Agricoltori Italiani e ANCI Sicilia hanno promosso un accordo per rilanciare l’agricoltura siciliana e difendere le aree interne dell’Isola. L’iniziativa prevede un documento rivolto ai Comuni, chiamati ad approvare misure per sostenere gli agricoltori, contrastare la crisi economica del settore e tutelare territorio e risorse.
Tra le priorità indicate ci sono: la creazione di tavoli comunali per monitorare lo stato di salute delle filiere agricole, una migliore gestione delle risorse idriche, il contrasto allo spopolamento delle zone dell’entroterra, la promozione dei prodotti locali nelle mense pubbliche e nei mercati contadini, e la difesa dei produttori italiani dalla concorrenza sleale delle importazioni.
Intervista a Matteo Paladino, presidente della Cia per la Sicilia Occidentale
Il territorio della provincia di Palermo ha una forte identità agricola, dalle produzioni vitivinicole all’ortofrutta, agli agrumi e tanto altro. Quali sono oggi le filiere che hanno maggiori difficoltà e quali interventi servono per rilanciarle?
“Oggi ci troviamo in una seria e difficoltosa situazione di crisi agricola che colpisce tutte le filiere agricole. Per quanto riguarda la viticoltura la situazione è molto seria e delicata perché ci ritroviamo con diverso prodotto dell’anno precedente dentro non venduto e in parte non ritirato con la vendemmia in corso. Abbiamo voluto la vendemmia verde per dare un piccolo ristoro ai viticoltori e chiesto 25 milioni per la distillazione che ancora non ha avuto la disponibilità per somme richieste da parte dell’Ars nella variazione di bilancio quindi probabilmente se ne parla verso fine settembre/ottobre. Per quando riguarda il grano, gli agricoltori si sono ritrovati a mieterlo vendendo a 0,20 centesimi non sostenendo nemmeno le spese, abbiamo chiesto 100 milioni per una misura di ristoro alle aziende, stessa cosa come la distillazione ma si aspetta la comodità del Parlamento siciliano. Purtroppo, in Sicilia siamo costretti a parlare sempre di emergenze e di aiuti senza mai parlare di programmazione per la valorizzazione dei prodotti”.
Riguardo alle aree interne del palermitano, quali politiche possono mettere in campo Comuni e istituzioni per fare dell’agricoltura un’opportunità di sviluppo e di permanenza sul territorio?
“Penso che quando si parla di opportunità e permanenza nelle aree interne le istituzioni per primo devono crederci. Perché purtroppo le misure adottate fin oggi si sono rilevate inefficienti, tanto che si registra uno spopolamento in aumento e soprattutto un abbandono dei terreni coltivati. Questo dato va anche a favore degli incendi. Perché gli agricoltori sono custodi dei territori pronti a sacrificarsi ogni giorno per sé e per gli altri”.
Andiamo all’emergenza idrica: quali interventi immediati e strutturali servono per garantire l’acqua agli agricoltori palermitani?
“Gli interventi immediati sono: una corretta gestione del Consorzio nella gestione e distribuzione delle acque perché ancora oggi in diversi areali gli agricoltori sono impossibilitati ad irrigare perché i consorzi non riescono a gestire le giornaliere rotture delle condotte, ahimé fatiscenti, visto che da parecchi anni non si fa né manutenzione ordinaria né straordinaria. Penso che si debba adottare un piano Marshall nell’accumulo delle acque nelle dighe, non è possibile che in Sicilia possiamo avere un potenziale di circa 1 miliardo di metri cubi di acqua e ne accumuliamo circa 350 milioni. Poi penso che le dighe ad uso esclusivo agricolo debbano essere gestite dall’assessorato agricoltura e non da quello energia e rifiuti, in modo tale da non scaricare le responsabilità nella gestione e tempistica delle acque che servono al consorzio per irrigare”.



