martedì, 4 Agosto 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Caldo torrido e siccità in Sicilia: autunno fai in fretta!

Lo stiamo vivendo in questo periodo e purtroppo ormai non è più una notizia: il caldo
torrido la fa da padrone nelle nostre estati da qualche anno a questa parte, con
inevitabili ripercussioni sulla salute delle persone, in particolare dei soggetti più fragili
e sui nostri territori. A fare le spese delle temperature sempre più alte e della siccità sono anche settori importanti per la nostra economia come l’agricoltura e per certi versi il turismo. In tanti, soprattutto sui social, tra il serio e il faceto invocano addirittura la fine imminente di quella che una volta era considerata da tutti la “bella stagione”.

Intervista ad Aurelio Sanguinetti, presidente di Legambiente Palermo

Palermo sta vivendo, durante l’estate, periodi di caldo sempre più intenso e prolungato: quanto di questo fenomeno è legato agli effetti del cambiamento climatico e quanto alle caratteristiche urbane della città?

«Il cambiamento climatico sta influenzando il surriscaldamento della città e della Sicilia intera, ed è una cosa risaputa ormai da anni. Il Mediterraneo sta diventando sempre più caldo e questo ovviamente influenza, dal punto di vista macroclimatico, tutta l’Isola e tutta la nazione. Detto ciò, il fatto che la città di Palermo presenta al suo interno pochi alberi e pochi giardini è un problema: ci sono, come diciamo noi, pochi rifugi climatici e una delle risposte che potremmo giustamente dare come amministrazione al problema è quella di realizzare nuovi rifugi, quindi nuovi parchi, nuovi viali alberati e anche semplicemente nuove strutture aperte al pubblico dove le persone possano andare a ripararsi quando ci sono 42 gradi in strada. Anche il fatto di avere un po’ eliminato due fiumi all’interno della nostra pianura, il Kemonia e il Papireto, in una certa maniera ha influenzato climaticamente l’intera Conca d’Oro».

Quali sono, secondo Legambiente, le principali criticità che rendono Palermo particolarmente vulnerabile alle ondate di calore?

«Le criticità principali che vogliamo segnalare sono sempre quelle che abbiamo già ribadito: troppe strade sono insolate. L’anno scorso, ad esempio, Legambiente ha fatto uno studio relativamente ai quartieri più colpiti dal surriscaldamento, che si trovano in periferia, e abbiamo fatto un confronto tra il quartiere Libertà e quello di Brancaccio e Romagnolo; sebbene ci siano differenze economiche tra gli abitanti di questi quartieri, ci siamo resi conto che le temperature sono estreme in entrambe le situazioni, nonostante il fatto che nel quartiere Libertà ci sia un vantaggio: la vicinanza del Giardino Inglese e di Villa Trabia che, dal punto di vista microclimatico, rinfrescano la zona proprio perché c’è una grande presenza di alberi. A Brancaccio e a Romagnolo sicuramente ci sono meno opportunità da questo punto di vista».

Turismo e agricoltura sono due settori fondamentali per il territorio palermitano. Quale può risentire maggiormente delle conseguenze del clima torrido?

«Le conseguenze di questo surriscaldamento colpiscono anche l’agricoltura, penso ad esempio ai mandarini di Ciaculli o ad altro. Anche l’eccessiva siccità può avere effetti negativi ed è per questo necessario risparmiare il più possibile l’acqua quando si riempiono i bacini durante le piogge primaverili ed invernali, cosa ovviamente abbastanza complessa perché sappiamo tutti che ci sono dei problemi in Sicilia per quanto riguarda le tubature idriche.

Il turismo ovviamente risente della siccità perché quando il turista si rende conto che i luoghi che visita hanno delle carenze d’acqua, come succede nella Sicilia meridionale e centrale, ci pensa due volte prima di affrontare il viaggio. Occorre quindi recuperare il più possibile quelle quantità idriche che ci arrivano dal cielo grazie alle piogge e liberare soprattutto i bacini che sono rovinati. Ce ne sono alcuni, ad esempio, che hanno livelli di interramento notevoli; anche la Regione si sta adoperando per recuperarli e se ne stanno realizzando di ulteriori proprio per fare fronte alla crisi idrica.

Da questo punto di vista il Palermitano è messo meglio rispetto alla zona dell’Agrigentino e alla Sicilia centrale perché la Sicilia settentrionale (il Palermitano, appunto, e il Messinese) comprende i territori in cui c’è maggiore presenza d’acqua nella nostra Isola, e i bacini e le condutture del Palermitano si trovano in uno stato di salute migliore rispetto a quelli della Sicilia meridionale. Ma non per questo possiamo rimanere disattenti.

Proprio di recente Legambiente Sicilia ha fatto le analisi delle acque e dei principali bacini siciliani: tecnicamente c’è una buona qualità delle acque, ad esempio a Pergusa e Piana degli Albanesi. Il problema là è il contingentamento idrico: occorre fare in modo che le acque arrivino al bacino senza essere disperse tra le fognature e le campagne».

19.3 C
Palermo

Seguici sui social