Nuovo capitolo nella lotta all’assenteismo nella pubblica amministrazione palermitana. Dopo le ultime inchieste, scatta la sospensione dal lavoro per cinque messi notificatori del Comune di Palermo e nove giardinieri della Reset.
La Guardia di Finanza ha eseguito l’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari che dispone, nei confronti dei 14 indagati, la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio fino a tre mesi e, in alcuni casi, anche l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Per la Procura di Palermo si conclude così la prima fase dell’inchiesta che ipotizza i reati di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio. Gli investigatori hanno ricostruito oltre 550 episodi ritenuti irregolari, sostenendo che il sistema si basasse su uno scambio reciproco di favori tra colleghi per consentire ad alcuni di arrivare in ritardo sul posto di lavoro o di lasciare la sede con largo anticipo.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno sviluppato l’indagine attraverso l’analisi della documentazione, il controllo dei tabulati delle timbrature dei badge, servizi di pedinamento, appostamenti e attività di videosorveglianza. L’incrocio di tutti gli elementi raccolti avrebbe fatto emergere numerose anomalie tra gli orari registrati e l’effettiva presenza dei dipendenti sul luogo di lavoro.




I cinque messi notificatori timbravano regolarmente l’inizio del turno e l’uscita dagli uffici per il cosiddetto servizio esterno. Anziché svolgere le notifiche, però, avrebbero raggiunto le proprie abitazioni oppure trascorso il tempo in outlet, centri commerciali, bar, negozi, centri scommesse e mercatini rionali. In diverse occasioni avrebbero inoltre attestato tentativi di notifica mai effettuati, con possibili ripercussioni sui cittadini destinatari degli atti.
Tra gli episodi ritenuti più significativi dagli investigatori figurano anche alcuni dipendenti che, pur risultando ufficialmente in servizio, avrebbero dedicato diverse ore ad attività private, come uscite in barca per pescare o lavori nei propri terreni agricoli. Secondo il Comando provinciale della Guardia di Finanza, il tempo sottratto alle mansioni lavorative avrebbe raggiunto, in alcuni casi, fino a cinque ore nella stessa giornata.
L’inchiesta ha interessato anche i nove dipendenti della Reset. Gli investigatori contestano un sistema di timbrature effettuate da colleghi compiacenti, sia in entrata sia in uscita, che avrebbe consentito ai lavoratori coinvolti di posticipare l’arrivo sul posto di lavoro o di terminare il turno con largo anticipo senza far emergere l’assenza dai controlli.
Nel complesso, la Guardia di Finanza ha ricostruito oltre 550 episodi di falsa attestazione della presenza in servizio. L’indagine rappresenta uno dei più recenti interventi della Procura di Palermo e delle Fiamme Gialle contro le frodi ai danni della pubblica amministrazione, con l’obiettivo di tutelare le risorse pubbliche e garantire servizi efficienti ai cittadini, salvaguardando al tempo stesso il lavoro dei dipendenti che svolgono correttamente le proprie funzioni.


