lunedì, 6 Aprile 2026
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Pasqua di sufficienze, abbracci e baci. Serviva una vittoria ed è arrivata. Pensiamo alla prossima partita

Palermo, la Ficuzza di Pohja ed il limbo rosanero – LE PAGELLE

Picciò, diciamocelo subito così ci togliamo il pensiero: la sosta ci voleva come il pane. Ci siamo rilassati per due settimane senza farci il sangue acqua e sul fotofinish abbiamo scricchiato pure il pranzo di Pasqua. Di lusso. Mizzica, sembra passato un secolo dall’ultima partita del Palermo. Cioè l’ultima volta ancora non si sapeva come sarebbe andata al referendum, c’era ancora la Santanchè Ministro del Turismo e Del Mastro era sottosegretario alla Giustizia. Cose che appartengono al paleozoico, va. Amunì, è stata una bella partita? No. Ce ne deve fottere qualcosa? Nemmeno. Anzi, a cinque giornate dalla fine – e con la partita di Frosinone alle porte – decisamente no. Servivano i tre punti, anche brutti e sporchi. Sono arrivati senza patimenti e senza sboronerie. Possiamo guardare avanti.

Il Palermo scende in campo sotto l’occhio vigile del Presidente “centocinquantannidisalute che ilsignorecelodeveguardare” Mattarella. Cosa ricordare del primo tempo? Un coniglio pasquale estratto dal cilindro diabolico di Antonio Palumbo e l’espulsione rimediata da quel simpaticissimo mattacchione di Armando Izzo. Un calciatore a cui piace rendersi amabile agli occhi delle tifoserie avversarie. Altro da dichiarare? No, non ci risulta.

E non è che solfa cambi di molto nel secondo tempo… le emozioni sono inferiori a quelle fornite da una di quelle fiction turche dove c’è un amore contrastato tra una lei bellissima ed un lui barbutissimo. Ma siccome alla fine l’amore vince sempre, Pippetto Ranocchia approfitta dell’unico pallone toccato in partita da Pohjanpalo per trovarsi a tu per tu col portiere avversario ed impallinarlo come un tordo. Due a zero. C’è da starsi da piatto. Ed anche il signor Crezzini pare essere d’accordissimo con questa ipotesi: la seduta è sciolta, andate in pace. E, se non credete che questo sia tutto quello che ci sia da raccontare di questa struggente Palermo – Avellino, ci sono gli ailaiz e 54.000 mila e passa occhi che lo possono testimoniare. Buona Pasqua.

LE PAGELLE

Joronen s.v. Schiffarato come un venditore di ghiaccioli a dicembre nella sua Rautjärvi, si fa male nel secondo tempo togliendo a tutti una delle poche certezze che c’erano rimaste: non è indistruttibile.

Dal 57° Gomis s.v. Bentornato a colui il quale avrebbe dovuto essere il portiere titolare. Porta girevole.

Peda 6,5. Se la smazza con furore agonistico quando qualche lupacchiotto fa capolino dalle sue parti.

Bani 6,5. Ministro della difesa, autorevole ed autoritario. Quando ha tempo libero va a schiticchiare nell’area avversaria e rischia di realizzare il suo terzo gol di fila. Le sue condizioni fisiche, però, tengono più in ansia del prezzo della super alla pompa. Senza offesa, ovviamente. Va salvaguardato come un panda. Imprescindibile.

Dal 85° Magnani s.v.

Ceccaroni 6. C’è aria di festa e la sua giocata più bella è stata quella di scendere in campo con la piccolina in braccio. Tenerume.

Pierozzi 6. Il Palermo pende da tutt’altra parte, ma il Fiesole Express ha il merito di fare acchianare i cinque minuti a simpatia Izzo così da lasciare l’Avellino in dieci. In compenso prende anche un giallo che, dal vangelo secondo Pippo, equivale ad una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite.

Dal 46° Gyasi 6. Senza infamia e senza lode, si cala perfettamente in una serata senza eccessi.

Segre 6. Fin quando l’Avellino ha il pallone gli tocca rincorrere come un maratoneta. Lascia il campo stremato da un lavoro oscuro come gli abissi più profondi.

Dal 72° Giovane 6. Inzaghi lo ha tolto dalla naftalina dopo un inverno al freddo e al gelo. Microonde.

Ranocchia 6,5. Smista palloni con la sapienza di un vigile urbano alle prese con il traffico per un semaforo malfunzionante. Deposita la biglia in buca d’angolo con un colpo da campione del mondo di “otto nero”. Maxipool.

Augello 6,5. Non sempre precisissimo sui traversoni, ma è una costante spina nel fianco dei lupetti. Leader indiscusso ed indiscutibile della fascia sinistra, potrebbe essere lui l’alternativa a Conte e Schlein.

Palumbo 7. Non segnava dai tempi in cui la nazionale italiana ancora si qualificava ai Mondiali. Il gol è un arcobaleno mancino dolce come una cassata a fine pranzo pasquale. Che, per inciso, batte 6-0 6-0 la pastiera in qualunque tempo ed in qualunque luogo.

Dal 72° Vasic 6. Come per Giovane, il tecnico rosanero lo ha tolto dalla vetrina in cui l’aveva collocato insieme a tutte le bomboniere dei vari matrimoni, battesimi, comunioni e diciottesimi. Alo ripaga la fiducia e si getta nella mischia con impegno.

Le Douaron 7. Ma quanto slenzuola a perdifiato il “fantasma di Brest”? Dal primo al novantesimo è un volteggiare terrorizzante addosso alle maglie verdi avellinesi. Gli avversari se lo ritrovano da un lato all’altro a spaventare chiunque gli passi accanto e – cosa di primaria importanza – fornisce l’assist del vantaggio rosanero.

Pohjanpalo 6. Forse per il jet-lag o forse per il pensiero di aver organizzato la Pasquetta a Ficuzza, i palloni che tocca durante la partita si contano sulle dita di una mano. Raggiunge una sufficienza stiracchiata per il dai-e-vai che porta al raddoppio del Palermo e perché sì: ti si vuole bene, biondino.

Inzaghi 6. Scrive l’ennesimo capitolo di quello che sarà un best-seller dal titolo “Vincere senza mai tirare in porta”. La prefazione – spoiler – sarà di Bruno Tedino, ma occorrerebbe avere una memoria ben allenata per ricordarsi di quella squadra. Com’è, come non è, porta a casa la pagnotta. Va benissimo così e firmeremmo già adesso se avessimo la certezza che anche Frosinone potrebbe finire così. Ma non ce l’abbiamo e allora restiamo nel nostro limbo rosanero, come diceva il sommo poeta, “come color che son sospesi”.

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