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	<title>L&#039;opinione Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<description>Qdp - Giornale di informazione: una finestra su Palermo</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Sep 2026 07:54:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>L&#039;opinione Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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		<title>Palermo, ancora polemiche su Miccoli: il diritto di rialzarsi dopo aver pagato</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-ancora-polemiche-su-miccoli-il-diritto-di-rialzarsi-dopo-aver-pagato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[palermo fc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una domanda oggi è inevitabile: che senso ha una pena, se dopo averla scontata non esiste alcuna possibilità di essere riaccolti dalla società?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono vicende che continuano a dividere anche a distanza di anni. Quella di <strong>Fabrizio Miccoli</strong> è una di queste. A Palermo basta pronunciare il suo nome per riaprire una ferita che sembra insanabile: da una parte chi ricorda il capitano che ha scritto <strong>pagine importanti della storia rosanero</strong>, dall&#8217;altra chi non riesce, e forse non vuole, dimenticare quelle <strong>parole gravissime pronunciate nei confronti della memoria del giudice Giovanni Falcone</strong>.</p>



<p>Il punto, però, non è stabilire chi abbia ragione tra chi applaude e chi fischia. Il punto è un altro: capire<strong> quale idea di giustizia vogliamo difendere</strong>. Perché se il principio è che una persona debba essere condannata per sempre, anche dopo aver affrontato un processo, subito una sentenza definitiva e scontato la propria pena, allora stiamo sostenendo qualcosa di molto diverso dalla giustizia. Stiamo sostenendo l&#8217;<strong>ergastolo morale</strong>. E questo non è ciò che prevede uno Stato di diritto.</p>



<p>Nessuno può chiedere ai palermitani di dimenticare. Nessuno può pretendere che venga cancellata l&#8217;indignazione provocata da quelle espressioni che ferirono profondamente <strong>Palermo, cresciuta nel nome del sacrificio di Falcone e Borsellino</strong>. La memoria non va cancellata, né riscritta. Ma memoria e condanna perpetua non sono la stessa cosa.</p>



<p>Miccoli è stato <strong>giudicato dai tribunali</strong>. È stato condannato. Ha conosciuto il carcere. Ha pagato un prezzo umano, professionale e mediatico enorme. Soprattutto, ha dovuto convivere con un marchio che probabilmente lo accompagnerà per tutta la vita. La domanda è: <strong>cosa dovrebbe fare ancora per dimostrare il proprio pentimento?</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-65626" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia-1024x682.jpeg 1024w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia-300x200.jpeg 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia-768x512.jpeg 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia-150x100.jpeg 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia-696x464.jpeg 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia-1068x712.jpeg 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/09/miccoli-bacia-la-maglia.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Miccoli bacia la maglia del Palermo &#8211; Ph. Antonio Melita</figcaption></figure>



<p>Per molti la risposta sembra essere semplice: nulla, perché certi errori sono imperdonabili. È una posizione <strong>comprensibile sul piano emotivo</strong>, ma estremamente fragile sul piano civile. Se infatti esistono persone alle quali non sarà mai riconosciuta alcuna possibilità di cambiamento, allora la funzione rieducativa della pena diventa una formula vuota. A quel punto il carcere non serve a recuperare, ma soltanto a punire.</p>



<p>Eppure proprio Palermo è la città che più di tutte dovrebbe comprendere il valore della scelta tra vendetta e legalità. Lo ha dimostrato la stessa famiglia Falcone. <strong>L&#8217;incontro tra Miccoli e Maria Falcone non ha cancellato il passato</strong>, ma ha rappresentato qualcosa di molto più importante: il riconoscimento di un percorso di consapevolezza e di responsabilità. Un gesto che non pretende di assolvere, ma che invita a guardare oltre l&#8217;errore.</p>



<p>Chi oggi contesta l&#8217;evento del Barbera ha naturalmente il diritto di esprimere il proprio dissenso. È legittimo. Ma dovrebbe interrogarsi su un aspetto fondamentale: se perfino chi custodisce la memoria di Giovanni Falcone ha scelto<strong> la strada del confronto </strong>e non quella della demonizzazione perpetua, perché la città dovrebbe sentirsi autorizzata a essere più inflessibile delle vittime stesse?</p>



<p><strong>L&#8217;ultima partita di Miccoli </strong>non è stata la celebrazione di un uomo senza macchie. È stata semmai la rappresentazione di una verità spesso scomoda: <strong>gli esseri umani sbagliano</strong>, talvolta in modo grave, ma una comunità democratica si misura dalla capacità di distinguere tra l&#8217;errore commesso e la persona che prova a rimediare.</p>



