giovedì, 28 Maggio 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Operazione internazionale della Guardia di Finanza coordinata dalla Dda di Palermo: arresti, perquisizioni e beni sequestrati tra Europa e Caraibi

Sequestro da 200 milioni a “cosa nostra”: parte del tesoro destinato a Messina Denaro

Per oltre quarant’anni una parte dei proventi del narcotraffico internazionale sarebbe finita nelle casse del mandamento mafioso di Castelvetrano e del suo storico vertice, il boss Matteo Messina Denaro. È uno degli elementi centrali della maxi operazione internazionale coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro di beni e patrimoni per oltre 200 milioni di euro e all’arresto di tre persone.

Le indagini, sviluppate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, hanno ricostruito un complesso sistema di reinvestimento dei capitali accumulati attraverso il traffico di stupefacenti, attività che – secondo gli investigatori – si sarebbe consolidata già dagli anni Ottanta sotto l’influenza di “cosa nostra” trapanese.

L’operazione si sta svolgendo contemporaneamente in Italia, Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, in particolare nelle località di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs. Oltre 150 finanzieri sono impegnati nelle attività, supportati da mezzi aerei, droni, termoscanner e specialisti informatici incaricati di individuare wallet digitali e criptovalute.

Le investigazioni sono partite da una segnalazione delle autorità di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara che disponeva di ingenti risorse economiche nel Principato. Gli approfondimenti avrebbero consentito di accertare che la donna era stata sposata con un narcotrafficante di alto profilo criminale, già condannato in più occasioni e ritenuto vicino a “cosa nostra”.

Secondo quanto emerso anche dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, una parte dei flussi di denaro provenienti dal narcotraffico sarebbe stata destinata in modo sistematico alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e dello stesso Matteo Messina Denaro.

Da qui l’ipotesi investigativa che i fondi individuati ad Andorra fossero in realtà riconducibili ai traffici internazionali di droga. Gli accertamenti si sono così estesi a numerosi Paesi europei ed extraeuropei grazie alla collaborazione con autorità giudiziarie e forze di polizia straniere.

Gli investigatori hanno individuato otto società estere, cinque in Spagna, due a Gibilterra e una alle Isole Cayman, utilizzate per investimenti immobiliari e gestione patrimoniale. Ricostruiti inoltre rapporti bancari e portafogli titoli per circa 12,5 milioni di euro, partecipazioni in un istituto di credito libanese e investimenti in oro per oltre dodici chilogrammi.

Particolarmente rilevante il patrimonio immobiliare sequestrato: ventidue immobili di lusso tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, molte delle quali considerate tra le località più esclusive della Costa del Sol. Tra i beni individuati figurano resort e proprietà di pregio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il patrimonio sarebbe stato gestito nel tempo dalla moglie e soprattutto dal figlio del narcotrafficante, entrambi raggiunti dalla misura cautelare in carcere insieme a un terzo indagato.

L’intero patrimonio è stato sequestrato su disposizione dell’autorità giudiziaria palermitana nell’ambito di una delle più vaste operazioni patrimoniali contro la criminalità organizzata degli ultimi anni.

Il plauso del Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani

«Esprimo il mio plauso alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e alla Guardia di Finanza per la straordinaria operazione che ha portato al sequestro di beni riconducibili a Matteo Messina Denaro. Un risultato di grande rilievo nel contrasto alla criminalità organizzata e ai suoi interessi economici, frutto di un efficace lavoro investigativo internazionale. La lotta alla mafia non conosce pause e l’esito di oggi ne rappresenta una concreta e importante conferma».

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