedano un maggiore coinvolgimento del tessuto associativo che da anni opera nel quartiere. Saremo felici di dare il nostro supporto – come già diverse volte avvenuto in passato – per avvicinare il più possibile le persone che vivono allo Zen a tutti gli eventi culturali che le grandi istituzioni della città organizzano in questo territorio concludono».



