La scena si ripete, puntuale, ogni fine settimana: la spiaggia di Mondello trasformata in un tappeto di rifiuti, sacchetti abbandonati, bottiglie e cicche di sigarette lasciate sulla sabbia. Tanto c’è chi le raccoglierà al posto nostro (su paati, hanno a travagghiari). Poco più in là, motorini parcheggiati sui marciapiedi, a volte persino sull’arenile, come se le regole fossero un dettaglio negoziabile (posti un cinné, e se posteggio lontano u muturi su futtunu). È un’anarchia diffusa, quotidiana, quasi normalizzata. E la domanda, a questo punto, non è più chi deve intervenire, ma perché continuiamo a comportarci così.
Il punto è proprio questo: il bene pubblico viene trattato come qualcosa di estraneo, distante, privo di valore. Nessuno si sognerebbe di lasciare la propria casa in quelle condizioni, di accumulare spazzatura sul pavimento o di consentire a chiunque di calpestare senza rispetto gli spazi in cui vive. Eppure, fuori da quella porta, tutto cambia con un ragionamento assolutamente sbagliato: la spiaggia è di tutti, quindi di nessuno. L’arenile, il mare, la strada, il marciapiede diventano territori senza responsabilità, luoghi dove il concetto di “mio” scompare e con esso anche quello di “nostro”.
Negli ultimi mesi il dibattito sulla gestione di Mondello si è acceso, anche per effetto delle iniziative del deputato Ismaele La Vardera che hanno di fatto tolto la concessione centenaria all’Italo Belga. Ma fermarsi allo scontro tra modelli – pubblico o privato – rischia di essere una scorciatoia (U viri chi cumminó La Vardera?). Le immagini dei weekend dimostrano una verità difficile da aggirare: quando non c’è controllo diretto, quando lo spazio è libero e accessibile, emergono comportamenti che nessuna gestione, da sola, può correggere. E, attenzione, era così anche negli anni scorsi. Anche perché ad Aprile 2025, 2024, 2023…, le cabine e gli ombrelloni dell’Italobelga non erano montati. Cambia ora solo chi pulisce all’alba.

In questo quadro si inserisce la riflessione di Loredana Fierotti, vicepresidente di Reset, partecipata del Comune di Palermo che quest’anno avrà un ruolo determinante sulla pulizia della spiaggia: «Mondello è il biglietto da visita della nostra città – spiega in un post -. E gestirla non è solo una sfida stagionale, ma una responsabilità quotidiana che riguarda tutti. Come vicepresidente di Reset, vivo da vicino l’impegno delle nostre squadre che ogni giorno – e soprattutto nei weekend – lavorano sull’arenile per garantire pulizia e decoro. I numeri parlano chiaro: bastano poche ore di grande affluenza per produrre quantità enormi di rifiuti. Eppure, grazie al lavoro degli operatori, la spiaggia viene restituita ai cittadini in condizioni dignitose. Si apre adesso una fase importante – continua la dottoressa Fierotti -. L’ipotesi di una gestione interamente pubblica della spiaggia per tutta la stagione estiva rappresenta una sfida significativa, ma anche un’opportunità. Significa dimostrare che il pubblico, se ben organizzato e supportato, può garantire servizi efficienti e continuità. Ma è altrettanto evidente – sottolinea – che il decoro non può essere demandato solo agli operatori. Serve collaborazione, senso civico, rispetto delle regole. Non è accettabile vedere scooter sull’arenile o rifiuti abbandonati dopo poche ore. Noi faremo la nostra parte, con impegno e presenza costante. Ma Mondello è di tutti. E solo con il contributo di tutti – conclude la vice presidente di Reset – può davvero essere all’altezza della sua bellezza. Questa è la sfida. E dobbiamo affrontarla insieme».
Parole che centrano il nodo: si può pulire, ma non si può sostituire il senso civico. Si può intervenire dopo, ma non evitare che accada. Ed è qui che il discorso si allarga. Perché non si tratta solo di Mondello, né solo della spiaggia. È un atteggiamento più ampio, che riguarda il rapporto con la cosa pubblica, con le regole, con gli altri.
E allora diventa fin troppo facile cercare un colpevole. Oggi si addita La Vardera, ieri la società concessionaria, domani l’amministrazione comunale o regionale oppure la Reset. Una catena infinita di responsabilità scaricate, mentre il problema resta intatto. Sui social si leggono accuse, si costruiscono narrazioni, si individuano nemici. Ma raramente si parla di soluzioni concrete. Molto poco di responsabilità individuale.
La verità è che non esiste ordinanza, controllo o modello gestionale capace di compensare un comportamento diffuso di incuria. Si può migliorare l’organizzazione, aumentare i servizi, rafforzare i controlli. Tutto necessario. Ma non sufficiente. Perché senza un cambio culturale, ogni sforzo sarà sempre una rincorsa.
Mondello, in fondo, è solo uno specchio, non solo d’acqua. Riflette quello che siamo quando pensiamo che nessuno ci stia guardando (un cinné vigili, futtitinni). Riflette il divario tra ciò che pretendiamo e ciò che siamo disposti a fare.