<p>Anche la destinazione benefica dell&#8217;evento va letta in questa chiave. Non come un&#8217;operazione d&#8217;immagine, come qualcuno sostiene, ma come <strong>un segnale concreto</strong>: trasformare una pagina dolorosa in un&#8217;opportunità per la collettività. Perché il riscatto autentico non passa dalle parole, ma dai fatti. Si può continuare a non amare Miccoli. Si può scegliere di non applaudirlo. Si può persino ritenere insufficiente il suo percorso. Quello che non dovrebbe essere accettato è l&#8217;idea che una persona, una volta caduta, debba rimanere a terra. <strong>Per sempre</strong>.</p>
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		<title>Palermo capolista tra magie e soliti nasi storti</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-capolista-tra-magie-e-soliti-nasi-storti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 08:58:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[palermo fc]]></category>
		<category><![CDATA[serie b]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra la stella di Vavassori e l'equilibrio ritrovato con Estevez, la squadra di Inzaghi conquista il primato solitario ma deve fare i conti con una parte di tifoseria mai contenta</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Palermo <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/calabro-padova-abbiamo-messo-in-difficolta-il-palermo/" type="post" id="64785">vince 2 a 1 </a></strong>contro gli amici del <strong>Padova</strong>, consolida il primato solitario in classifica a quota tredici punti in cinque gare e guarda tutti dall&#8217;alto in basso. Eppure il sottofondo di scetticismo di cui parlavamo qualche giorno fa, dopo <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/palermo-e-i-guardiola-da-tastiera-mai-soddisfatti/" type="post" id="64421">la sfida pareggiata contro l&#8217;Avellino</a></strong>, non accenna a spegnersi. Il bersaglio preferito dei critici di professione resta il gioco espresso dalla formazione di Inzaghi, ritenuto da molti poco brillante o fin troppo affidato alle giocate dei singoli. Un’analisi che forse scambia il cinismo e la capacità di soffrire per fragilità, ignorando del tutto la sostanza di una <strong>partenza di campionato semplicemente straordinaria</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La serie B non si vince solo con il bel gioco</h2>



<p>La sfida contro il Padova ha raccontato esattamente cosa significa essere <strong>una grande squadra in un torneo difficile</strong>. Il primo tempo ha mostrato indubbiamente qualche crepa di troppo e diversi svarioni difensivi su cui l&#8217;allenatore dovrà lavorare. In quelle fasi di sbandamento è servita ancora una volta la classe del sorprendente <strong>Fortin</strong>, autore di miracoli provvidenziali che hanno tenuto in piedi il risultato proprio come accaduto nella difficile trasferta di Avellino. Ma la forza di questo gruppo sta nella capacità di <strong>incassare il colpo e reagire</strong> con rabbia e qualità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un talento in prestito </h2>



<p>La risposta rosanero si chiama <strong>Vavassori</strong>, il talento arrivato in prestito dall&#8217;Atalanta che sta incantando la tifoseria e cancellando sul campo i timori legati alla lunga assenza dell&#8217;infortunato <strong>Strefezza</strong>. La sua prestazione è stata una gemma pura: prima il gol del pari sul finire della prima frazione, poi la perla della ripresa con una magia di tacco a rientrare e la conclusione vincente di sinistro. In entrambe le occasioni fondamentale è stato l&#8217;altrettanto decisivo apporto di <strong>Johnsen</strong>, ispiratore costante e autore dei due assist che hanno spianato la strada verso i tre punti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Palermo soffre a centrocampo </h2>



<p>Guardando la struttura tattica della squadra, emerge chiaramente come il Palermo debba ancora registrare la gestione dei contropiedi avversari, sofferti specie nella prima parte di gara. Tuttavia, i cambi della ripresa hanno mostrato la via che andrebbe seguita per il futuro. L&#8217;ingresso di <strong>Estevez</strong> ha garantito quella protezione e quelle geometrie indispensabili per sostenere il baricentro, offrendo un bilanciamento tra le due fasi molto più solido rispetto alla <strong>propensione nettamente offensiva di Ranocchia e Segre</strong>. Altrettanto positivo è stato l&#8217;impatto di <strong>Gomes</strong>, prezioso nel dare sostanza e ritmo in mezzo al campo nei momenti cruciali della contesa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Serie B, 20 giorni di stop</h2>



<p>Ora la lunga <strong>pausa di campionato</strong> permetterà di ricaricare le pile fino al rientro in campo previsto per il 9 ottobre. Inzaghi avrà il tempo necessario per affinare i meccanismi e correggere i <strong>difetti</strong> emersi in queste prime uscite. Nel frattempo, a chi continua a storcere il naso perfino davanti a una <strong>classifica da</strong> <strong>primi della classe</strong> non resta che ricordargli che nel calcio, soprattutto in cadetteria, i punti contano più dei sofismi estetici. Questo Palermo sa soffrire, sa vincere e sa stare in vetta senza soffrire di vertigini. </p>



<p></p>
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		<item>
		<title>L’eredità spezzata di Lea e Denise: quando il patriarcato mafioso soffoca il diritto di scegliere</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/lea-denise-patriarcato-mafioso-suicidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 09:59:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sacrificio di una madre e l’isolamento di una figlia rivelano le falle di uno Stato forte nella repressione ma fragile nella tutela umana delle sue vittime</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La vicenda di <strong>Lea Garofalo</strong> e della figlia <strong>Denise Cosco</strong> rappresenta una delle pagine più dolorose e al tempo stesso emblematiche della lotta alla &#8216;ndrangheta e della ribellione al sistema patriarcale mafioso. Lea scelse di spezzare la catena dell&#8217;omertà denunziando le dinamiche criminali della propria famiglia e dell&#8217;ex compagno <strong>Carlo Cosco</strong>, spinta dal desiderio viscerale di offrire a sua figlia una vita libera dalla violenza e dalla sopraffazione. </p>



