sabato, 11 Aprile 2026
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Bani un lusso, Ranocchia consolidato. Tante sufficienze fra i rosanero che hanno impattato allo Stirpe

Il Palermo, pareggia a Frosinone ma perde a Monopoli – LE PAGELLE

Facciamocene una ragione: a questo Palermo manca sempre un soldo per fare una lira. Perchè se è vero come è vero che due indizi fanno una prova, quanti sono gli scontri diretti vinti dalla squadra di Inzaghi? Domanda inutile, diceva il caro vecchio Lucio Battisti. A Frosinone la squadra del buon Pippo mette in campo una partita tosta contro un avversario tosto, ma alla prima occasione, Zac!, ecco che cala la mannaia sui sogni di gloria di cui si sono ammantati per giorni e giorni i tifosi rosanero. Frosinone come crocevia? Frosinone come occasione di riscatto? Frosinone come trampolino di rilancio? No. Frosinone come quel cartoncino del Monopoli che ti costringeva ad andare in prigione senza passare dal via. E questa prigione – dorata, ovviamente – si chiama playoff.

PRIMO TEMPO: JOEL PIGLIAUNPALO!

Nel primo tempo le ripartenze del Palermo sono degli tsunami, ma l’imbarcazione ciociara tiene botta e resta in linea di galleggiamento. Ci provano Ceccaroni, Rui Modesto, Segre, Ranocchia, Pasquale il magazziniere, dottor Matracia e financo l’Avvocato Galassi: niente da fare, la squadra di Alvini barcolla ma non molla. Quasi allo scadere della prima frazione Monterisi e Palmisani si trovano daccordo più o meno come Alessandra Mussolini con Antonella Elia al Grande Fratello VIP: ne approfitta Joel Pigliaunpalo. L’ennesimo di questa stagione. Sozza ne ha abbastanza e manda tutti a prendere un piatto di sagne e fagioli.

SECONDO TEMPO: IL PALERMO CALÒ, MA CI PENSA IL DOTTOR RANOCCHIA

Il secondo tempo è più equilibrato del primo e la sensazione è che si potrebbe andare avanti dodici giorni senza vedere lo straccio di un gol. A rompere l’incantesimo – e non solo – ci pensa il gialloblù Calò che cala una punizione da oltre venti metri che Gomis ammira insaccarsi alle sue spalle. Per qualche minuto il Palermo è preso dalla botta, ma quasi al novantesimo il dottor Ranocchia entra in sala operatoria e con un bisturi mancino affilatissimo rimette tutto in pari. Ma non c’è più tempo, rien ne va plus: salvo miracoli, di quelli, però, che tipo Santa Rosalia poi di dovrebbe riposare per decenni, ai rosanero resta quel cartoncino di cui sopra. Saranno playoff: saranno da vincere.

LE PAGELLE

Gomis 5,5. Il gol subìto è una perla di balistica, ma la sensazione è che lui parta con quel pizzichino di ritardo che non gli permette di arrivare in tempo. Per il resto, ordinaria amministrazione e muffa quasi del tutto caduta. Per dirla alla Vasco, non è tutta “Colpa d’Alfred”;

Pierozzi 6,5. Braccetto, esterno, interno, attaccante, ghiacciolaro e autista. Costretto ad uscire dopo uno scontro fortuito che gli fa spuntare sulla fronte il più classico dei bummuluni;

Dal 60° Gyasi 5,5. Nelle gerarchie inzaghiane parte sotto Pierozzi, Rui Modesto, Aguirregaray, Eros Pisano e Doda. E anche la mezz’ora di Frosinone ne lascia intuire le motivazioni;

Bani 7. Invalicabile, indistruttibile, concreto. Un lusso per la categoria che andrebbe clonato. La famosa moltiplicazione dei Bani;

Ceccaroni 6. Il Frosinone attacca col contagocce. Si respira aria serena da quelle parti.

Dal 77° Vasic s.v.

Rui Modesto 6. Il piede è educato, la corsa è fresca e pimpante. Dovrebbe, però, intestardirsi meno con la palla al piede. Un quarto d’ora di secondo tempo l’avrebbe meritato.

Dal 46° Peda 6,5. Pronti-via e con un termosifone di sinistro stava per incanalare il match sui binari rosanero. Non deve fare gli straordinari in difesa e – non è un caso – la sua rimessa laterale-cross porta al pari del Palermo.

Segre 6. Sbuffa, cade, si rialza, risbuffa, ricade, si rialza. Non sempre è preciso, anzi spesso è confuso e arruffone. Però ci mette anema ‘e core più della Brancale senza risparmiarsi mai.

Ranocchia 7. “Il dottore è in sala operatoria”, dice la segreteria telefonica. Ed effettivamente il luminare della mediana rosa è impegnato in un’operazione continua di cucitura di reparti, di visite domiciliari nella trequarti frusinate e – dulcis in fundo – in quel colpo di bisturi che permette al Palermo di non perdere.

Augello 6,5. Se Ghedjemis viene presentato come un misto fra Garrincha ed Eusebio, ma molto, molto più forte, il buon Tommy è un Roberto Carlos 2.0 con la maglia rosanero. Annulla il francese per quasi tutto il match e quando c’è da ripartire è una freccia capace di scoccare mancini deliziosi come una cassata dopo il pranzo di Pasqua.

Palumbo 6. Si sfianca in un lavoro ossessivo-compulsivo di pressing lungo tutto il globo terracqueo. Chiaramente accade che spesso non abbia la lucidità giusta per la giocata di qualità. Sta al suo allenatore scegliere se vuole il Mago o la valletta.

Dal 80° Giovane s.v.

Le Douaron 6,5. Il “fantasma di Brest” fornisce la solita partita fatta di slenzuolate e pressing da camera iperbarica. È in una condizione fisica da Olimpiadi. Peccato che il rapporto col gol (quelli seri, quelli da doppia cifra, quelli che fai una settimana sì e l’altra pure, intendiamoci!) sia come quello tra Netanyahu e Sanchez. Pedro, non Hugo, ovviamente.

Pohjanpalo 6,5. Tocca due palloni: con uno piglia il palo, con l’altro serve l’assist a Ranocchia per il gol del pari. Dopodichè la partita è di sofferenza e sportellate. Si adegua meglio che in altre occasioni.

Inzaghi 6,5. Attendere e ripartire all’assalto. Neanche Lupin avrebbe saputo organizzare un colpo migliore. Sconta il fatto di avere non più di dodici/tredici – ma sì, crepi l’avarizia – quattordici giocatori utili alla causa. E alla lunga è un fattore che si sta pagando. A prezzo carissimo.

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