FareMOndi denuncia il fallimento del PNRR sugli asili nido: 15 progetti su 25 cancellati. Il presidente Carmelo Greco: «Dove manca il nido, la madre resta a casa. È un attacco al diritto delle donne al lavoro»
Il 30 giugno 2026 è scaduto il termine per completare gli interventi PNRR destinati agli asili nido, alle scuole dell’infanzia e alle mense scolastiche di Palermo. Il bilancio è pesante: su 25 progetti, 15 risultano persi — il 60% del totale — per un definanziamento di quasi 12 milioni di euro, il 59% delle risorse assegnate alla città. Un solo intervento risulta concluso, l’ex asilo rurale “Principe Umberto” in via Di Dio, pari ad appena il 3,5% del valore complessivo. Gli altri nove, per quasi 8 milioni di euro, restano a metà: cantieri fermi oppure opere pronte ma prive degli atti che ne certificano l’apertura.
Sul dato interviene l’associazione FareMOndi, che parla di «occasione storica sprecata» e chiede un cambio di passo alle istituzioni.
«Dietro ogni progetto perso c’è un posto all’asilo nido che non nascerà, una famiglia che continuerà a cercarlo, una madre che valuta se rinunciare al lavoro perché non ha dove lasciare il figlio – dichiara Carmelo Greco, presidente di FareMOndi. Non è un incidente di percorso: è il risultato di ritardi burocratici, difetti di progettazione e rinunce formali che pesano su chi, in questa città, un’opportunità educativa se l’è già vista negare troppe volte».
«Dove mancano i nidi, le donne restano fuori dal lavoro»
Per l’associazione il nesso tra servizi per l’infanzia e occupazione femminile non è retorica, ma un meccanismo documentato dai dati. In Sicilia la copertura degli asili nido si ferma al 13,9%, meno della metà della media nazionale. È la stessa regione dove l’occupazione femminile è la più bassa d’Italia: nel Mezzogiorno lavora appena il 37,2% delle donne tra 15 e 64 anni, contro il 62,8% del Nord. Il Mothers’ Index 2026 colloca la Sicilia all’ultimo posto tra le regioni italiane per condizione delle madri lavoratrici.
«Non è una coincidenza: dove mancano i nidi, le donne restano fuori dal mercato del lavoro – prosegue Greco. E la scelta di restare a casa non è quasi mai libera. Nel 2024, su oltre 60mila dimissioni volontarie legate alla genitorialità, il 69,5% ha riguardato madri. In Italia lavora l’84,4% dei padri con figli, ma solo il 56,3% delle madri: un divario di 28 punti, tra i più larghi d’Europa. E il 15% delle madri senza lavoro dichiara all’Istat di non cercarlo nemmeno, perché i servizi per l’infanzia non ci sono, non bastano o costano troppo. Tradotto: ogni asilo che non nasce a Palermo è una madre in più costretta a casa, un reddito familiare in meno, una carriera messa in pausa o chiusa per sempre».
Un traguardo cancellato dall’orizzonte
Il quadro di prospettiva, sottolinea l’associazione, era già segnato in negativo. Anche mettendo in conto tutti gli investimenti PNRR previsti — compresi quelli poi saltati — la provincia di Palermo era proiettata a una copertura del 21,1%, una delle otto province del Mezzogiorno destinate a restare sotto il 30%: lontanissima dal 33% fissato come livello essenziale delle prestazioni per il 2027 e dal 45% chiesto dall’Europa per il 2030.
«Perdere 15 progetti su 25, in questo scenario, non allontana un traguardo: lo cancella dall’orizzonte di un’intera generazione», commenta il presidente di FareMOndi.
Una carenza che colpisce a due velocità
E la domanda non attende i tempi della burocrazia. In Italia il 59,5% degli asili nido non riesce più ad accogliere tutte le richieste per mancanza di posti, dieci punti in più in soli tre anni. A Palermo la carenza colpisce a due velocità: un bambino nato nelle periferie sud della città ha probabilità di trovare un posto all’asilo nido fino a 15 volte inferiori rispetto a un coetaneo del centro.
«Il PNRR doveva colmare esattamente questa doppia frattura, tra quartieri e tra generi – osserva Greco. I progetti persi la lasciano intatta».
I 4.000 posti annunciati, “da leggere con la calcolatrice”
L’associazione invita infine alla prudenza sull’annuncio di 4.000 posti disponibili per il 2026/2027 e del superamento delle liste d’attesa. «È un annuncio da leggere con la calcolatrice in mano – avverte il presidente di FareMOndi. Buona parte di quei posti poggia su voucher e convenzioni, strumenti utili e preziosi, che apprezziamo, ma per loro natura rinnovabili anno per anno.
Il PNRR serviva a un’altra cosa: a dotare la città di strutture stabili, pianificate per durare nel tempo. Ed è proprio su quel fronte che Palermo ha appena perso 12 milioni di euro e 15 cantieri. Ampliare l’accesso oggi è importante; ma senza le strutture che il Piano doveva realizzare, il rischio è di ritrovarci ogni anno a ricominciare da capo, senza mai colmare davvero il divario».
«Palermo aveva davanti un’occasione storica per colmare un ritardo che si trascina da decenni. L’ha sprecata quindici volte su venticinque – conclude Carmelo Greco. Il conto lo pagheranno le bambine e i bambini che un posto all’asilo nido non avranno. E lo pagheranno le loro madri: lasciate sole, ancora una volta, davanti a una scelta che in un Paese civile non dovrebbe nemmeno esistere, tra un lavoro e un figlio».


