La Celebrazione Eucaristica del 14 luglio, inserita nel programma liturgico del 402° Festino di Santa Rosalia, ha rappresentato anche quest’anno anche un significativo segno di comunione ecclesiale. Oltre sessanta cantori, appartenenti a più di trenta comunità dell’Arcidiocesi di Palermo, hanno costruito insieme il servizio del canto della Santa Messa celebrata nella Cattedrale di Palermo e presieduta da don Natale Fiorentino, Reggente del Santuario di Santa Rosalia.
Il servizio del canto è stato affidato al Coro “Giovanni Pierluigi da Palestrina” che, come già avvenuto nelle precedenti edizioni, ha rivolto un invito aperto ai cantori delle parrocchie, delle rettorie, dei santuari, delle associazioni e delle diverse realtà ecclesiali dell’Arcidiocesi di Palermo, chiamandoli a condividere liberamente la preparazione e l’animazione della Celebrazione. Nessuna selezione, ma il desiderio di costruire insieme un unico coro al servizio della liturgia. All’iniziativa hanno aderito oltre sessanta cantori provenienti da più di trenta comunità ecclesiali, accompagnati dall’organo e dal trio di ottoni e diretti dal maestro Giosuè D’Asta.
L’iniziativa, giunta ormai alla sua quarta edizione, continua così a crescere come un’esperienza di autentica koinonía, quella comunione fraterna che trova nella liturgia la sua espressione più alta. Il dato più significativo non è tanto quello numerico, quanto la possibilità di far incontrare persone che, pur appartenendo a comunità diverse, condividono il medesimo desiderio di servire la preghiera della Chiesa attraverso il ministero del canto.
Per alcuni giorni uomini e donne provenienti da parrocchie, santuari, rettorie, associazioni e realtà corali differenti hanno condiviso studio personale, prove, dialogo e amicizia, imparando a conoscersi e a collaborare. L’obiettivo non era semplicemente preparare un repertorio musicale, ma costruire insieme un unico servizio liturgico, nel quale ciascuno mettesse il proprio talento a disposizione dell’intera assemblea.
Le due prove, ospitate presso la Cappella della Madonna di Monte Oliveto del Seminario Arcivescovile di Palermo, sono diventate così un piccolo laboratorio di fraternità. Anche il repertorio musicale è stato concepito come un itinerario attraverso alcune tra le pagine più significative della musica liturgica italiana.
Per l’Ordinario della Messa è stata scelta la Messa “Vaticano II” di Luigi Picchi, recentemente riproposta dall’Ufficio Liturgico Nazionale. Composta nel 1965, anno della conclusione del Concilio Vaticano II, essa rappresenta la prima Messa in lingua italiana ed è divenuta uno dei simboli più significativi della riforma liturgica. Ancora oggi, a sessant’anni dalla sua composizione, conserva una sorprendente modernità musicale e continua a favorire quella partecipazione piena, consapevole e attiva dell’assemblea auspicata dalla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium.
La Celebrazione si è aperta con “Te delle Vergini”, composto da Monsignor Antonino “Don Nino” Ortolano, tra le figure più autorevoli della musica liturgica siciliana, ispirato all’antico inno latino Jesu, corona Virginum. Il repertorio ha inoltre proposto due composizioni di Mons. Giuseppe Liberto, già Direttore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”: “Gloria a Te”, tratto dalla raccolta Didaké, e “Canti la mia bocca”, pagine che testimoniano una feconda sintesi tra qualità artistica e servizio liturgico. Durante la Comunione è stato eseguito l’O Salutaris Hostia di Lorenzo Perosi, mentre al termine della Celebrazione il tradizionale “Diva cui diedero”, il celebre inno, ha accompagnato il congedo dell’assemblea nel segno della plurisecolare devozione della Chiesa palermitana verso Santa Rosalia.
“In un tempo nel quale si avverte spesso il bisogno di ricostruire relazioni e legami di fraternità – dice il maestro Giosuè D’Asta –, l’esperienza vissuta in occasione del 402° Festino di Santa Rosalia ha mostrato come la liturgia possa ancora generare comunione. Non soltanto attraverso la celebrazione dei santi misteri, ma anche mediante quel paziente lavoro di preparazione, ascolto reciproco e collaborazione che trasforma molte voci in un’unica lode a Dio e molti cammini in un’unica Chiesa”.