<p>Dopo anni trascorsi nell&#8217;ombra e nell&#8217;isolamento del programma di protezione, Lea venne attirata in un agguato a Milano nel 2009 e assassinata. Denise, ancora giovanissima, raccolse l&#8217;eredità morale materna: trovò la forza straordinaria di ribellarsi al proprio stesso padre, testimoniando contro di lui in tribunale e portando alla condanna degli esecutori del delitto. Cresciuta con il peso devastante di quel lutto, privata della propria identità e del diritto a una giovinezza serena, la ragazza ha portato con sé una ferita mai rimarginata fino alla sua tragica e recente scomparsa a trentacinque anni, la medesima età in cui la madre venne uccisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;opinione</h2>



<p>Le storie di Lea e di Denise meritano più di un semplice trafiletto di cronaca. Una vicenda sconvolgente che racconta di più quando ci si sente costretti a rinunciare alla propria vita dopo averla rivendicata in maniera così forte e decisa. Il grido di dolore di Lea si amplifica in Denise, e con lei si lancia una denuncia sociale da non sottovalutare.</p>



<p><em>Lea Garofalo</em> e <em>Denise Cosco</em> incarnano <strong>la storia violenta delle mafie e del patriarcato </strong>che ne mutua i codici. È una <em>terribile storia di <strong>femminicidio</strong></em> e delle sue <em>conseguenze devastanti</em> su chi resta. Ma è anche qualcosa di più: è la storia di un <em>femminicidio</em> vissuto dentro ogni <em>sistema mafioso</em>, dove la donna non deve rispondere soltanto all’uomo che la opprime, ma all’intera organizzazione che ne controlla i gesti, la libertà, il corpo, la maternità, la vita stessa.</p>



<p>È la storia del <em><strong>retaggio</strong> del patriarcato</em> che, <em>nelle mafie</em>, diventa struttura di <em>dominio assoluto</em>.<br>La loro vicenda <em>è una storia di riscatto sociale</em> che oggi trova una culla nel progetto <em>“Liberi di Scegliere”</em>, perché racconta la forza dell’amore di una madre che, da sola e <em>contro ogni forma di violenza</em>, trova il coraggio di salvare la propria figlia.</p>



<p>È la storia del <em>diritto di scegliere in libertà</em>: il <strong>diritto alla vita</strong>, al lavoro e a una giusta retribuzione; il diritto alla tutela dello Stato e all’incolumità personale; il diritto alla libertà di espressione e alla libertà personale; il diritto alla famiglia e alla genitorialità; il diritto all’identità e a una normale vita sociale, quando invece si è costretti a cambiarla per ragioni di sicurezza.<br>È il diritto, troppo spesso negato, di vivere la propria giovinezza in serenità.</p>



<p>La loro vicenda <em>denuncia </em><strong><em>i limiti</em> di un’Italia</strong> spesso <em>priva di visione</em>, capace di intervenire efficacemente in chiave repressiva e giudiziaria, ma drammaticamente <em>carente</em> nella prevenzione, nella cura, nella protezione sociale e nella rinascita delle vittime. Il loro sacrificio non è solo una cronaca di sangue o una questione interna alle dinamiche criminali: <em>è un severo monito istituzionale</em>. </p>



<p>Per sconfiggere le mafie i tribunali non bastano. Servono <strong>percorsi educativi strutturati, reti assistenziali solide e un supporto psicologico continuo</strong>, <em>affinché nessuno rimanga mai più solo dopo aver scelto di schierarsi dalla parte giusta dello Stato</em>.</p>
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		<item>
		<title>Da Genova polemiche da bar: Palermo più forte della Samp, ha vinto meritatamente</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/genova-polemiche-da-bar-palermo-piu-forte-della-samp-ha-vinto-meritatamente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 11:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[palermo fc]]></category>
		<category><![CDATA[serie b]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Troppe polemiche del dopo partita: da Genova arrivano commenti poco lucidi e l'alibi su una direzione di gara non ritenuta all'altezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/genova-polemiche-da-bar-palermo-piu-forte-della-samp-ha-vinto-meritatamente/">Da Genova polemiche da bar: Palermo più forte della Samp, ha vinto meritatamente</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Doriani, ma che <strong>partita</strong> avete visto? Un successo che, giudicandolo con obiettività, senza lasciarsi trasportare dalla furia cieca del tifo, è assolutamente meritato per quanto mostrato sul campo. Ma sponda Samp arriva da ieri un <strong>rumore di fondo</strong> fastidioso, e le solite immancabili discussioni sul direttore di gara.</p>



<p>Il verdetto finale del campo premia <strong>un Palermo maturo</strong>, cinico, capace di gestire i momenti chiave della partita e di portare a casa un risultato ampiamente legittimato da quanto prodotto nell&#8217;arco dei novanta minuti. </p>



