sabato, 11 Luglio 2026
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L'esame sul corpo del 53enne conferma la violenza dell'aggressione

Palermo, l’omicidio di via Sampolo: Francesco Spataro ucciso con tre coltellate al collo

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio avvenuto nei giorni scorsi in un appartamento di via Sampolo, a Palermo. L’autopsia eseguita all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico ha infatti accertato che Francesco Spataro, il 53enne morto durante l’aggressione, è stato raggiunto da tre coltellate al collo, ferite che si sono rivelate fatali.

Per il delitto è indagato Francesco Cusumano, 38 anni, coinquilino della vittima. Secondo l’accusa, sarebbe stato lui a colpire mortalmente Spataro all’interno dell’abitazione che i due condividevano insieme a un terzo inquilino.

L’esame autoptico ha fornito un quadro più preciso della dinamica dell’aggressione, confermando la particolare violenza dell’azione omicida. Spataro, persona invalida e già provata da recenti problemi di salute, non avrebbe avuto alcuna possibilità di difendersi dalle ferite riportate. Le coltellate al collo hanno provocato lesioni gravissime che ne hanno causato il decesso in pochi minuti.

L’inchiesta della Procura di Palermo prosegue per chiarire ogni aspetto della vicenda e ricostruire con esattezza quanto accaduto all’interno dell’appartamento di via Sampolo. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo i rapporti tra i coinquilini, caratterizzati, secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte, da frequenti tensioni e contrasti nella gestione degli spazi comuni della casa.

Cusumano è assistito dagli avvocati Vanessa Fallica e Cristiano Lima. Sul suo passato pesa anche una precedente vicenda giudiziaria. Il 38enne, infatti, avrebbe dovuto scontare una condanna a tre anni e dieci mesi di reclusione per un’aggressione avvenuta nel giugno del 2023 a Messina, davanti al Palazzo di Giustizia. In quell’occasione colpì con calci e pugni il presidente della commissione d’esame per l’abilitazione alla professione forense.

Da poco tempo l’uomo si era trasferito a Palermo, dove aveva preso in affitto una stanza nell’appartamento di via Sampolo che sarebbe poi diventato il teatro della tragedia. Nei suoi confronti restano pesanti le accuse formulate dagli inquirenti. Oltre all’omicidio, gli investigatori stanno valutando anche la contestazione della tentata strage per avere aperto i rubinetti del gas dopo il delitto, un gesto che avrebbe potuto provocare un’esplosione e mettere in pericolo l’intero stabile.

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