lunedì, 20 Luglio 2026
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Aveva 75 anni e per tutta la sua vita ha sempre tenuto nascosta la sua vera identità

Addio al comandante Alfa: dalla fondazione del Gis alla lotta ai rapimenti

Il comandante Alfa è morto domenica sera all’età di 75 anni. Originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani, è stato tra i fondatori del Gruppo di intervento speciale (Gis) dei Carabinieri, il reparto d’élite nato alla fine degli anni Settanta per affrontare terrorismo, sequestri e situazioni ad altissimo rischio.

La notizia è arrivata attraverso il suo profilo ufficiale Instagram, dove le persone a lui vicine hanno pubblicato un messaggio di cordoglio. «Con immenso dolore comunichiamo la scomparsa del comandante alfa. Ci lascia un uomo speciale, che ha saputo donare affetto, valori e ricordi che resteranno per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e non solo. Vi chiediamo di rispettare questo momento di lutto con discrezione e sensibilità.».

Per tutta la sua vita pubblica ha protetto la propria identità. Per esigenze operative e di sicurezza, infatti, il suo vero nome è rimasto riservato, mentre il nome in codice “Alfa” è diventato il simbolo di una carriera trascorsa lontano dai riflettori.

Luogotenente dell’Arma dei Carabinieri, Alfa ha attraversato alcune delle fasi più delicate della storia della sicurezza italiana senza mai mostrare il volto. Soltanto negli anni successivi alla fine dell’attività operativa ha iniziato a raccontare la propria esperienza attraverso libri, incontri pubblici e testimonianze.

Nascita del Gis

Il nome del comandante Alfa resta legato soprattutto alla nascita del Gis, creato in un periodo segnato dalle violenze del terrorismo e dall’emergenza dei sequestri di persona. Il reparto nacque con l’obiettivo di intervenire nelle situazioni più complesse. Liberazioni di ostaggi, rivolte carcerarie, attentati e operazioni dove ogni decisione può cambiare l’esito di una missione.

Tra gli interventi ricordati nella storia del Gis c’è quello del 29 dicembre 1980 nel carcere di Trani, dove una rivolta aveva creato una situazione di forte tensione. Alfa partecipò all’operazione insieme agli altri uomini del reparto. Anni dopo avrebbe raccontato quell’esperienza mettendo al centro il lavoro di squadra e l’addestramento, più che l’aspetto spettacolare dell’azione.

Durante la sua carriera prese parte a numerose attività in Italia e all’estero. Tra le operazioni più note c’è quella legata al sequestro di Cesare Casella, il giovane pavese rapito nel 1988 e rimasto prigioniero per mesi prima della liberazione. Alfa partecipò anche all’intervento per riportare a casa Patrizia Tacchella, un’altra vicenda maturata negli anni difficili della stagione dei sequestri.

Nel 2003 svolse inoltre un incarico nell’ambito della protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo a Palermo, in un periodo ancora caratterizzato da forti minacce contro i rappresentanti della giustizia siciliana.

Non amava raccontare i dettagli delle missioni, sia per rispetto delle procedure sia per la cultura del reparto a cui apparteneva. Nei suoi interventi pubblici, però, lasciava emergere il peso umano di quel lavoro. La responsabilità, la tensione quotidiana e la necessità di convivere con una realtà fatta di controlli continui e rinunce personali.

Negli anni Alfa è stato indicato come uno dei Carabinieri più decorati d’Italia, anche se lui preferiva spostare l’attenzione dal singolo individuo al gruppo. Parlava di squadra, addestramento e fratellanza tra colleghi, valori centrali per chi indossa una divisa nei reparti speciali.

Gli anni da istruttore

Dopo gli anni operativi continuò il suo percorso come istruttore del Gis e successivamente all’Ucis, l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale, impegnato nella gestione della protezione di persone esposte a rischi particolari.

Ha lasciato il servizio nell’Arma nel febbraio 2016, ma non ha mai interrotto il rapporto con quel mondo. Ha continuato a formare operatori, incontrare studenti e raccontare la propria esperienza.

Gli anni da scrittore

Negli ultimi anni aveva scelto anche la strada della scrittura. Nei suoi libri descriveva la vita degli uomini dei reparti speciali senza trasformarla in un racconto celebrativo. Parlava della fatica, dell’attesa, delle paure gestite con metodo e del prezzo personale che spesso accompagna chi svolge questo tipo di incarichi.

La sua morte ha generato numerosi messaggi di vicinanza sui social da parte di ex militari, appartenenti alle forze dell’ordine e cittadini che lo avevano conosciuto durante gli incontri pubblici.

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