<p>Dal fronte blucerchiato si avverte invece, dalle parole di <a href="https://quotidianodipalermo.it/corradi-sampdoria-siamo-stati-superiori-al-palermo/" type="post" id="63889">Corradi</a>, da quelle di <a href="https://quotidianodipalermo.it/il-palermo-cala-il-tris-battuta-la-sampdoria-al-barbera/" type="post" id="63879">Insigne</a> e del direttore sportivo, e dai commenti dei tifosi liguri, un <strong>tentativo di ridimensionare la prestazione dei padroni di casa</strong>, dipingendo una gara diversa da quella realmente andata in scena: la Sampdoria ha disputato un match ordinato ma privo di quello spessore tecnico o di quell&#8217;assedio costante che giustificherebbero certi toni trionfalistici o recriminazioni esagerate. Una squadra sprecona, inconcludente, che per demeriti suoi (probabilmente paga anche le numerose defezioni), ma soprattutto per meriti del Palermo, non è stata capace di tirare in porta più di due volte. In una di queste ha fatto gol. </p>



<p>Anche sul piano dell&#8217;operato arbitrale, le analisi a mente fredda restituiscono una direzione sostanzialmente equilibrata. Le proteste per l&#8217;episodio che ha visto coinvolto <strong>Palumbo</strong> nei minuti finali appaiono sovradimensionate rispetto alla realtà dell&#8217;azione. L&#8217;intervento del centrocampista rosanero si configura chiaramente come un classico <strong>fallo di foga</strong> e d&#8217;inerzia: arrivato in evidente ritardo nell&#8217;impatto sul pallone, il giocatore non ha affatto mostrato malizia o cattiveria agonistica verso l&#8217;avversario.</p>



<p>Una dinamica che si colloca in quella zona grigia tra un’ammonizione severa e un provvedimento più pesante, ma la scelta di estrarre il cartellino giallo rientra appieno nel campo della ragionevolezza di gara. Non si ravvisano per il resto altri episodi di rilievo gravi che abbiano potuto condizionare l&#8217;andamento di una sfida decisa semplicemente dal merito e dalla concretezza dei protagonisti. Nessun rigore non dato alla Sampdoria, nessun gol annullato, nessuna espulsione immotivata. Parlare di direzione arbitrale non adeguata, accampando quasi un alibi alla sconfitta, è (consentiteci il termine) piuttosto patetico per chi ha visto l&#8217;intera gara.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Palermo vince col minimo sforzo</h2>



<p>Di certo non è stata la prestazione migliore dei rosa in questo inizio stagione. Ma il Palermo, a parte per il 2 a 1 di Insigne che ha messo un po&#8217; di preoccupazione, ha controllato la gara in piena serenità, da grande squadra, colpendo al cuore i blucerchiati in momenti topici. Il risultato, 3 a 1, rispecchia i valori in campo. Il massimo ottenuto con un non estremo sforzo ma andando al tiro in porta per ben 6 volte. Il triplo rispetto agli avversari. Poco possesso ma tante occasioni. Anche questo è da grande squadra: guadagnare i 3 punti pur non giocando la migliore partita della stagione. Forse i blucerchiati, che il grande calcio lo conoscono, dovrebbero tenerne conto, invece di recriminare sul nulla cosmico.</p>



<p>Infine, se proprio in casa blucerchiata si avverte il bisogno di trovare una reale nota stonata nella giornata, bisognerebbe forse rivolgere lo sguardo all’altezza del petto. Vedere la Sampdoria scendere in campo con una combinazione cromatica così distante dalla propria gloriosa tradizione – al punto da far venire un colpo al cuore ai tifosi più nostalgici per una vaghissima e inquietante somiglianza con i rivali di sempre del Genoa – è stato forse l&#8217;unico vero, grande abbaglio della partita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Femminicidio è il termine corretto: è successo di nuovo, butta l&#8217;ex dal ponte e si uccide</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/femminicidio-e-il-termine-corretto-e-successo-di-nuovo-butta-lex-dal-ponte-e-si-uccide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 10:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=63689</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’orrore di Barberino del Mugello ci dimostra che non siamo di fronte a semplici delitti, ma a un fenomeno sociale mirato che richiede parole adeguate per classificarlo correttamente </p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/femminicidio-e-il-termine-corretto-e-successo-di-nuovo-butta-lex-dal-ponte-e-si-uccide/">Femminicidio è il termine corretto: è successo di nuovo, butta l&#8217;ex dal ponte e si uccide</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lorena <strong>Isceri</strong> aveva 46 anni quando la sua vita è stata spezzata sulla A1, a Barberino del Mugello. Picchiata con brutalità dal fidanzato <strong>Federico Vella</strong>, rinchiusa nel bagagliaio e lanciata nel vuoto da un viadotto prima che l&#8217;uomo si togliesse a sua volta la vita. Un episodio che lascia sgomenti per la sua spietatezza, ma che diventa l&#8217;ennesima spunta di un bollettino di guerra.</p>



<p>Bisogna allora sforzarci di comprendere la reale natura di ciò che sta accadendo. La vera <strong>sfida culturale</strong>, infatti, si gioca anche sul terreno dell&#8217;analisi e delle parole con cui scegliamo di definire questo orrore. Chiamarlo <strong>femminicidio</strong> non risolve il problema ma inquadra in una categoria specifica il reato che non puó e non deve essere catalogato come un classico omicidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vannacci e il femminicidio </h2>



