La confessione è arrivata a poche ore dal fermo. Davanti agli investigatori della Squadra mobile e dell’Ufficio prevenzione generale, Giovanni Bruno Madonia ha ammesso di essere l’autore dell’omicidio di Vito Petrigno, il pensionato di 66 anni ucciso a coltellate nei sotterranei di un condominio in via Papa Giovanni XXIII, a Palermo. Il ventitreenne, bloccato dalla polizia in un appartamento poco distante dal luogo del delitto, è stato interrogato.
Ai poliziotti e al pubblico ministero di turno, il giovane ha offerto una prima, parziale verità sul dramma consumatosi nell’area dei box e delle cantine. Ha confermato di aver impugnato l’arma e di aver colpito l’ex rappresentante di calzature, ma ha dichiarando di non essere lucido e di aver agito sotto l’effetto di un mix di cocaina e alcol. Una violenza esplosa, secondo questa prima ricostruzione, in uno stato di totale disconnessione dalla realtà.
Il tassello che ancora manca per chiudere il quadro investigativo resta però il più importante: il perché di tanta ferocia. Nonostante l’ammissione di colpevolezza, Madonia non ha infatti fornito alcuna spiegazione plausibile sul motivo che lo ha spinto ad aggredire Petrigno alle spalle, lasciando aperte tutte le ipotesi già al vaglio degli inquirenti, dalla rapina degenerata alla lite condominiale. Per scavare a fondo nella mente del ragazzo e cercare di dare un senso a un delitto apparentemente inspiegabile, bisognerà attendere i prossimi giorni, quando il ventitreenne sarà nuovamente ascoltato magistrati alla presenza del suo legale di fiducia.



