L’arte entra nei corridoi del carcere Pagliarelli e diventa uno strumento per esprimere emozioni, desideri e speranze. Quattordici murales hanno trasformato i corridoi del reparto Est della casa circondariale «Antonio Lorusso» di Palermo, grazie a un percorso formativo che ha coinvolto direttamente i detenuti.
Il progetto nasce da un corso promosso dall’associazione Solaris e guidato dall’architetto palermitano Fanny Migliore e dalla professoressa Isabella Terruso. I detenuti, coinvolti anche nella progettazione delle opere, hanno contribuito alla scelta dei soggetti e alla realizzazione dei dipinti, lavorando per diversi mesi sul tema «Dipingere la libertà».
Le attività hanno preso forma tra la fine del 2025 e il luglio 2026, mentre le esercitazioni pratiche che hanno portato alla realizzazione dei murales si sono svolte da maggio fino alla metà di luglio.
Fanny Migliore
Per Fanny Migliore, l’esperienza all’interno del carcere ha rappresentato anche un percorso umano oltre che professionale. L’architetto racconta di aver incontrato «studenti diversi», giovani e adulti con esperienze e carichi emotivi complessi, con i quali ha cercato di costruire un rapporto attraverso la creatività.
«Non mi importava quello che avevano fatto nella vita precedente la loro detenzione», racconta Migliore, sottolineando come il suo ruolo non fosse quello di giudicare, ma di creare occasioni di confronto e partecipazione. L’obiettivo consisteva nel coinvolgere gli studenti e spostare la loro attenzione verso attività capaci di offrire uno spazio per esprimere emozioni e tormenti.
La pittura ha così accompagnato un percorso che ha dato ai partecipanti la possibilità di sentirsi parte di un progetto comune. I quattordici murales raccontano mondi lontani dalla realtà quotidiana del carcere: la luna, i pianeti, il mare, i tramonti, il crepuscolo e il linguaggio dei sogni.
«Sono stati diversi mesi nei quali si sono realizzati 14 murales che hanno contribuito ad arricchirci reciprocamente», spiega Migliore. Nei disegni emergono soprattutto i desideri degli studenti. Tornare alla libertà, riprendere la propria quotidianità, ma anche immaginare nuovi orizzonti e spazi da esplorare.
Le pareti del reparto Est diventano così una testimonianza concreta del percorso svolto dai detenuti e del valore che l’arte può assumere come occasione di espressione, confronto e partecipazione.



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