<p>Di recente, le affermazioni del generale <strong>Roberto Vannacci </strong>hanno riacceso il dibattito sulla legittimità del termine, da lui bollato come <strong>un’invenzione linguistica superflua</strong> da cancellare in favore della dicitura generica di <em>omicidio</em>. Sostenere che una parola valga l&#8217;altra significa però ignorare la sostanza stessa delle cose: il linguaggio non serve soltanto a registrare un fatto, ma <strong>a spiegarne la matrice</strong>.</p>



<p>Utilizzare la parola <em>femminicidio</em> non equivale a stabilire un&#8217;assurda gerarchia sul valore della vita umana, quasi che la morte di una donna pesi più di quella di un uomo. Al contrario, serve a circondare <strong>un perimetro preciso</strong>: <strong>identifica il reato commesso contro una donna in quanto tale, scaturito dall&#8217;incapacità dell&#8217;aggressore di accettare la sua indipendenza, un rifiuto, una scelta di separazione o l&#8217;interruzione di un rapporto di possesso</strong>. Un reato comune risponde a dinamiche criminali generiche; il femminicidio risponde a uno <strong>schema relazionale e tossico ben preciso</strong>.</p>



<p>I dati statistici su scala globale e nazionale mostrano una tendenza inequivocabile: mentre i delitti generali tendono a diminuire, le aggressioni mortali maturate in ambito affettivo o familiare continuano a mietere vittime. Ridurre questa realtà a un indistinto problema di ordine pubblico significa nascondere la radice sistemica e patriarcale del fenomeno.</p>



<p>Persino la premier <strong>Giorgia Meloni</strong> è intervenuta sulla questione per replicare alle posizioni di Vannacci, ribadendo con chiarezza che <strong>il femminicidio esiste </strong>eccome, e che la sua essenza risiede proprio nel rifiuto dell&#8217;autonomia e della libertà femminile. <strong>Riconoscere questa specificità non è un vezzo ideologico, ma il presupposto fondamentale per formulare leggi efficaci, tutele adeguate e percorsi di prevenzione nelle scuole e nella società</strong>.</p>



<p>Finché la pretesa di decidere della propria vita continuerà a trasformarsi in un fattore di rischio per tantissime donne, eliminare dal vocabolario il termine che ne descrive la spinta violenta sarebbe un grave arretramento. Chiamare le cose con il loro nome resta il primo passo irrinunciabile per poterle, un giorno, sconfiggere davvero.</p>
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		<title>Conca d&#8217;Oro, sui social è già partito il catastrofismo: quali sono i reali rischi</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/conca-oro-sui-social-partito-catastrofismo-quali-sono-reali-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=63384</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli "esperti da divano" hanno già decretato la morte del Centro commerciale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A poche ore dai primi soccorsi e mentre i<strong> Vigili del Fuoco </strong>stanno ancora completando le operazioni di bonifica tra le rovine del <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/conca-doro-dopo-incendio-langoscia-lavoratori-temiamo-per-nostro-futuro/">Conca d&#8217;Oro</a>,</strong> il verdetto è già stato emesso. Non nelle aule di un tribunale, né nelle relazioni tecniche dei periti, ma nell&#8217;infallibile e implacabile tribunale dei <strong>social network</strong>. Leggendo centinaia di commenti apparsi in rete, il destino del centro commerciale palermitano sembra già deciso: &#8220;Non riaprirà mai più&#8221;, &#8220;Ci vorranno decenni&#8221;, &#8220;Le aziende falliranno tutte&#8221;, &#8220;Dove li trovano i soldi per ricostruire?&#8221;.</p>



<p><strong>Un catastrofismo d&#8217;impatto, pronunciato con una sicumera incrollabile da chi sembra aver già effettuato carotaggi, verifiche di stabilità e bilanci consolidati direttamente dal divano di casa.</strong></p>



<p>In questo delirio apocalittico, c&#8217;è un dettaglio banale che quasi nessuno sembra ricordare: il mondo dell&#8217;impresa e delle grandi strutture commerciali non funziona come il salvadanaio di casa. <strong>Esistono strumenti chiamati polizze assicurative</strong>. Quindi parlare di bancarotta imminente senza citare coperture sul fabbricato, assicurazioni sulle merci, garanzie sugli impianti o tutele contro l&#8217;interruzione dell&#8217;attività è banale e da disconoscitori della materia. Un colosso di quelle dimensioni non è una bottega di quartiere che deve contare i contanti nel cassetto per riparare il soffitto.</p>



<p>Certo, la realtà è complessa e nessuno sostiene che l&#8217;assicurazione sia una bacchetta magica. Entrano in gioco variabili cruciali: massimali, franchigie, perizie di responsabilità e la diversa natura dei soggetti coinvolti. Ma la vera urgenza dal punto di vista operativo oggi è la salvaguardia immediata dell&#8217;edificio: prima dell&#8217;arrivo delle piogge sarà indispensabile trovare una soluzione provvisoria per coprire la porzione in cui il tetto è crollato, evitando che le infiltrazioni d&#8217;acqua compromettano le strutture interne ancora integre e aggravino ulteriormente il conto dei danni.</p>



