Colpo di scena alla Camera durante l’esame della riforma della legge elettorale. L’emendamento del centrodestra che avrebbe introdotto un sistema misto con capilista bloccati e preferenze non ha superato il voto dell’Aula: 188 deputati hanno votato contro, 187 a favore.
Lo scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni, ha così inflitto una pesante battuta d’arresto alla maggioranza.
Il testo, firmato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc e sostenuto anche da Lega e Forza Italia, puntava a reintrodurre le preferenze dopo oltre trent’anni di liste bloccate. Il risultato ha però evidenziato divisioni all’interno della coalizione, dove diversi voti sono mancati all’appello.
Protesta delle opposizioni e seduta sospesa
Dopo il voto, le opposizioni hanno occupato i banchi del governo per contestare la scelta della maggioranza di proseguire comunque l’esame della riforma.Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha richiamato alcuni deputati, tra cui Matteo Orfini, Francesco Silvestri e Gilda Sportiello, prima di sospendere temporaneamente la seduta.
Successivamente Mulè ha comunicato che il collegio dei questori esaminerà la vicenda nella mattinata successiva e che l’Ufficio di Presidenza del 21 luglio potrà valutare eventuali provvedimenti disciplinari.
Le opposizioni ritirano gli emendamenti
Pd, M5S, Avs, Italia Viva e Più Europa hanno annunciato il ritiro di quasi tutti gli emendamenti, mantenendo soltanto quelli relativi ai fuori sede e alcuni subemendamenti.
Riccardo Ricciardi (M5S) ha definito l’iter parlamentare una “farsa”, mentre Chiara Braga (Pd) ha accusato la maggioranza di procedere con arroganza. Anche Nicola Fratoianni e Filiberto Zaratti hanno dichiarato che ormai mancavano le condizioni per un confronto parlamentare serio.
Meloni: “Ha vinto la palude”
Pochi minuti dopo il voto, Giorgia Meloni è intervenuta sui social. La presidente del Consiglio ha sottolineato che tutta l’opposizione ha votato contro l’emendamento, riconoscendo però anche l’assenza di alcuni voti nella maggioranza. Per la premier la bocciatura rappresenta “un’occasione persa” per restituire agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i propri parlamentari. “Ci abbiamo provato. Ha vinto ancora una volta la palude”, ha scritto, criticando anche l’esultanza delle opposizioni.
Schlein, Conte e Renzi chiedono la crisi di governo
Le opposizioni hanno interpretato il risultato come una sconfitta politica della premier. Elly Schlein ha sostenuto che il Parlamento abbia bocciato l’arroganza della maggioranza, invitando il governo a prendere atto del fallimento.
Giuseppe Conte ha parlato di una sfiducia politica nei confronti della presidente del Consiglio, chiedendo l’apertura immediata della crisi di governo.
Sulla stessa linea Matteo Renzi, secondo cui la maggioranza non dispone più dei numeri necessari. Anche Angelo Bonelli ha invitato Meloni a salire al Quirinale.
Sit-in davanti a Montecitorio
Nel pomeriggio i leader del cosiddetto campo largo si sono ritrovati davanti a Montecitorio per una manifestazione contro la riforma elettorale. Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Magi e Faraone hanno chiesto alla presidente del Consiglio di riferire al Capo dello Stato dopo la sconfitta subita alla Camera.
Il caso del video durante il voto segreto
Nuove polemiche hanno investito l’Aula dopo la diffusione di un video registrato dai deputati di Futuro Nazionale vicini a Roberto Vannacci. Le immagini mostrano alcuni parlamentari mentre votano durante lo scrutinio segreto. Le opposizioni hanno denunciato una grave violazione del regolamento parlamentare e hanno chiesto l’apertura immediata di un’istruttoria. Secondo Federico Fornaro (Pd), il comportamento rappresenta “un insulto all’Aula”. Anche Avs ha sollecitato provvedimenti immediati.
La maggioranza continua l’esame della legge
Nonostante lo scontro politico, la conferenza dei capigruppo ha confermato la prosecuzione dei lavori fino a mezzanotte.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami ha ribadito la volontà di portare avanti la riforma, escludendo responsabilità interne al suo partito per la bocciatura dell’emendamento.
Anche Forza Italia e Lega hanno negato la presenza di franchi tiratori nei rispettivi gruppi, mentre Riccardo Molinari ha parlato di circa trenta voti mancanti rispetto alle previsioni.
Le assenze nella maggioranza
Dai tabulati della votazione emerge che quattro deputati della Lega e due di Forza Italia non hanno partecipato al voto. Fratelli d’Italia ha registrato invece soltanto assenze dovute a missioni istituzionali, tra cui quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La Russa apre alla modifica al Senato
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato che il bicameralismo permette di modificare il testo approvato dalla Camera. Ha inoltre evidenziato che, a Palazzo Madama, un eventuale voto sulle preferenze avverrebbe in forma palese, rendendo pubblica la posizione di ogni senatore


