sabato, 9 Maggio 2026
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Palermo, il troppo… Stroppa – LE PAGELLE

Che Venezia – Palermo, parafrasando l’immenso Gigi Proietti in “Febbre da cavallo”, potesse essere “una delle partite più inutili da quando l’uomo ha inventato il pallone” ce lo aspettavamo tutti. Dai. Ma poi… l’avete visto il rendering dello stadio? E il Palermo è in Serie B, figuratevi quando un giorno sarà promosso in Serie A… Sì, perché noi siamo un po’ come Alex Drastico, il personaggio creato da Antonio Albanese dallo spiccato accento finnico: ci compriamo l’autoradio per costruirci la macchina intorno. Ma bando ad inutili pessimismi cosmici. Armiamoci e partiamo in direzione di questi succulenti playoff.

IL VENEZIA FESTEGGIA, IL PALERMO NON NE APPROFITTA

Nel primo tempo – dalle tribune del Venezia ancora non satollo dopo una settimana di bagordi – partono tanti di quei botti e tricchi tracchi che a tratti pare la masculiàta del Festino. Ma contro i lagunari la Santuzza aveva San Marco alle calcagna che flashava con gli abbaglianti. Lasciare strada era la cosa più sensata da fare. Anche i santi devono rispettare il turnover. Eppure – fino a quando la squadra di Stroppa ha deciso di non giocare a calcio – il Palermo era pure riuscito a rendersi pericoloso. La coppia Le Douaron-Palumbo più d’una volta versione è sembrata la versione panormita di Oliver Hutton e Tom Becker, ma il pallone – maledetto per com’è – di entrare nella porta difesa da Stankovic, nisba, patate! Toh, guarda! Il quarantacinquesimo. Zanotti dà un’occhiata all’orologio: un tot di recupero e poi tutti a degustare un po’ di sarde in Saor.

I LAGUNARI DECIDONO DI GIOCARE, I ROSA MENO

La squadra di Stroppa evidentemente ci tiene troppo al primo posto e dagli altri campi “correvano voci incontrollate pazzesche. Si diceva che il Frosinone stava vincendo per venti a zero e che aveva segnato anche Palmisani. Di testa. Su calcio d’angolo.” Fu così che il Venezia decise di posare i bicchieri con i cocktail, sostituire le infradito con le scarpe da calcio e fornire una lectio magistralis dal titolo “Il possesso palla può servire anche per attaccare. Sapevatelo”. Restano attoniti i ragazzi di Inzaghi, arrivati in laguna più per ammirare le bellezze della Amsterdam veneta che per giocarsela veramente alla pari. I rosanero altro non possono fare stendere il tappeto rosso ed organizzare un secondo pasillo de honor.

I calciatori di casa sfrecciano come delle Eagle Class 53 e ad aver subìto “solo” due gol, alla fine, c’è da essere pure contenti. Tutti a Piazza Politeama, quindi: partano i festeggiamenti per questo quarto posto “che con gli stessi punti in un altro campionato sarebbe stata promozione, scudetto, vittoria della Champions, del SuperBowl, di The Voice e di quattro puntate della Ruota della Fortuna”. Ci vediamo ai playoff.

LE PAGELLE

Joronen 6,5. Il primo tempo lo passa a chiedersi “ma com’è che non s’appresenta nessuno?. Il secondo a ripetersi “ma com’è che s’appresentano tutti?”. Vola con quanto fiato in gola, ma dove arriva mette punto. E dove non arriva sono dolori.

Bereszynski 5,5. “Vacci piano che sei diffidato”. “Tranquillo mister. So quello che faccio”. Sette minuti, ammonito. Dai che poteva anche andare peggio.

Peda 6. Gioca un tempo e lo fa bene. È pronto per la battaglia del post-season.

Dal 46° Veroli 5,5. Entra in campo e dopo cinquanta secondi gli arancioverdi sfondano. Quando sei nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

Ceccaroni 5. Dopo appena cinquanta secondi del secondo tempo lascia scoperta la sua mattonella ed il Palermo prende un’imbarcata pazzesca con annesso gol. Gli manca la sicurezza delle belle giornate al Barbera.

Pierozzi 5. Nel primo potrebbe affondare di più ma tiene la caricata. Nel secondo molla subito Doumbia in occasione del primo gol e troppo spesso va in difficoltà. Poco aiutato, aiuta poco.

Dal 72° Rui Modesto 6. Fa quel che può con i suoi compagni già con la doccia fatta, i capelli phonati e gli auricolari indossati.

Segre 5,5. Qualche strappo, qualche tiro alla “comuvenisicunta”, ma niente da tramandare ai nipotini. Tanto per dare la misura: nel Venezia sarebbe ospite fisso della panchina.

Blin 5,5. Fin quando la partita ha il ritmo da circolo bocciofila della pro-loco, non demerita. Poi… Vabè. Tanto per dare la misura: nel Venezia… No, nel Venezia non ci sarebbe posto.

Augello 5,5. Partita col freno a mano tirato. Fa senza strafare. Come quando la mamma ci diceva “corri, ma non sudare”.

Vasic 5. La sua partita è racchiusa in una palla scippata a Busio nel primo tempo che stava per portare avanti il Palermo. Dopodichè il nulla assoluto. Si acciacca e deve lasciare il posto.

Dal 51° Johnsen 5. Incisivo sul match come un Calenda qualsiasi sulle sorti di un governo qualsiasi.

Palumbo 7. Nel primo tempo l’andamento è lento e lui scivola come un’onda libera. Dal suo sinistro partono pennellate impressioniste che disegnano il futbol.

Dal 61° Gomes 5,5. Mezz’oretta a rincorrere. Niente da dichiarare.

Le Douaron 5. Con in canna 3barra4 occasioni da gol, il “Fantasma di Brest” dà l’ennesima dimostrazione di essere un attaccante atipico e generoso. Che in Italia significa “calciatore che vede la porta col cannocchiale”.

Dal 61° Pohjanpalo s.v. Un giorno qualcuno ci dirà a cosa sia servito il suo ingresso in campo. Avesse preso una standing ovation dagli ex tifosi sarebbe stato comprensibile, ma fargli assuppare pure una sassulata di fischi, perchè?

Inzaghi 5,5. Partita al cardiopalmo per il mister. No, ma mica per le occasioni da gol o per il risultato. Per il terrore di perdere pezzi minuto dopo minuto. Se ad ogni contrasto gli si fosse imbiancato un ciuffo di capelli avrebbe finito il match canuto come Bruno Lauzi.

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