<p><strong>Ma la vera autentica priorità a cui rivolgere l&#8217;attenzione, non è il gossip da tastiera ma la tenuta occupazionale delle centinaia di lavoratori che da quel centro traggono sostentamento</strong>. Per arginare la crisi nell&#8217;immediato, la normativa mette a disposizione strumenti di sostegno al reddito attivabili proprio nelle situazioni di emergenza imprevista. Le aziende potranno ricorrere alla <strong>Cassa Integrazione (CIGS) o all&#8217;assegno di integrazione salariale erogato dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS)</strong> per eventi oggettivamente non evitabili. Per le realtà più piccole o prive di ammortizzatori ordinari, la palla passerà alla <strong>Regione </strong>per l&#8217;attivazione della cassa integrazione in deroga. Strumenti cruciali per congelare i posti di lavoro e garantire una continuità reddituale alle famiglie durante i mesi di chiusura forzata.</p>



<p>Il danno è grave e la preoccupazione dei dipendenti è legittima, ma scambiare l&#8217;angoscia per competenza peritale è un esercizio sterile e dannoso. Prima di consegnare al macero il <strong>Conca d&#8217;Oro</strong> e condannare alle ortiche un intero indotto, sarebbe il caso di far diradare il fumo e lasciare la parola a chi di dovere: periti, ingegneri strutturisti, assicurazioni e istituzioni. Preferibile rispetto alle diagnosi affrettate formulate dai soliti tuttologi digitali.</p>
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		<title>Palermo, caccia al vice-Pohjanpalo: Gabrielloni è un rinforzo intelligente</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-caccia-al-vice-pohjanpalo-gabrielloni-e-un-rinforzo-intelligente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Apprendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 14:58:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calciomercato]]></category>
		<category><![CDATA[palermo fc]]></category>
		<category><![CDATA[serie b]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inutile cercare nomi roboanti sul mercato: a Inzaghi serve un profilo di sostanza per completare il puzzle promozione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è stato un tempo in cui a Palermo, durante le fasi più calde del calciomercato, dominava un solo argomento: la ricerca della punta dalla doppia cifra. Ora che l’opulenza targata City Football Group ha regalato a mister Inzaghi una <strong>rosa di tutto rispetto</strong> con nomi altisonanti per la categoria, il discorso si sposta su un altro tema sul quale la tifoseria, forse, merita un po’ di chiarezza: <strong>la ricerca del vice-Pohjanpalo</strong>.</p>



<p>Ma cosa si intende per vice-Pohjanpalo? Il finnico per la Serie B è un lusso che solo una società economicamente solida come quella rosanero si può permettere. Un calciatore capace di assentarsi dal match per novanta minuti salvo poi decidere la partita con una <strong>singola giocata</strong>. Un calciatore capace di andare in doppia cifra, ma una doppia cifra che inizia con il due.</p>



<p>Un vice-Pohjanpalo non può essere un calciatore dal medesimo rendimento del finnico, anche perché per trovare qualcosa di simile bisognerebbe bussare a gioiellerie molto costose.</p>



<p>Un vice-Pohjanpalo è semplicemente un calciatore che — nell’ipotesi in cui lo scandinavo necessitasse di rifiatare — possa sostituirlo in termini di attitudini. Un giocatore fisico, capace di tenere alta la squadra, aprire spazi e distribuire palloni alla batteria di trequartisti che gli sfrecciano intorno.</p>



<p>In questo senso il lariano <strong>Gabrielloni</strong>, e probabilmente sarà, sarebbe un colpo niente male per il Direttore Osti. Un calciatore abituato a fare il dodicesimo (ma anche il tredicesimo o il quattordicesimo) ma che — chiamato in causa — uno che garantisce solidità fisica e sudore. Un giocatore partito dalla gavetta e che con onore ha scalato tutte le categorie, con un ingaggio non da nababbo e che puó aiutare il Palermo in quei rari momenti di appannamento del finlandese.</p>



<p>Lasciateli stare i nomi roboanti: il Palermo non deve fare la collezione di figurine. Deve “solo” aggredire la promozione in massima serie. E per farlo ha bisogno che il puzzle sia completo.</p>
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		<title>La fragilità invisibile dei nostri figli: il dolore che dobbiamo imparare ad ascoltare</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/via-dei-nebrodi-13enne-dolore-bisogna-ascoltare-i-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 15:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla tragedia di Palermo un appello alla riflessione: l'importanza di cogliere i segnali d'aiuto degli adolescenti senza cedere alla tentazione del giudizio.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quel corpicino era lì, coperto da un lenzuolo, nascosto da un cordone di agenti, forse in un ultimo tentativo di proteggerlo&#8230;</h3>



<p>Ci sono dolori che lasciano senza parole, <strong>che spezzano il fiato anche ad un cronista</strong> di nera che da anni fa questo lavoro e che di morti tragiche ne ha viste parecchie. <strong>Ogni tragedia è un pugno nello stomaco</strong>. Ma un piccolo corpo privo di vita, e l&#8217;immane dolore che lo avvolge, lascia un segno molto profondo e impone riflessioni.</p>



