Una strada poco illuminata, un tombino completamente scoperchiato al centro della carreggiata e una serie di telefonate per cercare di evitare che qualcuno potesse farsi male. È ciò che ho vissuto in prima persona stasera, mentre tornavo a casa alla fine di una giornata di lavoro.
«Percorrevo via Leonardo da Vinci alta, subito dopo la rotonda Padri Rogazionisti, in direzione Motel Agip, quando mi accorgo di un tombino della fognatura totalmente scoperchiato al centro della carreggiata. Faccio in tempo a scansarlo con la mia auto ma per poco non mi scontro con il pesante coperchio in ghisa, poggiato poco più avanti del profondissimo buco. Avrei voluto fermarmi ma dietro di me avevo una fila di auto che suonava il clacson perché avevo rallentato la loro corsa».

«Quando ero ormai 2-300 metri più avanti provo a chiamare la municipale, per evitare che qualcuno potesse farsi male. Non ottenendo nessuna risposta, compongo il 112. Risponde un operatore che mi invita a chiamare i Vigili Urbani. Gli dico di averlo già fatto senza successo ma lui mi detta velocemente un altro numero, diverso da quello che era in mio possesso, e mi saluta».
La nuova telefonata, però, non risolve il problema: «Chiamo ma è occupato. Richiamo dunque nuovamente il numero emergenze e stavolta mi risponde una donna. Le racconto di quel pericolo ma lei non mi vuole ascoltare perché non è di sua competenza. “Deve chiamare la municipale”– continua a ripetermi. Innervosito dal suo disinteresse, la invito a contattare lei stessa con i suoi canali preferenziali la polizia municipale, perché se qualcuno si fosse fatto male avrei denunciato e richiesto agli atti la registrazione della nostra conversazione. Risultato? Telefono sbattuto in faccia».
«Dopo una decina di minuti riesco finalmente a contattare i vigili urbani. Dò all’agente tutti i dettagli per intervenite ma vuole il numero civico che io non ho. Gli chiedo di richiamarmi dopo qualche minuto, il tempo necessario per cercare il civico su Google Maps. Mi richiama, finalmente ha tutto per mandare qualcuno a mettere in sicurezza quel tratto di strada, ma prima di chiudere specifica: “Manderemo quanto prima qualcuno, al momento c’è solo un mezzo in servizio”».
«Non ero totalmente in pace con la mia coscienza, forse avrei fatto bene a fermarmi o a tornare indietro. Dopo cena mi metto in macchina e torno a Borgo Nuovo. Come immaginavo, dopo quasi un’ora dalla segnalazione, quel tombino è ancora scoperchiato. Ma sul posto c’è un’auto dei carabinieri. Attenzione però, non è lì per la mia segnalazione. Un’auto è finita nella buca e il conducente della vettura danneggiata, vedendo passare il veicolo con i militari, ha chiesto aiuto».

«Visto da vicino quel buco fa paura. La strada adesso è illuminata dai fari dell’auto dei carabinieri e quella voragine di circa 3 metri di profondità è ben visibile. Ma al buio qualcuno avrebbe potuto caderci dentro: un pedone, una moto, un monopattino… O un veicolo avrebbe potuto impattare con quel pesante coperchio di ghisa, con gravi conseguenze».

Poi è avvenuto qualcosa che è un triste segnale: «Chiamo a Ciolino» – dice un signore vicino a me. Nulla contro Alessio Ciolino che è anzi ammirevole per l’impegno profuso nel tentativo di risolvere criticità cittadine. Ma se si è arrivati al punto che per risolvere un problema si contatti un tiktoker piuttosto che le istituzioni, c’è qualcosa, anzi più di qualcosa, che non funziona. Ed è purtroppo fin troppo evidente. Anche a giudicare dall’odissea che ho dovuto passare per segnalare un’emergenza.
Michele Sardo, direttore di QdP




