mercoledì, 23 Settembre 2026
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Quattro imputati assolti

Palermo, giro di auto rubate e ricambi: condannato a nove anni il capo banda

Nove anni di carcere e 14 mila euro di multa per Giuseppe Beluto, 69 anni, al centro dell’inchiesta della polizia su un vasto giro di auto rubate e ricambi. La quinta sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Vittorio Alcamo, ha condannato l’uomo per riciclaggio e ricettazione al termine di un processo iniziato dopo l’operazione del 2017.

L’indagine aveva portato gli investigatori a sequestrare due magazzini, nei quali gli agenti avevano trovato automobili intere, vetture già smontate e numerosi componenti meccanici e di carrozzeria. Il valore complessivo della merce raggiungeva, secondo le stime dell’epoca, circa un milione di euro.

Gli accertamenti erano partiti da un deposito di via Macello, nella zona di Settecannoli, vicino a piazza Scaffa. Gli agenti del commissariato Libertà avevano effettuato alcuni appostamenti e poi controllato il magazzino. Nel locale avevano trovato parti di auto rubate, strumenti utilizzati per smontare le vetture, hashish e un collegamento abusivo alla rete elettrica. I poliziotti avevano quindi arrestato Beluto.

Le indagini avevano successivamente portato gli investigatori fino a un secondo deposito, più grande, in viale Regione Siciliana, nella zona di Tommaso Natale. Anche qui gli agenti avevano trovato diverse automobili, alcune ancora integre, oltre a numerosi pezzi di ricambio. Secondo la ricostruzione investigativa, Beluto e i suoi collaboratori avrebbero destinato parte dei componenti alla vendita anche fuori Palermo.

Nel corso dell’inchiesta la polizia aveva verificato anche l’eventuale presenza di interessi riconducibili a Cosa nostra nell’attività. Il processo, però, non ha fornito elementi a sostegno di questa ipotesi.

Salvatore Riella

Il collegio ha pronunciato anche un’altra condanna e quattro assoluzioni. Salvatore Riella, 39 anni, che lavorava nel deposito di viale Regione Siciliana, ha ricevuto una pena di due anni e otto mesi per ricettazione.

Il suo nome compare anche nel procedimento relativo a una presunta tentata estorsione. Francesco Paolo Giuliano, 37 anni, insieme ad altre due persone, avrebbe cercato di ottenere da Riella mille euro, sostenendo che la somma spettasse a Beluto. Il pm aveva chiesto per Giuliano, difeso dall’avvocato Filippo Sabbia, una condanna a otto anni e quattro mesi.

Durante il dibattimento, però, la deposizione di Riella ha ridimensionato la ricostruzione iniziale. Il dipendente ha raccontato che Giuliano e gli altri due uomini si erano presentati una prima volta nel deposito, senza aggredirlo, e avevano chiesto soltanto di parlare con Beluto.

Le minacce sarebbero arrivate in un secondo momento e da un’altra persona, che si sarebbe presentata da sola chiedendo il pagamento dei mille euro e minacciando il lavoratore. Il Tribunale non ha quindi ritenuto provata la partecipazione di Giuliano all’episodio e lo ha assolto perché non ha commesso il fatto.

Il collegio ha assolto anche Antonino Majorana, 28 anni, e Francesco Castiglia, 38 anni. Assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste» anche per Gaspare Calandrino, 54 anni, accusato di ricettazione. Calandrino aveva raggiunto il garage per cercare un cambio e un cruscotto, ma durante il processo non è emersa la prova che avesse acquistato o ricevuto i componenti.

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