Le elezioni di metà mandato del 3 novembre consegnano a Donald Trump e ai Repubblicani un primo, pesante segnale d’allarme. I Democratici hanno ottenuto successi importanti in Stati chiave, dal Sud al Nord-Est, trasformando il malcontento verso l’amministrazione in voti.
Il Senato: Cooper, Ossoff, Pappas
Il risultato più atteso arriva dalla North Carolina, dove l’ex governatore Roy Cooper ha battuto Michael Whatley, il candidato sostenuto direttamente da Trump. È il primo seggio strappato ai Repubblicani nella serata elettorale. In Georgia Jon Ossoff, considerato tra i senatori democratici più a rischio, è stato riconfermato contro Mike Collins in uno Stato che Trump aveva vinto nel 2024. In New Hampshire Chris Pappas ha superato l’ex senatore John Sununu, in una sfida che i Repubblicani vedevano come una delle loro migliori occasioni di conquista. Secondo l’agenzia Italpress, Pappas è anche il primo uomo apertamente omosessuale eletto al Senato.
Un risultato storico in Georgia
Sempre in Georgia, l’ex sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms è stata eletta governatrice, battendo il miliardario repubblicano Rick Jackson, che aveva investito somme ingenti nella campagna. Diventa la prima donna afroamericana alla guida di uno Stato e riporta i Democratici al vertice dopo quasi trent’anni.
Le altre conferme
Mark Warner in Virginia, Chris Coons in Delaware, Jack Reed in Rhode Island, Cory Booker in New Jersey ed Ed Markey in Massachusetts sono stati riconfermati. Tra i governatori hanno tenuto Josh Shapiro in Pennsylvania, Wes Moore in Maryland, JB Pritzker in Illinois e Maura Healey in Massachusetts.
La Florida resta repubblicana
Il quadro non è uniforme: in Florida Ashley Moody ha battuto Angie Nixon per il Senato e Byron Donalds è stato eletto governatore. Il consenso conservatore resta forte in diverse aree del Paese.
Perché ha pesato il costo della vita
La campagna è stata dominata dalle preoccupazioni economiche: inflazione, spesa alimentare e carburante, con i prezzi della benzina saliti dopo la guerra in Iran. Trump aveva trasformato il voto in una sorta di referendum sul proprio operato, ma l’esito dimostra che la sua influenza, pur centrale nel partito, non basta a vincere da sola.
Verso il 2028
Per i Democratici, reduci dalla sconfitta del 2024, è un’occasione di rilancio. Per la Casa Bianca si apre una fase con un’opposizione più forte e un elettorato che non concede appoggi incondizionati. È un primo campanello d’allarme in vista delle presidenziali del 2028.


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