<p>Ancora da appurare cosa sia successo in <a href="https://quotidianodipalermo.it/tragedia-palermo-ragazzina-13-anni-muore-dopo-una-caduta-dal-nono-piano/" type="post" id="62174"><strong>via dei Nebrodi 77</strong></a>. L&#8217;ipotesi più verosimile è che non si sia trattato di una caduta accidentale, né tantomeno di una spinta, ma di un gesto volontario.</p>



<p>In attesa di conoscere il risultato delle indagini della polizia scientifica, bisogna comunque chiedersi cosa stia accadendo attorno a noi. Al di là del singolo fatto di cronaca, resta l&#8217;eco di una sofferenza diffusa che spesso consuma i nostri ragazzi nel silenzio della loro quotidianità. L&#8217;adolescenza è <strong>un&#8217;età di grandi trasformazioni</strong>, un momento delicato in cui le emozioni si amplificano e le fragilità possono diventare un peso difficile da portare da soli.</p>



<p>Imparare a cogliere <strong>quei segnali quasi impercettibili, quei mutismi o quei cambiamenti d&#8217;umore che nascondono una richiesta di aiuto</strong>, deve diventare una priorità collettiva. Forse urge <strong>una rete viva</strong>, fatta di punti di ascolto accessibili, scuola e contesti sociali in grado di accogliere il disagio prima che si trasformi in solitudine estrema. C&#8217;è un bisogno urgente di creare <strong>spazi protetti </strong>dove i ragazzi possano esprimersi senza la paura di non essere compresi, sapendo che <strong>chiedere aiuto non è un segno di debolezza</strong>, ma il primo passo per salvarsi. Ascoltare è fondamentale, ma spesso si preferisce giudicare con responsi a volte scontati e semplicistici, come il dare le colpe ai genitori, ai videogiochi, ai social&#8230; </p>



<h2 class="wp-block-heading">Troppi facili giudizi</h2>



<p>In momenti di così profondo sgomento, la reazione di molti scivola purtroppo verso la tentazione più rapida e crudele:<strong> la ricerca di un colpevole</strong>. I commenti puntano spesso il dito contro le famiglie, colpevolizzando i genitori <strong>per non aver capito, per non aver previsto, per non aver evitato il dramma</strong>. È una risposta istintiva che nasce probabilmente dal bisogno illusorio di rassicurare se stessi, convincendosi che <strong>a noi non potrebbe mai accadere</strong>. Ma giudicare dall&#8217;esterno è fin troppo facile. <strong>La mente di un adolescente può nascondere abissi insondabili e pareti invisibili </strong>persino a chi gli vive accanto ogni giorno con amore.</p>



<p>Di fronte a un dolore così immenso, la colpevolizzazione e la sentenza affrettata servono solo ad <strong>aggiungere sofferenza a un dramma già insostenibile</strong>. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno non sono i tribunali improvvisati della rete, ma la maturità di interrogarci tutti, come società, su come essere custodi attenti e presenze vigili per i giovani che ci circondano.</p>
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		<title>Spray al peperoncino in mezzo alla gente? Non fate ridere!</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/spray-al-peperoncino-in-mezzo-alla-gente-non-fate-ridere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 13:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spray al peperoncino al Cinema King dimostra una spaventosa incoscienza: la vita reale non è una candid camera e la sicurezza non è un gioco</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A quanto pare si è trattato dell&#8217;ennesima, <strong>squallida</strong> trovata a base di <strong>spray al peperoncino</strong>. Un <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/paura-al-cinema-king-di-palermo-sala-evacuata-problemi-respiratori-tra-gli-spettatori/" type="post" id="61301">gesto</a></strong> catalogato troppo spesso come una semplice bravata da ragazzini &#8211; che conta ormai parecchi precedenti anche a Palermo &#8211; ma che in realtà nasconde un&#8217;incoscienza profonda e sconcertante. Pensare di fare uno scherzo all&#8217;interno di un luogo chiuso e affollato come una <strong>sala cinematografica</strong> non è solo immaturità, è un <strong>atto criminale</strong>, una sconsideratezza che avrebbe potuto portare a risvolti drammatici.</p>



<p>Le conseguenze di un simile gesto, infatti, vanno ben oltre la semplice interruzione di un film o qualche colpo di tosse passeggero. In un ambiente buio e privo di punti di riferimento immediati, il <strong>panico</strong> improvviso può scatenare un fuggi fuggi generale estremamente pericoloso. La calca verso le uscite di sicurezza puó provocare schiacciamenti, cadute e ferimenti gravi, soprattutto quando tra la folla ci sono <strong>bambini, donne incinte, persone anziane o soggetti fragili</strong>.</p>



<p>Senza contare i <strong>rischi diretti per la salute</strong>: per chi soffre di patologie respiratorie come l&#8217;asma, l&#8217;inalazione di sostanze urticanti in uno spazio confinato può causare <strong>crisi severe </strong>ed esiti ben più gravi di un semplice spavento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il danno economico</h2>



