Si allarga l’inchiesta sul cosiddetto «caro estinto» a Palermo. La Procura ha chiesto 29 misure cautelari, tra arresti e obblighi di firma, nell’ambito del terzo filone dell’indagine che ipotizza un sistema di corruzione legato alla gestione delle salme e alle procedure successive ai decessi.
Per la prima volta compaiono nell’inchiesta anche due medici legali dell’Asp, Benedetto Fogazza, 69 anni, e Gioacchino Passalacqua, 67 anni. I due avrebbero ricevuto somme di denaro per firmare certificazioni necroscopiche senza aver svolto personalmente gli accertamenti necessari per verificare il decesso.
Gli investigatori contestano ai professionisti di aver incassato migliaia di euro in cambio di certificazioni effettuate senza il sopralluogo previsto dalla normativa. Proprio la certificazione necroscopica rappresenterebbe uno dei passaggi centrali del presunto sistema.
La legge stabilisce infatti tempi e modalità precise per l’accertamento della morte. In particolare, la visita necroscopica deve avvenire non prima di 15 ore dal decesso. Secondo la ricostruzione della Procura, alcune agenzie funebri avrebbero cercato di ridurre i tempi e di aggirare l’iter previsto, pagando per ottenere un’accelerazione delle pratiche.
L’indagine nasce dai precedenti filoni che avevano portato gli investigatori a concentrarsi sulle camere mortuarie del Policlinico e dell’ospedale Cervello di Palermo. Al centro degli accertamenti erano finiti alcuni infermieri che avrebbero ricevuto denaro dalle imprese funebri per rendere più rapide diverse procedure, dagli adempimenti amministrativi agli elettrocardiogrammi, fino alla consegna anticipata delle salme rispetto alle 24 ore previste dalla normativa.
Nel corso delle perquisizioni le forze dell’ordine avrebbero trovato anche appunti e biglietti nascosti all’interno dei cassetti. Quei documenti conterrebbero annotazioni riconducibili agli accordi economici tra i soggetti coinvolti.
Quattro infermieri collegati alla gestione della camera mortuaria delle cliniche universitarie, Salvatore Lo Bianco, Marcello Gargano, Salvatore Di Donna e Giuseppe Anselmo, risultano inoltre sospesi in via cautelativa dall’azienda sanitaria.
I 29 nomi
Oltre ai due medici legali, la richiesta della Procura di Palermo riguarda Salvatore Ales, 57 anni; Michele Algozzino, 45; Giampaolo Arrigo, 44; Giuseppe Calafiore, 63; Salvatore Calafiore, 65; Francesco Castagna, 46; Francesco Chifari, 49; Francesco Ciulla, 60; Ion Cuzic, 61; Fedele Ambrogio, 61; Maverick Di Sangro, 28; Salvatore Mannino, 36; Emanuele Marrella, 61; Matteo Mondello, 55; Salvatore Paternostro, 40; Vito Paternostro, 50; Alessandro Pumo, 30; Ignazio Randazzo, 42; Antonino Rizzuto, 46; Luigi Scimò, 59; Francesco Trapani, 34; Francesco Vassallo, 68; Francesco Velletri, 79; Salvatore Vicari, 34; Vito Vinciguerra, 58 e Fedele Vitale, 54.
Diversi indagati erano già comparsi nei precedenti capitoli dell’inchiesta. Gli elementi raccolti dagli investigatori delineerebbero quindi un meccanismo che avrebbe funzionato in maniera ripetuta attraverso pagamenti e favori per velocizzare la gestione delle salme.
Tra gli episodi finiti sotto la lente degli inquirenti compare anche quello relativo a Francesco Bacchi, il giovane ucciso nel gennaio 2024 durante una rissa all’esterno di un locale di Balestrate. Anche in questo caso la Procura ipotizza il ricorso a pagamenti illeciti per accelerare alcune procedure burocratiche e legate all’autopsia.
Gli interrogatori di garanzia davanti al gip Emanuela Cartabbotta sono previsti per il 3 e il 4 settembre. Intanto continuano gli accertamenti per ricostruire tutti i passaggi del presunto sistema e quantificare il giro di denaro che avrebbe accompagnato la gestione delle salme.



