lunedì, 18 Maggio 2026
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I rosa falliscono miseramente l'esame Catanzaro. C'è sempre il ritorno, ma servirà un'impresa

Palermo, Catanzaro una Chiavari 2.0 – LE PAGELLE

È da sei mesi che sentiamo ripetere come un disco incantato la favoletta che il Palermo “dopo Chiavari…” e bla bla bla bla. Oh, per carità: i rosanero al Barbera hanno numeri monstre, ma la verità è che questa squadra appena smette di giocare in viale del fante inizia a soffrire maledettamente. Al punto che, se si organizzasse un triangolare con il Villabate e la Don Carlo da giocare nel prestigioso Giovanni Aloisio di Misilmeri, c’è da scommettere che la squadra rosanero faticherebbe.

E allora ecco che se da un lato prendere tre gol in un tempo contro il Catanzaro è scioccante, dall’altro era pure prevedibile. Non nella forma, ma nella sostanza. Un Palermo vuoto di idee, scarico nel fisico e che probabilmente paga anche una scarsa rotazione delle sue pedine. Ma qui dovremmo tirare in ballo tutta la catena di comando. E dopo essere stati strapazzati al Ceravolo, scusate, ma non abbiamo voglia di ripetere che probabilmente si tratta di una rosa sopravvaluta che a gennaio, con scienza e coscienza, si è deciso di non rinforzare. Ops – come diceve Britney Spears – l’abbiamo fatto di nuovo!

LE PAGELLE

Joronen 6. Neanche il tempo di sputacchiarsi sui guantoni che viene impallinato come un tordo. Prende tre gol ma ne salva altrettanti. Se il Palermo soccombe è l’ultimo dei colpevoli.

Peda 4. Iemmello se lo divora come un Morzello. E l’unica cosa da ridere è la rima baciata. Per il resto c’è soltanto da piangere.

Magnani 4. Una iattura. Si aiuta, quando riesce, con un po’ di esperienza, ma è una lontana controfigura del calciatore visto lo scorso anno.

Ceccaroni 4. In occasione del terzo gol, Liberali se lo beve come un gingerino. Leggero come un fuscello, le uniche cose decenti della partita le fa quando si sgancia in avanti.

Pierozzi 4,5. Il “Fiesole Express” arriva all’appuntamento clou con la spia accesa che indica “manutenzione obbligatoria, si invitano i passeggeri a lasciare il convoglio. Deragliato.

Dal 46° Gyasi 4. In perfetto allineamento con le prestazioni fin qui fornite. Coerente.

Segre 4. La mediana giallorossa è uno tsunami e lui un canottino. Sul gol del raddoppio lascia libero Iemmello adottando una nuova tecnica: la marcatura a distanza.

Dal 88° Giovane s.v.

Ranocchia 5. Entra spesso nel vivo del gioco ma – per colpe sue e dei compagni – non trova mai il modo di inventare una giocata decente.

Dal 60° Blin 5. Ovviamente non cambia le sorti del match. Quanto meno neanche in negativo.

Augello 4,5. Nessuna traccia dei cioccolatini che per tutto un anno ha lasciato partire dal suo mancino felpato. Assente ingiustificato.

Dal 60° Rui Modesto 5,5. Il suo ingresso non fa strappare le vesti agli avversari. Peccato per la traversa colpita a tempo scaduto.

Palumbo 5. Condizioni fisiche da Ospizio Marino e marcatura asfissiante. Altro che Mago, per fare qualcosa di decente avrebbe dovuto essere Houdini.

Le Douaron 4. Il “Fantasma di Brest” che più fantasma non si può. Evanescente come un fumetto di eroi e di avventure, avrebbe detto Marcella Bella. Esce per infortunio, speriamo niente di grave. Occorre sia sano per venderlo ad un prezzo decente.

Dal 51° Johnsen 5,5. Meno giocherellone del solito, forse anche lui – dall’alto della sua sapienza scandinava – ha afferrato il concetto della mala cumparsa.

Pohjanpalo 4,5. Totalmente avulso dalla manovra inzaghiana, quando non riceve palloni negli ultimi sedici metri è utile come una felpa in pile a Mondello a Ferragosto.

Inzaghi 4. Ha azzardato con scelte di formazione tutt’altro che irreprensibili. Paga un conto salato, ma il più salato lo pagheranno i tifosi rosanero che – salvo intervento di Santa Rosalia – dovranno sorbirsi un altro anno di B. Surclassato da Aquilani per idea di gioco ed applicazione tattica, non gli resta che puntare sul jolly: il miracolo.

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