Magari ci stiamo solo illudendo e questo Palermo non è nè una Mercedes e tanto meno Pippo Inzaghi è Kimi Antonelli, ma non vedevamo i rosanero vincere tre partite di fila ad inizio stagione (ed essere in vetta alla classifica) dai tempi in cui si espugnava il campo della Roccella grazie ai gol di Doda e Ambro. Lasciateci sognare con la chitarra in mano, avrebbe detto la buonanima di Toto Cutugno.
Contro il Palermo si presenta una Sampdoria che per accucchiarne undici decenti deve richiamare financo Fausto Salsano, Moreno Mannini e Alviero Chiorri. Per di più si presenta con Massolo in panchina per aumentare il momento amarcord e con la maglia del Genoa per mettere in confusione Bani e Perin.
Si parte. È una Samp “insignecentrica”, che fa la partita e non butta mai via la palla. Ma dall’altra parte c’è un Palermo versione “Hannibal the cannibal” che approfitta di due occasioni per portarsi sul 2 a 0. Letto, confermato e sottoscritto da Strefezza e Pohjanpalo.
Nel secondo tempo è proprio Lorenzo, il fratello dell’indimenticato ex rosanero Roberto (diventato nel mentre funambolico protagonista della squadra della città in cui l’arancina smarrisce la sua natura), a riaprire il match. In un Barbera sold-out, i 33.196 presenti cominciano ad alternare il loperamide cloridrato con l’isoprololo, fino a quando Antonio Palumbo, per gli amici Antoniopalumbo, non mette definitivamente in ghiaccio il match siglando il gol del 3 a 1.
E buonanotte a tutti, soprattutto ai tifosi del Palermo che in Serie B non guardavano in solitario tutti dall’alto al basso da quando bomber Monachello segnava contro la Salernitana.
LE PAGELLE
Perin 6,5. PorompomperoPerin si smazza egregiamente l’ordinario quando le preoccupazioni arrivano dalla distanza e gli straordinari quando gli attaccanti della Samp gli si presentano vis-à-vis. Promosso.
Pierozzi 5,5. I blucerchiati attaccano 100 volte su 99 dal suo lato. Tiene, tiene, tiene… alla fine crolla. Sforna anche un delizioso assist per Tutino con quest’ultimo che si divora tutto come ai bei tempi in cui indossava la prestigiosa 7 rosanero. Sono finiti i tempi in cui sulla destra scorazzava il Fiesole Express.
Dal 65° Cassandro 6. Entra per arginare la Samp nel momento di maggior difficoltà del Palermo. Corradi lo aiuta tirando via Insigne; il buon Tommaso ringrazia e va avanti.
Augello 7,5. A parte una condizione fisica da maratoneta etiope, il Real Augello fornisce assist di piedi, di mano, di testa, bendato, sottosopra e cantando al contrario i più grandi successi di Memo Remigi. Straripante.
Bani 6. Dalle sue parti si vive tutto sommato una serata tranquilla. Fa quel che deve senza eccedere.
Ceccaroni 6. Forse sul gol degli ospiti avrebbe potuto coprire meglio, ma anche per lui una serata senza troppi patè d’animo.
Segre 5,5. Tanto lavoro oscuro. Ma tanto oscuro. Quasi invisibile. Punta tutto sulla corsa e l’agonismo, ma in mezzo al campo ci vuole anche un po’ di qualità.
Ranocchia 5,5. Non riesce ad essere “centrale” nella manovra rosanero, ed è un peccato.
Dal 65° Estevez 6. Mette un po’ d’ordine nella fase cruciale del match.
Strefezza 6,5. Festeggia il primo gol in campionato con un infortunio. Speriamo di non perderlo a lungo.
Dal 21° Vavassori 6. Il Quaison bergamasco per settanta minuti non cava un ragno dal buco. Ma se il Palermo mette il punto esclamativo alla gara è anche grazie ad un suo leggiadrissimo velo.
Hernani 5. È distante anni luce da quel calciatore che da due anni qualsiasi tifoso rosanero sognava più di una pin-up di Playboy. Caracolla per quarantacinque minuti con un passo da Via Maqueda al sabato sera e un andamento lento degno del miglior Tullio De Piscopo. Si fa per giunta male. Serataccia.
Dal 46° Palumbo 6,5. Con il gol in pieno recupero si rifà con gli interessi rispetto a tutto un tempo giocato più con i nervi che con i piedi. Qualche minuto prima, infatti, aveva rifilato un calcione ad un doriano che l’arbitro Matteo cent’anni di salute Marchetti punisce solo con il giallo. Calmati, Antò.
Johnsen 5. Quando gli arriva palla non sai mai se “Circotogni” sfodererà una genialata machiavellica o una solenne minchiata. Contro la Samp netta prevalenza della seconda opzione. Si mangia un gol grande quanto l’Unione Sovietica a tu per tu con Vindhal e prova 856 volte la conclusione dalla distanza senza mai centrare il bersaglio.
Pohjanpalo 7. Spettatore non pagante per tutto il match, gli basta una mezza pallaccia lurida e ‘ngrasciata per regalarsi la prima gioia del torneo. Non è un calciatore, è una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite.
Dal 84° Gabrielloni 6. In dieci minuti va vicinissimo al gol e fa a sportellate con tutta la difesa blucerchiata e tre/quarti della Liguria. Altro che pagnotta: il ragazzo si guadagna un filone.
Inzaghi 6,5. “La carta viene e il giocatore si vanta”: grazie ad una rosa finalmente dal tasso tecnico elevatissimo anche in panchina, azzecca i cambi nei tempi, nei modi, in tutti i laghi e in tutti i luoghi. Lucido.


