L’operazione condotta da Carabinieri e Polizia di Stato sui furti agli sportelli bancomat con l’utilizzo della cosiddetta “marmotta” esplosiva avrebbe fatto emergere anche un collegamento con l’omicidio di Placido Barrile, il 34enne ucciso il 9 maggio scorso al Cep.
Il gip di Palermo ha disposto sei misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati ritenuti coinvolti, a vario titolo, negli assalti ai danni di banche e uffici postali messi a segno tra Palermo e provincia nel corso del 2023. Cinque persone sono finite in carcere, mentre per un sesto indagato è stato disposto l’obbligo di dimora.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe agito con una precisa divisione dei compiti. Al vertice dell’organizzazione ci sarebbe stato un 26enne, Daniele Carta, accusato di pianificare i colpi, scegliere gli obiettivi e coordinare le attività operative. Gli altri componenti avrebbero invece svolto ruoli esecutivi durante gli assalti agli sportelli automatici.
Nell’inchiesta compare anche il nome di Placido Barrile, che secondo gli investigatori avrebbe fatto parte della banda con funzioni operative. Alcune intercettazioni lo collocherebbero durante l’esecuzione dei colpi e nella successiva spartizione del denaro. In una conversazione captata dagli inquirenti, Barrile avrebbe inoltre manifestato l’intenzione di allontanarsi dal gruppo e di mettersi “per i conti propri”.
Il 34enne era stato ucciso a colpi di pistola il 9 maggio scorso in via Paladini, nel quartiere Cep di Palermo, mentre si trovava a bordo di una Smart parcheggiata. L’agguato, avvenuto in pieno giorno, aveva destato particolare allarme nel quartiere.
Le indagini adesso puntano a chiarire se l’omicidio possa essere collegato a contrasti interni al gruppo criminale emerso nell’inchiesta sui furti ai bancomat. Gli investigatori stanno verificando se la decisione di Barrile di allontanarsi dalla banda possa avere avuto un ruolo nel movente del delitto.

