C’è una categoria di tifosi che sembra vivere nell’attesa perenne del primo passo falso del Palermo per poter dare sfogo alla critica a tutti i costi. L’indomani del pareggio di Avellino ha offerto l’ennesimo show di tattici da divano, commentatori del giorno dopo e tuttologi della lavagna che hanno affollato i social per trasformare una partita complessa in un dramma nazionale. Un’isteria collettiva del tutto fuori dalla realtà, alimentata da chi confonde il calcio reale con i videogiochi e pretese irrealistiche.
I fatti dicono altro, ma i fatti richiedono lucidità, merce rara tra chi ha sempre la critica facile. La realtà si misura con i numeri e la classifica parla chiaro: due punti di vantaggio sul terzo posto, quattro sul Pisa, sei su concorrenti dirette come Cremonese e Verona. Una squadra ancora imbattuta mentre le tre retrocesse hanno già collezionato due sconfitte a testa in appena quattro turni di campionato. Le elucubrazioni sui moduli, i passaggi sbagliati e il baricentro basso sono esercizio sterile. Utile per discutere al bar, forse, ma assolutamente ininfluente sulle dinamiche di una stagione. Per fortuna, la classifica si aggiorna con i punti e non con le teorie dei profeti del senno di poi.
La trasferta di Avellino si annunciava ostica e si è confermata tale. Un punto strappato su un campo difficile, contro un avversario aggressivo e determinato, che ha saputo difendersi bene e che ha provato a vincere, non è una disfatta: è un mattone fondamentale in un torneo lungo e logorante. Pretendere di dominare novanta minuti in ogni stadio significa non conoscere la categoria e forse nemmeno il calcio. Questo punto assumerà tra l’altro un peso specifico enorme se sabato, tra le mura amiche del Barbera, si farà il proprio dovere contro il Padova.
Serve equilibrio. L’ambiente ha il dovere morale di ritrovare il senso della misura prima che la negatività tossica dei troppi fenomeni da tastiera finisca per minare la serenità del gruppo. Cosa già avvenuta nel recente passato.


