A quasi un anno dalla tragedia che sconvolse Capaci e Palermo, la Procura di Termini Imerese ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Simona Cinà, la giovane pallavolista deceduta nella notte tra l’1 e il 2 agosto 2025 all’interno di una villa di Bagheria, dove era in corso una festa di laurea.
Secondo i magistrati, la morte della ventenne sarebbe stata il risultato di un tragico incidente e non vi sarebbero elementi in grado di sostenere l’ipotesi di un omicidio. La richiesta di archiviazione è stata depositata dal procuratore Angelo Cavallo nella segreteria del giudice per l’udienza preliminare, che dovrà adesso fissare un’udienza e decidere se accogliere o meno la richiesta della Procura.

Nella ricostruzione degli inquirenti, un ruolo determinante sarebbe stato svolto dal rilevante tasso alcolemico riscontrato nel sangue della giovane. Gli accertamenti medico-legali avevano già escluso la presenza di sostanze stupefacenti, mentre l’autopsia aveva indicato l’annegamento come causa del decesso. Per la Procura, il quadro complessivo degli elementi raccolti durante le indagini porta a escludere responsabilità di terzi.
A sostegno di questa conclusione viene evidenziata anche l’assenza di lesioni sul corpo della ragazza. Gli esami effettuati non avrebbero rilevato ferite o segni compatibili con una colluttazione o con un’aggressione. Un aspetto ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori, che sottolineano inoltre come sarebbe stato difficile immaginare un episodio violento senza che venisse notato dagli oltre trenta partecipanti presenti alla festa quella notte.
Verso l’archiviazione
Proprio questo elemento rappresenta uno dei cardini della richiesta di archiviazione. Secondo i magistrati, qualora vi fosse stata una colluttazione o un’aggressione, sarebbe stato praticamente impossibile che nessuno dei presenti si accorgesse di quanto stesse accadendo o che non emergessero testimonianze in tal senso durante i mesi di indagine.
Una conclusione che, tuttavia, si scontra con la posizione dei familiari di Simona Cinà. Fin dall’inizio dell’inchiesta, la famiglia della giovane ha manifestato dubbi sulla ricostruzione dell’annegamento accidentale, chiedendo che venissero approfonditi tutti gli aspetti della vicenda. Una linea sostenuta anche dai legali dei parenti, che in più occasioni hanno contestato l’ipotesi che la ragazza possa essere morta esclusivamente a causa di un incidente.
Adesso la parola passa al giudice, che dovrà esaminare la richiesta della Procura e le eventuali opposizioni delle parti coinvolte. Solo dopo l’udienza sarà deciso se l’inchiesta verrà definitivamente archiviata oppure se saranno necessari ulteriori approfondimenti investigativi sulla vicenda.



