sabato, 29 Agosto 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Tra le ipotesi il bonus benzina in busta paga

Carburanti, Sicilia in testa ai rincari: il governo valuta il bonus benzina

Il governo prepara il secondo tempo della partita contro il caro carburanti. Dopo la proroga di dieci giorni decisa dal Consiglio dei ministri lo scorso 26 agosto, l’esecutivo guarda ora al 6 settembre, quando arriverà l’extragettito Iva di agosto. A quel punto il governo potrà valutare anche un eventuale ritorno delle accise mobili.

La strategia, però, potrebbe cambiare. Accanto agli interventi sul prezzo alla pompa, la maggioranza ragiona infatti su misure più mirate per sostenere famiglie e lavoratori. Tra le ipotesi che nelle ultime ore hanno acquistato maggiore spazio c’è quella di un bonus benzina direttamente in busta paga, con il datore di lavoro che potrebbe portare il costo in deduzione attraverso il sistema dei fringe benefit.

Bonus benzina in busta paga: l’ipotesi

L’idea riprende, almeno in parte, il modello del voucher da 200 euro introdotto dal governo Draghi nel 2022 per aiutare i lavoratori a fronteggiare l’impennata dei prezzi dei carburanti.

A rilanciare l’ipotesi è stato Marco Osnato, responsabile Economia di Fratelli d’Italia. «Se la crisi dovesse durare in queste dimensioni si farà una valutazione selettiva. Una possibilità sono i buoni benzina del datore di lavoro, attraverso i fringe benefit. Credo che sia stata una buona intuizione del viceministro Maurizio Leo».

Il meccanismo potrebbe quindi coinvolgere direttamente le aziende, che riconoscerebbero ai propri dipendenti un beneficio per l’acquisto di carburante. La misura potrebbe inoltre allargarsi ai lavoratori autonomi e alle partite Iva, uno dei punti sui quali la maggioranza insiste maggiormente.

Al momento, comunque, non esiste ancora un provvedimento definitivo. Restano da stabilire importo, destinatari e requisiti.

L’ipotesi di una soglia di reddito

Il confronto nella maggioranza riguarda anche i criteri per individuare i beneficiari. L’idea di utilizzare l’Isee non convince la Lega, che teme di lasciare fuori il ceto medio.

«Come governo non abbiamo stabilito ancora come intervenire, ma non sarei d’accordo a limitare gli aiuti solamente alle cosiddette fasce più basse» ha chiarito il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini.

Secondo Salvini, i redditi più bassi «fanno incetta di bonus» e per questo il gruppo economisti della Lega lavora per «superare il concetto dell’Isee». Il leader leghista considera inoltre «impensabile escludere il mondo del lavoro autonomo e delle partite Iva».

Anche Forza Italia guarda con freddezza alla possibilità di utilizzare la social card «Dedicata a te» come strumento contro il caro carburanti. Alessandro Cattaneo, responsabile nazionale dei Dipartimenti del partito, ha espresso le proprie perplessità sugli interventi attraverso la carta e ha indicato nell’Isee l’unico criterio disponibile per misurare il reddito, contestandone però l’efficacia e l’equità.

L’orientamento che emerge nella maggioranza punta quindi verso aiuti selettivi e non generalizzati, come ha confermato anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. «Sul fronte del caro-carburanti si sta parlando di valutazioni più selettive, quindi su un settore o su fasce».

Bonus fino a 50mila euro?

Nel dibattito entra anche la possibilità di ampliare la platea degli aiuti attraverso una soglia di reddito più elevata. Il senatore Claudio Borghi ha sottolineato il rischio che le misure basate esclusivamente sui redditi più bassi finiscano per escludere il ceto medio.

Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore compare così anche una soglia di 50mila euro di reddito. Un limite del genere permetterebbe di includere una platea molto più ampia, ma allo stesso tempo aumenterebbe sensibilmente le risorse necessarie per finanziare l’intervento. Per ora, tuttavia, si tratta soltanto di un’ipotesi. Il governo non ha ancora stabilito né la soglia né i requisiti definitivi per accedere al possibile bonus.

Caro diesel, Sicilia tra le regioni più colpite

Nel frattempo, il caro carburanti continua a pesare soprattutto sul gasolio e il Mezzogiorno registra alcuni degli aumenti più consistenti. Nella graduatoria dei rincari rispetto allo scorso 20 febbraio, la Sicilia guida la classifica con un aumento di 45,3 centesimi al litro, davanti a Campania (+45 centesimi), Puglia (+44,9) e Calabria (+43,9). La prima regione non meridionale compare subito dopo: in Toscana il diesel costa in media 43,8 centesimi al litro in più rispetto a febbraio.

Gli aumenti maggiori, però, non coincidono necessariamente con i prezzi più alti in assoluto. La Provincia di Bolzano registra un prezzo medio di 2,184 euro al litro, mentre il Friuli-Venezia Giulia arriva a 2,158 euro. In queste aree il costo del gasolio risente anche della particolare struttura della rete distributiva.

Il diesel resta inoltre al centro dell’attenzione per un motivo soprattutto economico. Alimenta gran parte del trasporto delle merci. Le imprese difficilmente possono ridurre i consumi quando il prezzo sale e finiscono quindi per trasferire una parte dei maggiori costi lungo la filiera.

Rincari e inflazione, l’effetto sul Mezzogiorno

Il problema non riguarda soltanto gli automobilisti. L’aumento del costo del carburante può infatti ripercuotersi sui prezzi di trasporto e, di conseguenza, su quelli dei beni.

Gli ultimi dati Istat sull’inflazione di luglio mostrano proprio una crescita superiore alla media nazionale in alcune delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari del diesel. La Calabria ha segnato un +3,5%, la Campania +3,3%, mentre Puglia e Sicilia hanno raggiunto il +3,2%.

Il governo dovrà quindi decidere come intervenire dopo il 6 settembre. Da una parte resta sul tavolo la possibilità di utilizzare le accise mobili, dall’altra prende forma l’ipotesi di aiuti più mirati, con il bonus benzina in busta paga tra le soluzioni che la maggioranza sta valutando.

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