<p>C&#8217;è poi un <strong>danno economico e sociale</strong> che colpisce gli esercenti e la comunità, costretti a gestire evacuazioni, rimborsi, l&#8217;intervento prolungato delle forze dell&#8217;ordine e dei soccorsi, oltre alla paura ingiustificata instillata tra i cittadini.</p>



<p>Ma forse, a conti fatti, parlarne è tempo sprecato. La sensazione amara è che richiami al senso civico scivolino addosso a chi vive una sua <strong>realtà parallela</strong>, incapace di distinguere la finzione dal mondo reale. Una vera e propria <strong>alienazione</strong>, frutto probabilmente dell&#8217;era digitale e social che coinvolge nuove e vecchie generazioni. </p>



<p>Anche se in questo caso non c&#8217;è alcuna certezza che dietro ci sia una sfida sul web, non si può far a meno di notare <strong>quante stupidità </strong>senza alcun senso circolino ogni giorno su <strong>piattaforme come TikTok</strong>. Scherzi illegali, sfide pericolose a volte finite male, social influencer che hanno poco da insegnare ma che vengono presi troppo spesso a modello. Una vera e propria deriva sociale che purtroppo troppo spesso si riflette nella vita reale. </p>



<p><strong>Vita reale che non è una candid camera</strong> e nemmeno un <strong>Truman Show</strong>. Forse è banale scriverlo, ma è evidente che a qualcuno va ricordato. Anche se, probabilmente, sta ancora &#8220;godendo&#8221; per la sua assurda bravata che non fa per niente ridere. </p>
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		<item>
		<title>Maledetto piromane!</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/maledetto-piromane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 20:11:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[incendi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=60782</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non un appello alla clemenza, ma un monito a chi riduce in cenere la nostra storia e la nostra natura</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Guardi la linea dell&#8217;orizzonte mentre il cielo si tinge del rosso di un tramonto artificiale e velenoso. Lo senti l&#8217;odore della macchia mediterranea che soffoca? Senti lo scoppiettio dei pini centenari, l&#8217;aria che si consuma, l&#8217;olivo secolare che si arrende in pochi istanti? Stai godendo per tutto ciò?</p>



<p>Tu pensi di impugnare un potere divino con quel semplice fiammifero tra le dita, ma la verità è che sei soltanto <strong>l&#8217;espressione più meschina e vile della cattiveria umana</strong>. Perché la natura è l&#8217;inevocabile espressione del Divino. L&#8217;unica entità perfetta, magica, inspiegabile, che vince su qualsiasi religione, perché tangibile, evidente. Perfino il fuoco che tu usi per distruggerla è una sua incredibile espressione divina. </p>



<p>Ma ogni anno, quando il caldo si fa soffocante e il vento di scirocco soffia dall&#8217;Africa, tu, vile, aspetti nell&#8217;ombra. E colpisci. Per il tuo orgasmico bisogno di sentirti onnipotente. Ma fidati, non lo sei. Sei solo malato, irrimediabilmente malato. Negli ultimi anni hai trasformato le province di quest&#8217;isola in un cimitero a cielo aperto: migliaia di alberi abbattuti non dal tempo, ma dalla tua mano. Hai inghiottito le case delle persone, il lavoro di una vita, alberghi, aziende, stalle, ricordi d&#8217;infanzia, speranze per il futuro. Hai ucciso persone che volevano salvare le case, i campi, gli animali, le aziende, il lavoro. Dove c&#8217;era la vita, ha lasciato cenere, un paesaggio arido e mutilato. Hai indebolito le colline, le montagne, l&#8217;aria che respiriamo.</p>



<p>Questa non è un&#8217;invocazione alla tua coscienza, perché chi distrugge la propria terra ha già dimostrato di non averne una. Questo è un monito. La letteratura ci insegna da secoli la cecità dell&#8217;arroganza umana, quella spinta autodistruttiva che illude l&#8217;uomo di potersi ergere a padrone del reame naturale, senza capire di esserne soltanto un fragilissimo ospite. I grandi maestri del passato hanno raccontato con lucidità quanto la bassezza dell&#8217;animo possa spingersi verso un nichilismo sterile, dove il male viene compiuto per il solo gusto di colmare un vuoto interiore. Come le anime dannate che nei versi immortali della Divina Commedia venivano consumate dalla loro stessa violenza contro la natura e contro Dio, anche tu stai costruendo con le tue mani la tua condanna. Ti illudi che il fuoco sia una firma di forza, ma è solo il marchio della tua impotenza.</p>



<p>La natura che bruci non è un oggetto di tua proprietà e tu non sei Dio. La ginestra, quella che Leopardi descriveva alle pendici del Vesuvio, tornerà a fiorire sulla cenere della Sicilia. Gli alberi, lentamente, torneranno a spingere le loro radici nella terra ferita. Ma tu, cosa resterà di te?</p>



<p>Niente. Solo la vergogna irredimibile di chi ha scelto di essere un parassita della bellezza. Ti credi invisibile mentre ti dilegui tra le rigaglie di fumo, ma porti addosso la puzza della devastazione e della peggiore viltà umana.</p>
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