domenica, 19 Luglio 2026
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Sarebbe stato commercializzato come extravergine italiano sia nel nostro Paese sia all'estero

Maxi frode su olio, falso Evo sequestrato al porto di Palermo

Sessanta tonnellate di olio d’oliva proveniente dalla Tunisia stavano per entrare sul mercato come extravergine italiano. I controlli effettuati al porto di Palermo hanno però fermato il carico prima che raggiungesse un oleificio della provincia di Reggio Calabria.

L’operazione ha coinvolto Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf). Gli investigatori hanno sequestrato un’autobotte sbarcata da una nave partita da Tunisi e diretta in Calabria dopo lo scalo nel capoluogo siciliano.

L’esame della documentazione e le analisi sul prodotto hanno fatto emergere le irregolarità. Le carte indicavano l’olio come extravergine, ma i controlli hanno accertato che si trattava di olio di oliva vergine. Gli esperti hanno infatti riscontrato il difetto organolettico del “rancido”, incompatibile con la classificazione di extravergine.

Il meccanismo avrebbe generato un guadagno illecito superiore a 300 mila euro grazie alla vendita del prodotto come olio extravergine italiano. La procura ha denunciato l’imprenditore calabrese che aveva importato il carico con le accuse di falso ideologico e frode alimentare.

Senza l’intervento delle autorità, l’olio avrebbe raggiunto il mercato dopo la lavorazione e sarebbe stato commercializzato come extravergine italiano sia nel nostro Paese sia all’estero.

Associazione italiana frantoiani oleari

Dopo il sequestro, Aifo, l’Associazione italiana frantoiani oleari, ha accolto con favore l’intensificazione dei controlli, ma ha chiesto anche un aggiornamento delle norme che regolano il settore. L’associazione ricorda che, negli ultimi dieci giorni, l’Icqrf ha controllato circa 5 milioni di chilogrammi di olio e ha sequestrato prodotti per un valore complessivo di 10,3 milioni di euro. Per Aifo questi numeri confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione contro le frodi che penalizzano i consumatori, il Made in Italy e le aziende che operano nel rispetto delle regole.

L’associazione sollecita quindi Governo e Parlamento a modificare il decreto legislativo 103 del 2016, ritenuto ormai non più adeguato. Alcune disposizioni, infatti, continuano a richiamare una legge del 1960 che non rispecchia più l’attuale normativa europea sugli oli di oliva.

La proposta di Aifo punta a introdurre definizioni merceologiche allineate alle regole dell’Unione europea, a impedire la commercializzazione di oli privi dei requisiti richiesti per la categoria dichiarata e a rafforzare la tracciabilità attraverso una corretta indicazione dei prodotti nei documenti commerciali.

Tra le richieste figurano anche criteri più chiari per classificare gli oli vergini, sanzioni più severe contro chi vende oli non commestibili e il divieto di installare impianti di esterificazione negli stabilimenti che producono o conservano oli destinati all’alimentazione.

Il presidente di Aifo, Alberto Amoroso, sottolinea che i controlli rappresentano uno strumento indispensabile, ma ritiene altrettanto necessario intervenire sul quadro normativo. Solo regole aggiornate e sanzioni efficaci possono garantire una reale tutela dei consumatori, una concorrenza leale e la reputazione dell’olio italiano.

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