venerdì, 12 Giugno 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

I fatti sarebbero avvenuti tra novembre 2025 e gennaio 2026

Truffa al casello, presunti ammanchi a Buonfornello e Cefalù: 6 impiegati sospesi

La Procura di Termini Imerese ha disposto sei misure cautelari interdittive nell’ambito di un’inchiesta su presunti ammanchi ai caselli autostradali della A20. La Polizia Stradale di Palermo e della sottosezione di Buonfornello ha eseguito i provvedimenti nella giornata dell’11 giugno.

Il giudice per le indagini preliminari, la dottoressa Irina Cirincione, ha sospeso per sei mesi cinque agenti tecnici esattori del Consorzio Autostrade Siciliane in servizio ai caselli di Buonfornello e Cefalù. Lo stesso provvedimento colpisce anche un dipendente di una società privata che cura la manutenzione della rete informatica degli impianti di pedaggio per conto del CAS. Anche per lui scatta il divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale.

Gli indagati avrebbero sottratto somme di denaro versate dagli utenti per il pagamento del pedaggio tra novembre 2025 e gennaio 2026. L’accusa contesta numerosi episodi di peculato. I cinque esattori rispondono, a vario titolo, di 13, 18, 24, 103 e 108 episodi, mentre il tecnico esterno avrebbe partecipato a 33 casi insieme a due degli addetti ai caselli.

L’inchiesta è partita da una segnalazione presentata dallo stesso Consorzio Autostrade Siciliane dopo alcune anomalie emerse durante i controlli interni sugli incassi. Gli accertamenti avevano evidenziato differenze tra il numero dei transiti registrati e le somme effettivamente versate.

ammanchi ai pedaggi

Gli investigatori hanno ricostruito un sistema che avrebbe consentito agli operatori di trattenere parte del denaro incassato. In base alle contestazioni, l’esattore ritirava il biglietto e il pagamento consegnati dall’automobilista, ma registrava un titolo di viaggio diverso, associato a un importo molto più basso. Successivamente eliminava il biglietto corretto e incassava la differenza tra la cifra realmente pagata e quella registrata nel sistema.

Le indagini, supportate da intercettazioni ambientali e attività di videosorveglianza all’interno e all’esterno delle postazioni di pedaggio, avrebbero documentato un metodo ripetuto nel tempo. In alcuni casi gli inquirenti contestano anche la disattivazione artificiosa di corsie automatiche per convogliare più veicoli verso le postazioni presidiate dagli indagati.

Secondo la Procura, ciascun indagato avrebbe trattenuto somme comprese tra circa 100 e oltre 800 euro nel periodo preso in esame. Durante gli interrogatori preventivi tutti gli indagati hanno scelto di non rispondere. L’inchiesta si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.

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