lunedì, 6 Luglio 2026
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Parla Antonio Lanfranchi, picchiato selvaggiamente da Francesco Cusumano a Messina nel 2023

Omicidio in via Sampolo, parla l’avvocato aggredito dal killer: «Mi sono venuti i brividi»

La notizia del brutale omicidio di Francesco Spataro, il 53enne ucciso ieri a Palermo all’interno della propria abitazione a colpi di coltello, porta con sé una scia di sangue e retroscena inquietanti che si intrecciano con il passato recente. L’assassino, il 38enne Francesco Cusumano, non era infatti un volto nuovo alle forze dell’ordine né alla cronaca giudiziaria. Dietro le spalle l’uomo trascinava già una pesante condanna in appello a tre anni e nove mesi per lesioni, inflitta nel gennaio 2025, dopo aver brutalmente aggredito nel giugno 2023 il presidente della commissione d’esame per l’abilitazione forense, colpevole soltanto di averlo bocciato.

Quel presidente era l’avvocato Antonio Lanfranchi. Raggiunto subito dopo la diffusione della notizia del delitto di Palermo, il legale ha espresso al Quotidiano di Palermo tutto il suo sgomento e l’amarezza per una tragedia che, a suo dire, evidenzia le profonde falle del sistema di vigilanza e prevenzione del nostro ordinamento giuridico.

«L’ho saputo stamattina – racconta a QdP il legale – quando un magistrato, componente della mia commissione, mi ha mandato un articolo in cui scriveva “è il tuo aggressore”. Mi sono venuti i brividi perché ho pensato che sono stato fortunato. Dall’altro lato mi è ovviamente dispiaciuto che una persona abbia perso la vita a causa di questo individuo e che il nostro ordinamento non contempli delle misure per poter in qualche modo fermare soggetti pericolosi di questo tipo. Chi reagisce in quel modo scomposto e violento per una semplice bocciatura non può essere una persona normale…».

La selvaggia aggressione a Lanfranchi del 2023

L’aggressione all’avvocato Antonio Lanfranchi risale al 2023, quando il legale era presidente di commissione per l’abilitazione della professione forense a Messina. «Cusumano era l’ultimo candidato di quella sessione – ricorda -. Quando lo abbiamo interrogato ci siamo accorti che oltre a dare segni di insofferenza non aveva una preparazione adeguata, pertanto abbiamo deciso di bocciarlo all’unanimità. Quando sono uscito dal tribunale di Messina, la sede in cui si tenevano gli esami, una volta congedatomi dagli altri componenti, avvicinatomi alla mia auto, ho visto con la coda dell’occhio Cusumano. Pensando volesse conto e ragione della bocciatura, per non fargli vedere dove avevo posteggiato la macchina, ho cambiato direzione. Ad un certo punto – racconta ancora scosso Lanfranchi – mi sono sentito preso alle spalle. In mano avevo il telefono cellulare e la borsa e non ho avuto nemmeno la possibilità di difendermi. Anche perché era molto più robusto di me. Ha cominciato a darmi pugni, calci… Poi mi ha buttato a terra sbattendomi la testa più volte contro l’asfalto, rompendomi tutte le ossa del naso. Ero sanguinante e avevo la sensazione che non si volesse fermare. Francamente – aggiunge il legale – se non fossero intervenuti i militari che erano di guardia davanti al Tribunale e alcuni dipendenti dell’Università che si trova nei paraggi, non credo si sarebbe fermato. La gente lo implorava dicendo “fermati, lo stai massacrando”, ma lui continuava».

Per quella aggressione selvaggia, Francesco Cusumano è stato condannato a 3 anni e 9 mesi con rito abbreviato a gennaio 2025. Condanna confermata in Appello, con un ricorso in Cassazione ritenuto inammissibile. Una sentenza definitiva, dunque, per quello che a giudicare dal racconto della vittima di quella aggressione sembrava essere un tentato omicidio. Nonostante la pena da scontare, il 38enne è riuscito misteriosamente a spostarsi, cambiando città e trovando una nuova sistemazione, circa un mese fa, a Palermo. In via Sampolo. Del perché di questa strana libertà e degli spostamenti, nemmeno l’avvocato Lanfranchi si sa dare una spiegazione certa:

«Non sono un penalista ma posso immaginare che avesse la possibilità di chiedere l’affidamento ai servizi sociali – ipotizza -. Non so quale fosse attualmente il suo stato e non sapevo fosse in libertà. Ripeto però: è inverosimile che soggetti di questo tipo non vengano fermati in tempo. Figuratevi – conclude l’avvocato Lanfranchi – che durante tutto il processo, il Cusumano continuava a sostenere che fossi stato io ad aggredirlo. Un soggetto che non ha mai mostrato alcun pentimento, che ha negato e stravolto in maniera evidente i fatti e le sue responsabilità, adducendo giustificazioni assurde e fuori da ogni realtà».

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