Nessun segno di colluttazione emerge dall’autopsia eseguita ieri pomeriggio sul corpo di Piero De Luca, 69 anni, ex infermiere ucciso con diversi colpi di tubo metallico in un casolare di via Buonpensiero, lungo la riva del fiume Oreto. Gli investigatori attendono comunque anche i risultati degli esami effettuati sulle unghie della vittima per ottenere una conferma definitiva.
Secondo il medico legale Paolo Procaccianti, scelto dalla famiglia De Luca e affiancato dagli avvocati Fabrizio Pizzitola e Salvo Vitrano, il sedicenne reo confesso avrebbe colpito la vittima dall’alto verso il basso, provocando ferite molto profonde al cranio.
I medici hanno inoltre prelevato alcuni tessuti per gli esami tossicologici. I risultati arriveranno entro 60 giorni. Intanto la famiglia ha riottenuto la salma per celebrare i funerali.
La squadra mobile continua però a indagare e non crede del tutto al racconto fornito dal ragazzo, ora detenuto al Malaspina. Il giovane ha dichiarato di avere reagito a pesanti avances sessuali da parte dell’uomo e di avere agito d’impulso utilizzando una spranga trovata nel casolare.
Gli investigatori, però, hanno raccolto elementi che contraddicono questa versione. Il sedicenne, infatti, avrebbe avuto il tubo metallico già in mano fin dall’inizio dell’incontro. Inoltre i due non si trovavano da soli. Nel terreno vicino al casolare della vittima si trovava anche il padre del ragazzo. Gli inquirenti cercano di capire se l’uomo abbia sentito qualcosa e quale ruolo possa avere avuto nella vicenda.
Restano poi da chiarire le dodici ore trascorse tra l’omicidio e la decisione del giovane di costituirsi. In quel lasso di tempo il ragazzo ha utilizzato il cellulare della vittima per inviare messaggi alla moglie di Piero De Luca, nel tentativo di rassicurarla e guadagnare tempo.
Gli investigatori sospettano che il sedicenne nasconda ancora alcuni dettagli e valutano l’ipotesi che possa coprire qualcuno.

